STATUTO DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA
PREAMBOLO
1. - Il Signore Gesù ha affidato la Chiesa ai Vescovi, come a pastori e, mediante il dono dello Spirito Santo, li ha costituiti maestri di dottrina, sacerdoti del culto, ministri di governo.
Ogni Vescovo, pertanto, inserito nella successione apostolica mediante il sacramento dell’Episcopato, nella Chiesa particolare che gli viene affidata per missione canonica, come vicario e legato di Cristo, “pasce [...] il gregge a lui affidato come pastore proprio, ordinario e immediato”.
Il Signore stesso inoltre volle costituire in collegio o ceto stabile gli Apostoli e vi pose a capo Pietro, “per confermare i fratelli” (Lc 22, 32) e perché fosse Pastore di tutto il suo gregge (cfr. Gv 21, 15 ss.). I Vescovi, pertanto, come successori degli Apostoli, sono uniti tra loro in un unico collegio congiunto al Romano Pontefice e sono costituiti pastori sotto la sua guida.
“Di qui nasce l’esigenza di una piena comunione dei Vescovi tra loro e con il Successore di Pietro nella fede, nell’amore, negli intenti e nell’azione pastorale”. Questa comunione si esprime nella carità collegiale che “esige una perfetta armonia da cui risulta la sua forza morale, la sua bellezza spirituale, la sua esemplarità sociale”.
La comunione dei Vescovi tra loro e con il Romano Pontefice peraltro richiama e manifesta la comunione tra le Chiese. Ogni Chiesa particolare, infatti, “in comunione con tutte le altre, è immagine viva ed eloquente della comunità degli Apostoli riunita nel cenacolo”, e in esse riconosce lo stesso mistero che si realizza in se stessa, così che il corpo mistico di Cristo è pure un corpo di Chiese.
2. - Il ministero pastorale dei Vescovi, esercitato in forma personale nella propria Chiesa particolare e in forma collegiale a servizio della Chiesa universale, viene esercitato anche in forma congiunta in alcuni atti intesi “a realizzare quella sollecitudine di ogni Vescovo per tutta la Chiesa che si esprime significativamente nel fraterno aiuto alle altre Chiese particolari [...] e che si traduce altresì nell’unione di sforzi e di intenti con gli altri Vescovi della stessa zona geografica, per incrementare il bene comune e delle singole Chiese”.
Emergono in questo contesto le Conferenze Episcopali: assemblee di Vescovi di una nazione, costituite come organismi permanenti, nelle quali i Vescovi, che hanno in comune la consacrazione e la comunione gerarchica, attraverso l’esercizio congiunto di funzioni pastorali per i fedeli di quel territorio affrontano con “spirito collegiale (affectus collegialis)”le diverse questioni ecclesiali di comune interesse per trovare ad esse le opportune soluzioni.
L’esercizio congiunto del ministero episcopale nel territorio della Conferenza acquisisce valore vincolante per i singoli Vescovi con “l’intervento della suprema autorità della Chiesa che mediante la legge universale o speciali mandati affida determinate questioni alla delibera della Conferenza Episcopale”.
Nell’esercizio, poi, della funzione dottrinale i Vescovi riuniti in assemblea generale e in comunione col Romano Pontefice possono proclamare “congiuntamente la verità cattolica in materia di fede e di morale” alle condizioni previste dalla disciplina canonica, proponendola alla “adesione dei loro fedeli col religioso ossequio dello spirito” in quanto magistero “ufficiale e autentico”.
3. - In questo orizzonte teologico-pastorale, la Conferenza Episcopale Italiana si propone di “far pienamenterivivere la tradizione collegiale vigente nella Chiesa fin dalla più remota antichità”, testimoniando, secondo una consuetudine immutata, la felice esperienza di Chiese vicine che si ritrovano insieme, per aree geografiche e contesti omogenei, in comunione di fede, di missione e di orientamenti pastorali.
Nuove situazioni storiche, poi, interpellano le Chiese che sono in Italia, fanno emergere problemi pastorali a dimensione sempre più ampia e indicano responsabilità comuni, che reclamano capacità di progettazione e orientamento concordi sul piano nazionale.
La Conferenza Episcopale Italiana, pertanto, è segno autentico e autorevole di comunione delle Chiese particolari che sono in Italia; costituisce una rappresentanza legittima e qualificata del popolo di Dio che vive nel Paese; promuove l’azione concorde dell’Episcopato italiano, in speciale sintonia con il Successore di Pietro, Vescovo di Roma e Primate d’Italia.






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