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Pellegrinaggio a Torino 2008
Scritto da Editore   

PELLEGRINAGGIO A TORINO 2008
Degli Exallievi/e della Federazione Ispettoriare Pugliese - Offerta dell'olio per la lampada votiva all'altare di Don Bosco

MONIZIONE PRIMA DELLA CELEBRAZIONE DELLA MESSA

Quest'anno la Federazione Regionale Pugliese degli Exallievi e delle Exallieve di Don Bosco ha la grazia e il privilegio di offrire l'olio per la lampada votiva che arde accanto alle spoglie di Don Bosco nella Basilica di Maria Ausiliatrice a Torino.
Ci rallegra l'idea che questa circostanza coincida con la ricorrenza nel 2009 del centocinquantesimo anniversario della nascita della Congregazione Salesiana. E' per noi una occasione per riflettere, come ci ha suggerito il Rettor Maggiore Don Pasqual Chávez, sull'idea originale di Don Bosco e sulla fondazione concreta dei gruppi primigeni della Famiglia Salesiana suscitati e coltivati da lui. Il seme seminato da Don Bosco è cresciuto fino a diventare un albero frondoso e robusto, vero dono di Dio alla Chiesa e al mondo (Cfr. Don Pascual Chávez, Presentazione della Strenna del 2009).

Siamo qui, al Colle delle beatitudini giovanili, dove il sogno di Don Bosco ha cominciato ad evolversi verso la più completa realizzazione. E' la prima tappa del nostro pellegrinaggio.01-colledonboscoCelebriamo l'Eucaristia perfettamente sintonizzati con l'ampia simbologia biblica dell'ulivo e dell'olio, i doni che sintetizzano le innumerevoli benedizioni di Dio sull'umanità e, al vertice, la benedizione definitiva ricevuta in Cristo, l'unto per eccellenza, che ci ha instaurati in Lui e ci ha rigenerati ad una vita nuova mediante il battesimo.
Ci lasciamo interpellare dall'olio che offriremo, immagine plastica della vita di Don Bosco, e da una poesia in vernacolo "L'ulivo sradicato" della Raccolta "Il Galantuomo", che rimanda immediatamente alle problematiche giovanili della gioventù di ogni sud del mondo.
Don Bosco e i giovani! Un rapporto che ha perfettamente concretizzato la fecondità messianica del Cristo Redentore in una speciale esperienza di carità pastorale nel campo della evangelizzazione e della educazione dei giovani: Egli, ha predetto Isaia del Messia, è inviato per "allietare gli afflitti di Sion, per dare una corona, invece della cenere, olio di letizia invece dell'abito di lutto, canto di lode invece di un cuore mesto"!
Don Bosco che attraverso l'educazione ha acceso la speranza umana e cristiana dei giovani del suo tempo duramente provati dalla povertà e dall'abbandono, susciti nel cuore di ognuno di noi la stessa sua passione educativa per una rivitalizzazione dell'intera società attraverso l'immissione in essa di autentici "buoni cristiani e onesti cittadini".

OMELIA DI DON TOMMASO DE MITRI

L'omelia del celebrante Don Tommaso De Mitri, Delegato Ispettoriale della Famiglia Salesiana in Puglia, si è ispirata ai brani della Parola di Dio proposti dalla Liturgia per la Solennità di San Giovanni Bosco. Ha perciò messo in evidenza la carità pastorale del padre e maestro della Gioventù, l'opzione per l'educazione preventiva, la sua totale dedizione ai giovani poveri e bisognosi.
"Don Bosco è nome di un uomo e di un'opera. L'uomo venuto su dal nulla, riempì il mondo della sua fama; l'opera in principio umile granello che germogliato crebbe in albero". Queste parole con cui Don Ceria inizia il suo lavoro "San Giovanni Bosco nella vita e nelle opere", scritto nel 1937 per il cinquantenario della morte del Santo, rivestono una particolare efficacia evocativa sul Colle dove tutto ha avuto inizio. Viene ripercorsa velocemente la vita e la missione educativa di Don Bosco prendendo lo spunto dall'olio che gli Exallievi e le Exallieve di Don Bosco della Puglia, pellegrini al Colle, intendono offrire per alimentare la lampada che arde accanto alle spoglie di Don Bosco nella Basilica di Maria Ausiliatrice in Torino. Vengono richiamati alcuni episodi della biografia del Santo in cui l'olio occupa una particolare efficacia espressiva grazie alla sua ricca valenza simbolica.

02-colledonboscoIl racconto dell'episodio della rottura del vaso dell'olio (MB I, 73) da parte di Giovannino, simpaticamente evocato dal gruppo statuario posto nella Casetta dei Becchi, consente di ripercorrere tutto il periodo dell'infanzia e della giovinezza armoniosamente informate alla soave educazione impartita dalla madre e al messaggio ricevuto dal sogno dei nove anni. Risuonano ancora le parole rivolte da Mamma Margherita in alcune circostanze particolari come in occasione della Prima Comunione, dell'ingresso in seminario, del Sacerdozio. Sembra di rivivere l'impulso interiore che spingeva Giovanni a dedicarsi alla gioventù abbandonata: gli sembrava, come egli stesso scriverà, "l'unica cosa che dovessi fare sulla terra fin da quando avevo cinque anni". Ed è ancora questo luogo che ci fa riascoltare l'accorato invito di Don Bosco alla madre: "Un giorno avete detto che se diventavo ricco non sareste mai venuta a casa mia. Ora sono povero e carico di debiti. Non verreste a fare da mamma ai miei ragazzi?".
Il raccontino del battimano con la bottiglia dell'olio (MB II, 94-95) dà lo spunto per narrare le relazioni di Don Bosco coi giovani a Torino, la sua immensa mole di lavoro, le iniziative apostoliche, la crisi del 1846 quando resta otto giorni tra la vita e la morte, la fondazione della congregazione salesiana e delle Figlie di Maria Ausiliatrice con Madre Mazzarello, la sua attività di scrittore, la costruzione del Santuario di Maria Ausiliatrice, le spedizioni missionarie, i viaggi apostolici, le innumerevoli contrarietà. Tutto nasce da un anelito costante espresso molto bene da lui stesso: "Ho promesso a Dio che fino l'ultimo mio respiro sarebbe stato per i miei poveri giovani. Io per voi studio, per voi lavoro, per voi vivo, per voi sono anche disposto a dare al vita".
Due espressioni di Don Bosco contestualizzate in due particolari circostanze "L'olio condisca ogni vivanda del nostro oratorio" (MB II, 506) e "Devi fare il mercante d'olio" rivolta a Don Rua nel 1866 (MB VIII, 490-491), consentono di richiamare brevemente l'educazione nello spirito di Don Bosco. Questa è la sua genialità educativa: non basta amare, bisogna far vedere che si ama, renderlo percepibile: "un amore che si esterna in parole, atti e perfino nell'espressione degli occhi e del volto". E questo esige un'ascesi profonda, un coinvolgimento totale e quotidiano.

 

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