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Convegno Annuale 2008
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CONVEGNO ANNUALE 2008
"La Devozione Mariana nella Spiritualità Salesiana"
Il 20 aprile 2008, presso i Salesiani di Corigliano d'Otranto, si è svolto il Convegno Annuale degli Exallievi ed Exallieve di Don Bosco e delle Exallieve Figlie di Maria Ausiliatrice.
Exallievi/e di Don Bosco ed Exallieve FMA di Corigliano d’Otranto hanno celebrato insieme il Convegno riprendendo una buona consuetudine del passato, nello spirito di fraternità e di unione appreso alla scuola di Don Bosco.
In particolare quest’anno ricorrendo il centenario della fondazione delle Exallieve/i FMA, gli Exallievi/e di Don Bosco hanno voluto ringraziare con gioia il Signore per questa presenza.
Il tema del Convegno è stato dettato dalla ricorrenza del 150° anniversario dell’apparizione della Madonna a Lourdes: "La Devozione Mariana nella Spiritualità Salesiana".
Relatrice del forum Angela Sansò, Presidente dell'UNITARSI di Lecce, che ha lasciato ai partecipanti una importantissima e significativa testimonianza. Presenti Antonio Cascione, Presidente della Federazione Ispettoriale Pugliese degli Exallievi ed Exallieve di Don Bosco, Nicola Fiore e Angela Campa Presidenti, rispettivamente, degli Exallievi/e di Don Bosco e delle Exallieve FMA di Corigliano d'Otranto, Suor Grazia Speranza Direttrice dell'Istituto FMA e Don Vittorio Lacenere Direttore SDB.
Il Parroco Don Giovanni Baglivo, in un ritaglio di tempo tra i molteplici impegni domenicali, ha partecipato ringraziando il Signore per la presenza di queste compagini di fedeli.

Intervento Testimonianza di Angela Sansò Presidente dell'U.N.I.T.A.L.S.I. di Lecce
LA MAGIA DI LOURDES: SENSAZIONI - EMOZIONI - SENSO DEL PELLEGRINAGGIO
A Lourdes si contemplano le meraviglie di Dio. Varcato il cancello del santuario e vedendo la moltitudine di gente e di ammalati ci si sente piccoli, fragili e per sentirsi degni si incomincia subito a pregare.
Ti prende subito una forte emozione.
Davanti gli occhi scorrono immagini toccanti e indimenticabili. Nella zona del santuario, una folla immensa di persone, provenienti da diverse nazioni e unita dalla stessa fede, ti fanno sentire nella Casa del Padre e percepire l'appartenenza all'universalità della Chiesa.
E' una sensazione forte che ti avvolge in una dimensione spirituale. Gli occhi luccicano e il cuore palpita nel vedere tante persone ammalate che cercano la guarigione fisica, ma soprattutto quella del cuore che dia il coraggio di ricominciare e la gioia di vivere nonostante il dolore.
La sofferenza diventa speranza e lezione di vita per tutti. E' meraviglioso vedere l'entusiasmo dei volontari che dedicano parte del loro tempo nella gioia di sentirsi un tutt'uno e testimoniare l'unico valore della vita "l'amore vero".
Presso la grotta dove la Vergine apparve a Bernadette si avverte subito una sensazione di mistero. Li spicca la bianca statua dell'Immacolata, guardandola ti conforta e ti invita ad un religioso silenzio; regna un'atmosfera particolare. La statua sembra paralizzare lo sguardo, come una calamita ti attrae. La preghiera ti viene spontanea. Incominci ad affidarle le persone care, le proprie ansie, desideri ecc, ti senti subito ascoltata e confortata. Davanti alla grotta si ridimensionano i problemi quotidiani, si riacquista fiducia nella vita perché c'è la certezza di essere amati da qualcuno. Spettacolare è la luce della candela nella notte davanti alla grotta come fari t'illuminano i sentieri della vita; scompare la paura della notte.
La via crucis, la processione Eucaristica, le diverse celebrazioni Eucaristiche, il framboaux, le confessioni, il bagno nelle piscine ti aiutano a prendere coscienza di essere in cammino verso la pienezza del Regno di Dio e il cuore si apre a Cristo. La propria devozione si apre alla liturgia.
Infatti, le devozioni non sono sullo stesso piano delle celebrazioni. Soggetto della celebrazione è Cristo; della devozione siamo noi. Il devozionismo fine a se stesso non porta a nulla esso deve preparare a vivere la liturgia e a incontrare ed accogliere Cristo nella nostra vita. Perciò dobbiamo essere meno "Madonnari" e più innamorati di Maria: La Madonna ribadisce sempre con i suoi gesti e parole ciò che Gesù ha detto.
A Lourdes non c'è nulla di folcloristico tutto ruota attorno a Gesù e al messaggio di Maria "Convertitevi - Fate Penitenza".
Lourdes continua ad essere per me e per tanti altri, un'icona importante dell'evangelizzazione ed una testimonianza vivente per il vangelo della vita.
Con Maria abbiamo l'immagine dell'umanità e della divinità in noi. Lourdes rappresenta una manifestazione storica di ciò che la fede in Cristo può fare: una fede che aggrega, che raccoglie persone, che muove i popoli. Una fede che "tocca" la nostra carne, il nostro corpo, facendoci sperimentare la concretezza della salvezza operata in Cristo. Fede dunque come è stata per Bernadette. Da un atto di vera fede nasce anche la devozione per questo bisogna fare molta attenzione che essa non si trasformi in vago sentimentalismo che talvolta rischia di cadere nella superstizione.
Fede e devozione si compenetrano in modo da creare una spiritualità lourdiana, una spiritualità con la quale dobbiamo affrontare in nostro pellegrinaggio quotidiano.
Ecco perché il cammino del giubileo è formato da quattro tappe: Il cachot - La Chiesa parrocchiale L'oratorio dell'ospizio - la porta San Michele, le arcate e la Grotta.
Al santuario prendiamo vigore ma da lì ripartiamo per ricominciare il cammino. La carta d'identità del pellegrino non è la devozione fine a se stessa è il "Pane della condivisione e la Parola della Bibbia che dà senso al pane secco della vita".

Intervento di Suor Grazia Speranza Direttrice dell'Istituto Ffiglie di Maria Ausiliatrice di Corigliano d'Otranto
PERCHE' "FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE"
Come Figlia di Maria Ausiliatrice ho la gioia di farvi conoscere perché ci è stato dato il nome di Figlie di Maria Ausiliatrice.
In questa relazione diverse volte sentirete citare Mornese, un paesino del Monferrato della provincia di Alessandria. E' il paese natale della nostra fondatrice Madre Mazzarello. In passato era una zona povera e di duro lavoro. Lei era una giovane forte e andava nei campi, dove aiutava il padre e serviva gli ammalati. Si ammalò durante il servizio, ma appena fu guarita, non fu più in grado di fare lavori pesanti e imparò a fare la sarta con l'amica Petronilla. Insegnava a cucire alle ragazze povere, faceva catechismo e accoglieva le bambine orfane, insieme giocavano e pregavano come in un vero oratorio.
Don Pestarino, il parroco del paese, guidava il gruppo delle giovani, che aumentava intorno a Maria Mazzarello e a cui diede il nome di "Figlie dell'Immacolata".
Don Pestarino era un amico di Don Bosco e nel settembre del 1864 lo invitò a Mornese con i suoi ragazzi della banda musicale; la gente si accalcava per vederlo; Maria Mazzarello arrivò in prima fila. Ci fu uno sguardo d'intesa spirituale.
Egli annunciò a loro il progetto di Don Pestarino del collegio di Borgo Alto da affidare ai Salesiani per i ragazzi poveri. Rimase impressionato per come lavoravano nel laboratorio le Figlie dell'Immacolata per le fanciulle povere. La gente richiedeva anche la presenza di alcune suore... Don Bosco era un po' avverso per l'educazione femminile, ma fece memoria di un vecchio sogno in cui egli vide una signora dall'aspetto luminoso che additava delle ragazze, dicendogli "Abbine cura!"; così incominciò a pensare per un istituto femminile.
Don Pestarino chiese di essere ammesso fra i Salesiani, ma Don Bosco gli propose di rimanere a Mornese, dicendogli: "... tu diventerai il primo superiore di una nuova congregazione femminile"; ma Don Pestarino gli rispose: "Vuole scherzare?"; Don Bosco replicò: "Niente affatto. Il Papa Pio IX mi ha esortato a fondare una congregazione femminile per le ragazze povere; io ci stavo pensando da tempo; il nucleo di questo nuovo Istituto c'è già: sono le Figlie dell' Immacolata di Mornese". Don Pestarino soggiunse : "Ma sono brave ragazze e a nessuna è mai passato in testa di farsi suora. Per fondare un Istituto ci vuole almeno una casa: dove le metteremo?"; Don Bosco disse: "Nel collegio!". Don Pestarino rispose: "Ma il collegio è per i ragazzi; la gente si ribellerà". Don Bosco replicò: "Come tu sai, ci sono delle difficoltà con la curia riguardo il mandare i ragazzi in collegio; quindi noi manderemo le ragazze povere".
La sera del 23 maggio 1872 dal laboratorio le Figlie dell'Immacolata si trasferirono al collegio con le povere masserizie. Soffrirono insulti, fame, derisioni, ma le cose cambiarono col tempo. Don Bosco intanto ricevette l'approvazione dal Papa Pio IX delle costituzioni per iniziare l'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice pari a quello dei Salesiani.
Maria Domenica ricordò anche lei la visione di Borgo Alto e la voce insistente che ripeteva: "A te le affido!".
Il 5 agosto del 1872 nacque il nuovo Istituto con le prime quindici Figlie di Maria Ausiliatrice e come responsabile Madre Mazzarello.
Don Pestarino voleva abbinare i due titoli: Figlie dell' Immacolata e Figlie di Maria Ausiliatrice. Ciò non accadde: il nuovo istituto non poteva altro che intitolarsi a Maria Ausiliatrice, mentre le religiose si sarebbero chiamate Figlie di Maria Ausiliatrice.
Era il sigillo della nuova spiritualità Mariana di Don Bosco, dopo la scelta che egli aveva fatto di Maria Ausiliatrice quale padrona delle suo opere.
Nel contempo fu inaugurato il tempio di Valdocco (Torino) nel 1868, ed egli volle che l'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice fosse un monumento di riconoscenza alla Madonna.
Oggi sono sparse in tutto il mondo circa quindicimila suore.
 

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