2^ CONFERENZA ANNUALE per i SALESIANI COOPERATORI
Corigliano d’Otranto,10 Giugno 2010
(Mi è sempre gradito tornare a Corigliano d’Otranto, dopo aver trascorso ben 15 anni della mia vita salesiana, gli inizi del mio ministero sacerdotale, e incontrare tante persone a me care.
Oltre al doveroso ed affettuoso saluto a tutti voi qui presenti, mi è gradito complimentarmi con il vostro Centro di Salesiani Cooperatori che, secondo le mie conoscenze, è uno di pochi che conserva la tradizione della seconda conferenza annuale. In genere ci si concentra sempre sulla prima, che per oggetto della Strenna del Rettor Maggiore e, poi, si trascura la secondo.
Io questa sera desidero pormi in continuità con la Strenna del Rettor Maggiore: “Signore, vogliamo vedere Gesù”. A imitazione di don Rua, come discepoli autentici e apostoli appassionati portiamo il Vangelo ai giovani”.
Io cercherò di soffermarmi sull’ urgenza di “portare il Vangelo ai giovani”, uno dei temi del CG 26. Il tema potrebbe essere così formulato):
“LA CENTRALITA’ della PROPOSTA di GESU’ nell’impegno di EVANGELIZZAZIONE e di EDUCAZIONE”
Perché è necessario annunciare Gesù Cristo, portarlo ai giovani?
Perché lo chiedono: Dio Padre, Gesù Cristo, lo Spirito Santo, il Vangelo, la Chiesa, la Congregazione salesiana la società d'oggi.
DIO PADRE chiede che l'annuncio del Suo Figlio Gesù Cristo sia fatto a tutti perché Dio "vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità" (1 Tim 2, 4).
Per questo:
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Egli invia il Suo Figlio Gesù Cristo, che è la Sua Parola definitiva, perfetta e il nostro Salvatore;
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dona lo Spirito Santo, grazie al quale crediamo in Cristo e invochiamo Dio come Padre.
Dio vuol far conoscere a tutti il Suo Figlio perché è inscritto nel cuore dell’ uomo il desiderio di conoscerlo e amarlo, e non cessa di attirare ogni persona a Sé, per mezzo del Suo Figlio nello Spirito Santo. Nello stesso tempo affida a degli uomini, da Lui convocati nella Chiesa, Suo Popolo, la missione di far conoscere il Suo Figlio e di comunicare la salvezza da Lui attuata.
GESÙ CRISTO è venuto in questo mondo perché "tutti abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza" (Gv 10, 10). A tale scopo:
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Annuncia la “Buona Novella” a tutti e offre la sua vita, morendo in croce, "per voi e per tutti, in remissione dei peccati" (cfr Mt 26, 28). Prima di tornare dal Padre, ha dato quest'ordine ai Suoi discepoli: "Andate e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo" (Mt 28, 19).
Gesù si presenta come diverso dagli altri, come Unico! In quanto Egli è l'Unico Figlio di Dio: "Io e il Padre siamo una cosa sola" (Gv 10, 30).
Per questo, Lui, e solo Lui:
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Ci fa conoscere in maniera piena, perfetta e definitiva Dio Padre: "Chi vede me, vede il Padre" (Gv 14, 9).
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Ci dona, con la Sua Morte e la Sua Risurrezione, la vera e la piena salvezza: "In nessun altro c'è salvezza; non vi è altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale sia stabilito che possiamo essere salvati" (At 4, 12).
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E’ “uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti” (1 Tim 2 , 5-6).
Gesù Cristo toglie qualcosa all'uomo? Gesù Cristo non toglie nulla all'uomo, anzi Lui:
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Dona la vita nuova divina di figli di Dio.
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Porta a compimento, dopo averlo purificato, quanto di vero-buono-bello c'è in ogni persona e in ogni religione.
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Realizza pienamente le autentiche aspirazioni dell'uomo.
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Esalta la libertà umana e la sollecita verso il suo compimento, nell'incontro gioioso con Dio e nell' amore gratuito e premuroso per il bene di tutti gli uomini.
LO SPIRITO SANTO effuso in noi da Dio Padre, per mezzo di Cristo morto-risorto, ci spinge ad essere annunciatori, affinché tutti "conoscano te, l'unico vero Dio e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo" (Gv 17, 3). Con la sua luce e la sua grazia, l'umanità può, in Cristo, "trovare, in una pienezza insospettabile, tutto ciò che essa cerca su Dio, sull'uomo e sul suo destino, sulla vita e sulla morte, sulla verità", come ricorda Giovanni Paolo II, nella Enciclica Redemptoris missio (8).
IL VANGELO va annunciato a tutti perché è capace di:
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Entusiasmare la persona di qualunque età, cultura, lingua...
Il Vangelo è per tutte le culture, e queste possono tutte essere "fermentate" dal Vangelo: come il seme che cade sul terreno, e là dove è possibile gerrnina e fruttifica; oppure come il lievito che fermenta la massa, o il sale che dà sapore al cibo, o la rugiada e la pioggia che permette ad ogni vegetazione di crescere.
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"Il Vangelo di Cristo rinnova continuamente la vita e la cultura dell'uomo decaduto, combatte e rimuove gli errori e i mali derivanti dalla sempre minacciosa seduzione del peccato.
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Continuamente purifica ed eleva la moralità dei popoli, restaura in Cristo le qualità spirituali e le doti di ciascun popolo" (GS, 58).
LA PERSONA UMANA, proprio in quanto capace di dialogo con il suo Creatore, ha il diritto e il dovere di:
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Ascoltare la Verità, nella maniera più autentica, integra, completa che sia possibile: la "Buona Novella" di Dio che si rivela e si dona in Cristo. In tal modo la persona realizza in pienezza la sua propria vocazione.
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Annunciare la Verità, per condividere con gli altri la propria fede: è proprio dell'uomo il desiderio e l'impegno concreto per far partecipare gli altri ai propri beni, che ha ricevuto in dono e che apprezza.
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Vivere in pienezza la propria vita: "Non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni Parola che esce dalla bocca di Dio" (Mt 4, 4).
La persona ha bisogno dell'annuncio di Cristo in quanto Cristo:
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libera l'uomo dal peccato e lo fa diventare figlio di Dio;
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svela all'uomo la propria integrale e originale identità;
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offre la salvezza a ogni uomo e a tutto l'uomo;
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annuncia valori irrinunciabili, che sono a servizio del bene di tutti;
IL CRISTIANO, ogni cristiano in quanto tale, ha il diritto e dovere di annunciare Gesù Cristo. Tale diritto/dovere:
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Si fonda sulla libertà religiosa, diritto naturale di ogni uomo.
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È un'esigenza profonda della vita di Dio in lui. La necessità di annunciare il Vangelo a tutti nasce nel cristiano dall'esigenza di condividere con gli altri quanto di originale, di specifico, di unico egli ha ricevuto da Dio, e cioè la fede.
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Si fonda sul comando di Cristo: "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà, sarà condannato" (Mc 16, 15-16).
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È indispensabile perché gli altri possano conoscere e accogliere Cristo per ottenere la salvezza. Infatti per credere in Lui, occorre sentir parlare di Lui, necessita uno che, dopo averLo conosciuto, Lo annunzi agli altri. Infatti: "Come potranno invocarLo senza aver prima creduto in Lui? E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che Lo annunzi?" (Rm 10, 14).
LA CHIESA CATTOLICA, sempre e dappertutto, ha annunciato Cristo.
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La Chiesaesiste non per annunciare se stessa, o una nuova o altra religione, ma per annunciare e comunicare Cristo. La Chiesa non può e non vuole cambiare nulla di quanto Cristo ha annunziato ed è contenuto nella Sacra Scrittura e nella Tradizione.
Il primo e principale impegno di tutta la Chiesa nella sua tradizione bimillenaria è stato ed è: La 'Traditio Evangelii' (la comunicazione del Vangelo, l’evangelizzazione). E "non c'è vera evangelizzazione se il nome, l'insegnamento, la vita, le promesse, il Regno, il mistero di Gesù di Nazareth, Figlio di Dio, non siano proclamati" (Evan. nuntiandi, 22).
È diritto e dovere della Chiesa, di tutta la Chiesa, di annunciare tutto il Vangelo a tutto l'uomo e a ogni uomo, nel modo più fedele possibile, evitando riduzionismi e ambiguità, e riservando a tale annuncio il primo posto nelle sue preoccupazioni e attività.
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La Chiesanon può e non vuole cambiare nulla di quanto Cristo ha annunziato ed è contenuto nella Sacra Scrittura e nella Sacra Tradizione. Il suo compito è quello di annunciare e intepretare tale depositum fidei, svilupparlo, approfondirlo ed esporlo più ampiamente: “Altra è la sostanza del depositum fidei, o le verità che sono contenute nella nostra veneranda dottrina, ed altro è il modo in cui vengono enunciate, sempre tuttavia con lo stesso senso e significato” (BEATO GIOVANNI XXIII, Allocuzione dell’11 ottobre 1962). “Ciò che Cristo volle, vogliamo pure noi. Ciò che era, resta. Ciò che la Chiesa per secoli insegnò, noi insegniamo parimenti. Soltanto ciò che era semplicemente vissuto, ora è espresso; ciò che era incerto, è chiarito, ciò che era meditato, discusso, e in parte controverso, ora giunge a serena formulazione” (Paolo VI, Allocuzione del 21 novembre 1964).
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Gli Apostoli stessi, all'inizio della vita della Chiesa, hanno dato il primo posto all'annunzio di Cristo: "Non è giusto che noi trascuriamo la Parola di Dio per il servizio delle mense. Cercate dunque, fratelli, tra di voi sette uomini di buona reputazione, pieni di spirito e di saggezza, ai quali affideremo quest'incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della Parola" (At 6, 2-4).
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Dopo gli Apostoli, tanti altri hanno fatto proprie queste parole di S. Paolo: "Non è infatti per me un vanto predicare il Vangelo; è un dovere per me: guai a me se non predicassi il Vangelo!" (1 Cor 9, 16). È onere e onore la predicazione del Vangelo!
Ogni attività della Chiesa (anche se assistenziale, di difesa dei diritti umani, della pace ecc.) deve essere inseparabile dall'impegno di aiutare tutti a incontrare Cristo nella fede.
L'azione evangelizzatrice della Chiesa non può mai venire meno, perché mai verrà a mancare la presenza del Signore con la forza dello Spirito Santo, secondo la sua promessa: "lo sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28, 20).
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La Chiesa, annunciando Cristo Verità e Salvezza dell'uomo, va incontro al bisogno di quanti cercano sinceramente tale Verità e Salvezza, stabilendo con loro un dialogo motivato, finalizzato, incentrato sull'amore della Verità. Evangelizzare è uno squisito atto di carità verso la persona.
Ciascuno è chiamato alla santità nella Chiesa. Ora la santità è seguire le orme di Cristo che è venuto ad annunciare a tutti la salvezza e ha affidato tale missione di annunciatore a ciascun cristiano e alla Chiesa.
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La Chiesa annuncia Cristo anche con la testimonianza coraggiosa dei suoi fedeli che accettano addirittura il martirio, pur di non rinunciare alla propria fede. (Basti pensare, in questi giorni al martirio di Don Andrea Santoro, Mons. Luigi Padovesi… martirizzati in Turchia). Scrisse Lanspergo il monaco Certosino (1489-1539): “La morte preziosa dei suoi martiri e dei suoi santi ha fatto nascere una grande moltitudine di cristiani. Infatti, la religione cristiana non è mai stata annientata dalla persecuzione dei tiranni e nemmeno dall'omicidio ingiustificabile degli innocenti: Piuttosto essa ne ha tratto ogni volta un grande accrescimento”.
LA SOCIETA' DI OGGI ha bisogno del l'annuncio del Vangelo. L'odierno contesto culturale, contrassegnato sia da un diffuso “relativismo etico” e dall’edonismo come dalla tentazione di un facile pragmatismo, esige più che mai l'annuncio coraggioso della Verità che salva l'uomo e la società. Non bisogna dimenticare che spesso dietro a tanti fenomeni del nostro tempo, apparentemente molto lontani dalla fede e dal Cristo, c’è una domanda, un'attesa, un desiderio, ai quali l'unica vera, definitiva, esauriente risposta è Cristo.
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Il mondo d'oggi, mentre facilita la comunicazione, dubita della capacità della persona di conoscere la verità, o addirittura nega la possibilità dell'esistenza di un unica Verità e tuttavia nello stesso tempo manifesta in svariati modi un bisogno di Assoluto, una sete insaziabile di Verità e di Certezza. L'annuncio evangelico viene incontro a tali esigenze ed è in grado di dar loro piena soddisfazione. La beata Teresa di Calcutta affermava: "La prima povertà dei popoli è di non conoscere Cristo. La gente ha fame di Dio. La gente è assetata di amore”.
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L'annuncio del Vangelo, afferma Giovanni Paolo II nell'Enciclica Slavorum Apostoli (18), "non porta all'impoverimento o allo spegnimento di ciò che ogni uomo, popolo e nazione, ogni cultura durante la storia riconoscono ed attuano come bene, verità e bellezza. Piuttosto, esso spinge ad assimilare e a sviluppare tutti questi valori: a viverli con magnanimità e gioia, e a completarli con la misteriosa ed esaltante luce della Rivelazione di Cristo".
Evangelizzazione ed educazione
Per svolgere la seconda parte della relazione mi servirò fedelmente dei documenti del recente CG 26.
“L'evangelizzazione richiede di salvaguardare insieme 1'integralità dell'annuncio e la gradualità della proposta. Don Bosco assunse questa doppia attenzione per poter proporre a tutti i giovani una profonda esperienza di Dio, tenendo conto della loro situazione concreta.
Nella tradizione salesiana abbiamo espresso tale rapporto in modi diversi: ad esempio "onesti cittadini e buoni cristiani", oppure "evangelizzare educando ed educare evangelizzando". Avvertiamo l'esigenza di proseguire la riflessione su questo delicato rapporto. In ogni caso siamo convinti che l'evangelizzazione propone all'educazione un modello dì umanità pienamente riuscita e che l'educazione, quando giunge a toccare il cuore dei giovani e sviluppa il senso religioso della vita, favorisce e accompagna il processo di evangelizzazione: "senza educazione, in effetti, non c'è evangelizzazione duratura e profonda, non c'è crescita e maturazione, non si dà cambio di mentalità e di cultura" (Benedetto XVI, Lettera a don Pascual Chávez Villanueva, Rettor Maggiore dei Salesiani, in occasione del Capitolo generale XXVI, 1 marzo 2008, n. 4).
Per questo, fin dal primo momento, l'educazione deve prendere ispirazione dal Vangelo e l'evangelizzazione deve adattarsi alla condizione evolutiva del giovane. Solo così egli potrà scoprire in Cristo la propria vera identità e crescere verso la piena maturità; solo così il Vangelo potrà toccare in profondità il suo cuore, sanarlo dal male e aprirlo ad una fede libera e personale.
Consapevoli che siamo chiamati a educare ed evangelizzare anche mentalità, linguaggi, costumi ed istituzioni, ci impegniamo a promuovere il dialogo tra fede, cultura e religioni; ciò aiuterà a illuminare con il Vangelo le grandi sfide poste alla persona umana e alla società dai cambiamenti epocali e a trasformare il mondo con il lievito del Regno”(CG 26, n. 25).
Evangelizzazione nei diversi contesti
“L'urgenza di portare l'annuncio del Signore Risorto ci spinge a confrontarci con situazioni che risuonano in noi come appello e preoccupazione: i popoli non ancora evangelizzati, il secolarismo che minaccia terre di antica tradizione cristiana, il fenomeno delle migrazioni, le nuove drammatiche forme di povertà e di violenza, la diffusione di movimenti e sette.
Ci sentiamo interpellati anche da alcune opportunità, quali il dialogo ecumenico, interreligioso e interculturale, la nuova sensibilità per la pace, per la tutela dei diritti umani e per la salvaguardia del creato, le tante espressioni di solidarietà e di volontariato che sempre più si diffondono nel mondo.
Questi elementi, riconosciuti dalle Esortazioni apostoliche a seguito dei Sinodi continentali, costituiscono sfide per tutta la Chiesa e ci impegnano a trovare nuove vie per comunicare il Vangelo di Gesù Cristo nel rispetto e nella valorizzazione delle culture locali. Di qui l'esigenza che ogni nostra regione ed ispettoria si sforzi di individuare la forme più idonee per realizzare la missione comune nella specificità dei contesti” (CG 26, n. 26).
Centralità della proposta di Gesù Cristo
“Avvertiamo l'evangelizzazione come l'urgenza principale della nostra missione, consapevoli che i giovani hanno diritto a sentirsi annunciare la persona di Gesù come fonte di vita e promessa di felicità nel tempo e nell'eternità. Nostro "compito fondamentale risulta dunque quello di proporre a tutti di vivere l'esistenza umana come l'ha vissuta Gesù. [...]
Centrale deve essere l'annuncio di Gesù Cristo e del suo Vangelo, insieme con l'appello alla conversione, all'accoglienza della fede e all'inserimento nella Chiesa; da qui poi nascono i cammini di fede e di catechesi, la vita liturgica, la testimonianza della carità operosa" (Benedetto XVI, Lettera a don Pascual Chávez Villanueva, Rettor Maggiore dei Salesiani, in occasione del Capitolo generale XXVI, 1 marzo 2008, n. 4).
Attraverso la Chiesa, il Signore Gesù ci chiama a realizzare una nuova evangelizzazione: "nuova nel suo ardore, nei suoi metodi e nelle sue espressioni" (Giovanni Paolo II, Discorso all'assemblea del CELAM, 9 marzo 1983).
Questo ci impegna a preparare, con creatività e audacia, itinerari diversificati per condurre i giovani all'incontro personale con Cristo, così che maturino la volontà di seguirlo e diventino apostoli del Vangelo, costruttori di un mondo nuovo.
Questa tensione è l'anima dì ogni nostro intervento educativo; noi la dobbiamo comunicare anche ai laici, coinvolgendoli sempre più in compiti pastorali” ( CG 26, n.28).






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