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Convegno Annuale 2008
Scritto da Editore   
CONVEGNO ANNUALE 2008
Domenica 3 febbraio 2008, presso l’auditorium dell’Istituto “Don Bosco” di Viale Virgilio in Taranto, si è svolto il Convegno annuale dell’Unione Exallievi/e di Don Bosco del “Sacro Cuore”, a conclusione delle iniziative della Casa salesiana di Taranto, culminante il 31 gennaio nella cerimonia solenne della celebrazione della festività di “San Giovanni Bosco”, presso la Chiesa omonima.
Proprio in questo anno di attività, va ricordato che la  prima Casa salesiana di Taranto - il “Sacro Cuore”- ha visto ritirarsi la congregazione da  “Tre Carrare”, quartiere storico e popoloso di Taranto.01-Convegno-2008Ciò nonostante, gli Exallievi di Don Bosco hanno voluto conservare e tramandare il carisma salesiano sia nel quartiere originario sia nella città di Taranto e nel mondo delle loro professioni ed attività.
Con questo impegno, il Presidente Luigi Di Giacomo, presenti il Delegato Don Pasquale Cristiani ed il Presidente Ispettoriale Antonio Cascione, ha introdotto il relatore Don Lello Ieva, proveniente da Molfetta, il quale ha svolto una relazione sostanzialmente tesa ad attualizzare il messaggio – ormai secolare - di Don Bosco nell’attualità del nostro meridione e della nostra condizione esistenziale.
La giornata si è conclusa con la Santa Messa, allietata dal Coro dell’Istituto “Cabrini” di Taranto, accompagnato dal Maestro organista Daniele Dettoli e diretto dal Professor Pino Giordano.
 
Saluti e premesse
Come ogni anno ci ritroviamo insieme per rinsaldare l’amicizia, dire grazie a Don Bosco e agli educatori di un tempo, riconoscere e rinnovare l’impegno esplicito a DB per “l’educazione ricevuta” a promuovere - come recita lo Statuto – e testimoniare i valori della famiglia, praticando la metodologia appresa durante gli anni giovanili”, essere cioè “buoni cristiani e onesti cittadini”.
Dopo 4 mesi di assenza da TO, DB di ritorno dalla Francia, il 31 maggio 1883 tenne una conferenza ai Cooperatori ai quali disse: «Volete che vi suggerisca un lavoro relativamente facile, molto vantaggioso e fecondo dei più ambiti risultati? Ebbene, lavorate intorno alla buona educazione della gioventù, di quella specialmente più povera e abbandonata, che è in maggior numero, e voi riuscirete agevolmente a dare gloria a Dio, a procurare il bene della Religione, a salvare molte anime e a cooperare efficacemente alla riforma, al benessere della civile società».
CARI Amici… volete darmi una mano?
 
Gli Exallievi e la Pedagogia di Don Bosco
(Relazione di Don Lello Ieva)
1. I contenuti della Pedagogia di Don Bosco
Una pedagogia che sceglie ogni giovane.
1.1. La sollecitazione della Strenna 2008: “educhiamo con il cuore di DB” intende mettere a fuoco il tema della pedagogia salesiana e del Sistema preventivo; individuare quale contributo la Famiglia Salesiana può offrire per affrontare le immani sfide della vita e della famiglia, l’educazione e la promozione dei diritti umani, in particolare dei minori.
Pertanto Don Chávez si rivolge a tutti gli educatori/trici, perché si sentano “come Gesù consacrati e mandati dallo Spirito del Signore ad evangelizzare, liberare dalle schiavitù, ridare la vista ed offrire un anno di grazia a coloro a cui l’opera educativa si rivolge”; siano capaci di accogliere l’«…l’appello a rafforzare la identità di educatori, ad illuminare la proposta educativa salesiana, ad approfondire il metodo educativo, a chiarire il traguardo del proprio compito, a rendersi consapevoli della ricaduta sociale del fatto educativo »
Presenta i contenuti della Strenna intorno ai seguenti nuclei:
educare con il cuore di Don Bosco: Vocazione e via di santificazione. Amore preveniente. Linguaggio del cuore;
curare lo sviluppo integrale dei giovani: Fiducia condivisa nell’educazione. Ripartire dagli ultimi. Una nuova educazione. Maturazione della fede dei giovani in questo contesto. Risposta della Famiglia salesiana;
promuovere i diritti umani, in particolare quelli dei minori: diritti umani e dignità della persona. Missione salesiana e diritti dei ragazzi. Il linguaggio dei diritti umani. Educarci ed educare per la trasformazione di ogni persona e di tutta la società: per lo sviluppo umano.
E Conclude precisando che “educare con il cuore di DB” significa che  ogni educatore  deve coltivare prima e far sgorgare poi  dall’interno del proprio cuore “ragione, religione e testimonianza e amorevolezza” per una rinnovata presenza tra i giovani che è “vicinanza affettiva ed effettiva, partecipazione, accompagnamento, animazione e testimonianza e proposta vocazionale”, a favore dei giovani più poveri e a rischio, “individuando la loro situazione di disagio visibile o nascosto, scommettendo sulle risorse positive di ogni giovane…”
1.2. Noi Exallievi siamo convinti che “l’Educazione è cosa di cuore”?
«Ricordatevi che l'educazione è cosa di cuore e che Dio solo ne è il padrone, e noi non potremmo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l'arte e non ce ne dà in mano le chiavi... studiamoci di farci amare...» (E, 4, 209).
Per questo vogliamo:
scoprire i GERMI delle loro disposizioni e procurare di svilupparli”. La trilogia educativa del sistema di Don Bosco è: ragione, religione, affetto. Lui aveva ben compreso che l’educazione non poteva essere concepita come prodotto di u n contatto isolato ma come frutto di un sistema interattivo nel quale il giovane si trova al centro. Ad un giornalista (25.04.1884) che gli chiedeva quale fosse il suo sistema educativo, DB aveva risposto: «Semplicissimo; lasciare ai giovani piena libertà di parlare di cose che loro maggiormente aggradano. Il punto sta di scoprire in essi i germi delle loro buone disposizioni e procurare di svilupparli. E poiché ognuno fa con piacere soltanto quello che sa di poter fare, io mi regolo con questo principio ed i miei allievi lavorano tutti non solo con attività, ma con amore» (MB, 17, p. 85-86).
vivere le tre “S”.
Nel 1875 scrivendo ai giovani del collegio di Lanzo Don Bosco dice:
«Volendo poi venire a qualche augurio particolare, io vi desidero dal cielo sanità, studio, moralità.
SANITÀ - È questo un prezioso dono del cielo. Abbiatene cura. Guardatevi dalle intemperanze, dal sudar troppo, dal troppo stancarvi, dal repentino passaggio dal caldo al freddo. Queste sono le ordinarie sorgenti delle malattie.
STUDIO - Siete in collegio per farvi un corredo di cognizioni con cui potervi a suo tempo guadagnare il pane della vita. Qualunque sia la vostra condizione, la vocazione, lo stato vostro futuro, dovete fare in modo, che se vi mancassero tutte le vostre sostanze domestiche e paterne, voi possiate altrimenti essere in grado di guadagnarvi onesto alimento. Non si dica mai di noi che viviamo dei sudori altrui.
MORALITÀ - Il legame che unisce insieme la sanità e lo studio, il fondamento sopra cui sono essi basati è la moralità. Credetelo, miei cari figli, io vi dico una grande verità: se voi conservate buona condotta morale, voi progredite nello studio, nella sanità» (MB, 11, 15):
trattare con amore, con rispetto ed  essi ci rispetteranno «Trattiamo i giovani, come Gesù Cristo stesso tratteremmo, se fanciullo abitasse in questo collegio. Trattiamoli con amore ed essi ci ameranno, trattiamoli con rispetto ed essi ci rispetteranno. Bisogna che essi stessi ci riconoscano superiori. Se noi vorremo umiliarli con parole per la ragione che siamo superiori, ci renderemo ridicoli...» (MB, 14, 846-847).
 
2. Caratteristiche essenziali delle pedagogia di Don Bosco
Tra i PILASTRI fondamentali
a. l’AMORE PREVENIENTE che è  BENEVOLENZA, PROMOZIONE E RECIPROCITA’.
Benevolenza: affetto che esprime un atteggiamento verso gli altri nella loro individualità, lo fa stimare e valorizzare come altri, come persone, come figli di Dio.
Promozione: atteggiamento affettivo di Don Bosco che invita a promuovere l'altro nella sua alterità. I frutti-modello sono Domenico Savio, Magone, Besucco... Il simbolo della promozione è l'amore paterno verso i figli che devono maturare e sviluppare secondo le proprie esigenze.
Un vero amore paterno non decide tutto al posto del figlio, non gli impone nulla con la violenza, ma lo aiuta a prendere personalmente in mano la propria esistenza: apre alla verità e ai valori, invita ad impegnarsi, sostiene nella fragilità.
Reciprocità: la promozione dell'altro come altro implica essenzialmente l'esigenza che l'altro risponda e collabori alla propria promozione. La glorificazione dell'amore che vediamo nella lettera di Paolo ai Corinti (13,1), traccia la strada dell'educatore cristiano: «Quand'io parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, se non ho la carità, sono come un bronzo risonante o un cembalo squillante... La carità è paziente, è benefica: la carità non è astiosa, non è insolente, non si gonfia, non è ambiziosa, non cerca i propri interessi, non si muove ad ira, non pensa male, non gode dell'ingiustizia, ma si rallegra del godimento della verità: a tutto si accomoda, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta, la carità non muore mai» (1 Cor 13,14).
b. il CONSACRARSI AL BENE DEI GIOVANI E AL POPOLO (“Amarli come sono”).
«L'educatore - dice Don Bosco - è un individuo consacrato al bene dei suoi allievi, perciò deve essere pronto ad affrontare ogni disturbo, ogni fatica per conseguire il suo fine, che è la civile, morale, scientifica educazione dei suoi allievi».
Don Bosco non è solo il modello-metodo di un «già» accaduto e di una riproduzione  o un  modello-metodo di un «intervenire» fedele a un quadro di intenzioni profonde umane e cristiane, di sensibilità giovanile eccezionale, di letture e interpretazioni profonde dei bisogni d'ogni natura, di alcune scelte veramente caratterizzanti e perciò irrinunciabili.
Egli non ci chiede riproduttori o celebratori fedeli dipendenti e pignoli o timidi, ma prosecutori dotati di uguale sensibilità, di nuova informazione, di responsabilità e competenza, attivi.
c. La necessità di COINVOLGERE ALTRI, giacchè - dice il Rettor Maggiore nella Strenna - il problema della società di oggi è proprio “l’insufficienza del servizio educativo”: “non arriva a tutti, perde molti per strada, non raggiunge i soggetti secondo la loro situazione”. Per questo è indispensabile ed inderogabile “un’azione molteplice di prevenzione e rendere adeguata l’educazione “ attraverso una “RESPONSABILITA’ CORALE E SINERGICA da parte di tutte le famiglie, degli organismi politici, delle forze sociali, delle agenzie deputate all’educazione, delle comunità ecclesiali e degli sforzi individuali”. Non possono mancare gli Exallievi.
d. La rinnovata scelta dei LUOGHI D’AZIONE: (oratori, scuole, formazione  professionale, strada,  case-famiglia, missione… politica), in particolare la scelta dell’ambiente Oratorio come LUOGO VITALE (Don Chávez).
“Ambiente intriso di spontaneità e libera espressione, in cui c’erano i ruoli riconosciuti e rapporti informali, si alternano programmi proposti a tutti e portati avanti con regolarità Come spazi di creatività personale e di gruppo”.
“Ricordiamo le intuizioni dell’Oratorio di casa Pinardi”- si chiede il Rettor Maggiore; e ne presenta una sintesi L’Oratorio è Luogo di prevenzione, che accresce il benessere, che promuove fattori protettivi della salute, che si prende cura della sofferenza dei ragazzi. che attento al singolo…
Che fare oggi ?
L’Oratorio è per noi una formula oppure un ‘esperienza che cerchiamo di riproporre in ogni situazione e struttura educativa nella quale viviamo?
 
3. L’Attualità della Pedagogia di Don Bosco
Pur restando sempre valido il Don Bosco modello oggi di dialogo con i giovani,(non reattivo e sulle difese), l’invito  che oggi ci rivolge è di occuparci dei giovani ma  anche delle persone non ufficialmente inquadrate nelle sue istituzioni, operanti nelle rispettive parrocchie, città, paesi, famiglie...
Inoltre sapendo di trovarci in una società non più di “cristianità”, ci è chiesto non di erigere monumenti bensì di “fare come Lui”:
cfr SP (Ragione: Umanizzare il giovane mediante il contatto concreto con i valori razionali e terreni, Creare solide convinzioni in campo morale e sociale, pratiche e non astratte, Utilizzo di mezzi e metodi ispirati al buon senso e alla funzionalità) Religione (L’idea cristiana supera ogni neutralismo e qualunquismo ideologico) Amorevolezza (Amore dimostrato con immediatezza, sincerità, riservo; dolcezza, mansuetudine, benevolenza; Implica un buon rapporto pedagogico, il vero essere con…) Educare Salesianamente: (NESSUN LIBRO, OPERA (tecniche professionalità, espediente umano. ESPERIENZA [Vivere accanto ai ragazzi]), vale più della PREVENZIONE che mette al centro sta il ragazzo: vero protagonista del rapporto educativo…;
vedere in Lui un testimone di valori, attitudini, atteggiamenti, convincimenti, essere cioè nella società cristiani buoni e coraggiosi.
«La seconda cosa che vi raccomando si è che vi manteniate sempre amanti della nostra santa Religione, e che la pratichiate da buoni e coraggiosi Cristiani. Come vedete, il mondo va peggiorando di giorno in giorno. Si sperava che si sarebbe posto pubblicamente un argine alla irreligione ed al mal costume; ma finora nulla si fece, e il male giganteggia [...]. Custodite adunque gelosamente il prezioso tesoro della vostra fede; non fatene getto per qualsiasi cosa della terra»26 [Bollettino Salesiano (1882) 9, 150]:
rilanciare il “Buon cristiano e l’onesto cittadino”: l’impegno nel sociale e il rilancio del Buon cristiano;
Educazione ai Diritti umani che è educazione all’azione, al gesto, alla presa di posizione, alla presa in carico, all’analisi critica, al pensare, all’informarsi, a relativizzare le informazioni ricevute sia dai giornali  che dai media. Cfr STRENNA 2008.
Siamo disposti ad opera nel  sociale influendo in tutti i modi perché le ISTANZE giovanili siano prese in considerazione in tutti gli ambiti (urbanizzazione, sport, radiotelevisione,…)?
Siamo disposti a risvegliare l’interesse e lottare perché non vengano messe all’ultimo posto alcune urgenze (l’azione di prevenzione, la qualità di un sistema integrato, la parità economica, il recupero di coloro che hanno sofferto incidenti nel percorso educativo?
Più che educarci al religioso, siamo disposti a educarci a vivere con la nostra identità di cristiani in un mondo plurireligioso, pluriculturali, plurietnico con decisioni libere, senza conformismi,impegnati a promuovere i diritti umani in particolare quelli dei minori ?
- la scelta di ripartire dagli Ultimi, condividendo i beni fondamentali  dell’educazione, di ridistribuire attenzione , tempo e risorse a beneficio di coloro che oggi sono bisognosi. “Voglio che siate felici ora e nell’eternità”, diceva Don Bosco.
“DON BOSCO, RITORNA !“canta con entusiasmo ogni exallievo. Ma che vuol dire in concreto oggi per noi? Deve significare la convinzione come Don Bosco abbiamo bisogno di:
a. Tutti i giovani per consentire a ciascuno di incontrare l’amore del Padre. “Basta che siate giovani perché io vi ami assai”.
b. Dei giovani del bisogno (povertà e abbandono…).
c. dei giovani “della possibilità”buona e generosa, presente e promettente, ma non facilmente capita , curata, educata. Sono molti i giovani disponibili ai valori in attesa di guide amiche. Chi avrà tempo per loro?
d. Dei giovani “della difficoltà”in difficile situazione educativa, difficile relazione educativa, che invocano soluzioni di sblocco, d’intesa, di pacificazione costruttiva (in famiglia, scuola, attività assistenziali,comunità cristiane di formazione, catechesi, pastorale, incomprensione degli adulti…; essi attendono il ritorno di Don Bosco attraverso noi adulti per apprendere il segreto di una buona relazione, di un buon intervento, di un valido ed efficace metodo.
e. Dei giovani stigmatizzati “della devianza ”(sociale,culturale, morale, religiosa). Pensiamo a Don Bosco in visita alle carceri. Egli conclude: perché non diventino peggiori, ma si risocializzino.
f. Tutti quelli che verso i giovani hanno “amore e responsabilità”… (genitori, educatori, pastori). Cosa farebbe oggi Don Bosco? Con lo stesso cuore, in tempi e luoghi diversi dar vita ad una pedagogia del cuore e della ragione, mentre la religione è il fondamento e il coronamento nella fede.
 
4. Conclusione.
Siamo disposti – come dice il Rettor Maggiore – a:
mettere a contatto i giovani che incontriamo col nostro patrimonio culturale;
offrire possibilità di esperienze profonde di fede;
inserirli in una realtà sociale di cui si sentano parte attiva attraverso il lavoro, la  corresponsabilità, l’impegno per una convivenza pacifica?
Siamo pronti a far nostre le intuizioni tipiche dell’esperienza di Don Bosco – come ci insegna la CARTA DELLA MISSIONE (nn. 8-11):
onesto cittadino e buon cristiano  il vostro Umanesimo cristiano;
impegnarsi per la persona umana il vostro essere significativi sul territorio oggi;
le sfide della VITA (16-20):
  • La complessità;
  • La fragilità sociale della famiglia;
    La nuova coscienza del ruolo della donna;
  • La sfida della comunicazione sociale . 
Le nuove forme di solidarietà:
assistenza salesiana= etica dell’essere prossimo;
volontariato civile, sociale, missionario…;
impegno sociale e politico.
Nuova evangelizzazione…?
Un auspicio
Come diceva don Caviglia, studioso di DB «Per educare bisogna scendere col proprio  cuore del cuore del giovane E quando questo risponde tutta l’educazione è assicurata»
Ascoltiamo D on Bosco:
«Io v'amo ancora di pia perche mi fate vedere come il vostro cuore sia sempre per D. Bosco…
 ...Continuate nella buona via che da tanti anni battete, cosicché voi possiate essere contenti d'essere venuti qui; Don Bosco sarà pure contento e potrà gloriarsi che quei giovani da lui un giorno tanto amati, ora fatti uomini han saputo conservare e praticare quell'insegnamento che hanno ricevuto dal suo labbro. Voi eravate un piccolo gregge, questo è cresciuto, cresciuto  molto, ma si moltiplicherà ancora.
Voi sarete luce che risplende in mezzo al mondo, e col vostro  esempio insegnerete agli altri come si debba fare il bene e detestare e fuggire il male.
Sono certo che voi continuerete ad essere la consolazione di Don Bosco.
Cari figli miei!
Che il Signore ci aiuti cosi colla sua grazia, sicchè possiamo un giorno trovarci tutti insieme in Paradiso».
Che l’amore a Don Bosco “per l’educazione ricevuta” vi faccia ritornare a Lui per saper incarnare il suo spirito, oltre che il suo metodo nell’ambiente in cui vivete con una scelta di campo, la gioventù difficile, le difficoltà dei giovani, i giovani in difficoltà: i giovani perché giovani, specialmente i poveri e abbandonati, i bisognosi di aiuto, in pericolo, i bisognosi di intervento, i giovani in condizione di capacità e buone disposizioni, i giovani del popolo.
 

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