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Vademecum della Consulta Locale della FS
Scritto da Don Tommaso De Mitri, sdb   
1. PREMESSA.
La consulta della FS è stata oggetto di particolare riflessione, nelle due Ispettorie Meridionali dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, durante le Giornate di Studio che la Famiglia Salesiana ha tenuto nel mese di marzo del 2007 in Puglia, a Monopoli, il 3 e il 4, in Calabria, a Soverato, l’11, e in Campania, a Pacognano, il 25.
In quelle circostanze é stato possibile fruire della ricca esperienza del passato che ha sempre evidenziato un grande apprezzamento per le strutture di coordinamento e di animazione, di cui la FS, all’occorrenza, ha fatto uso per svolgere la sua attività e tessere le relazioni di una profonda fraternità tra i vari Gruppi che in essa successivamente confluivano dopo il necessario riconoscimento giuridico. Dalle Commissioni di FS, rivelatesi straordinariamente feconde, soprattutto in concomitanza dei festeggiamenti di D. Bosco nel 1988, alle Consulte di oggi, emerge chiara la continuità della prassi pastorale, sorretta dalla convinzione conciliare della natura comunionale della Chiesa, di ricorrere ad opportuni strumenti di comunione per assicurare la vitalità carismatica e apostolica della FS.
Di decisiva importanza nel discernimento sono stati gli interventi dei relatori Don Antonio Martinelli, Suor Maria Trigila, Don Stjepan Bolkovac e Don tommaso De Mitri che, rivisitando le due Carte della Comunione e della Missione della FS, una direttiva recente di Don Bregolin sulle Consulte Locali e il lungo e laborioso discernimento svolto dalla Consulta Ispettoriale della FS in quest’ultimo decennio, hanno messo nella giusta luce ecclesiale e salesiana le Consulte Locali, superando le incertezze che hanno rallentato l’assunzione generalizzata e disinvolta di queste strutture, la loro istituzione in modo chiaro e la loro sperimentazione fruttuosa.
Importanti sono stati il coinvolgimento interessato del Sig. Ispettore D. Pasquale Martino, gli interventi del Vicario ispettoriale don Guido Errico e della Vicaria Ispettoriale Suor Velia Naturale e le vivaci conversazioni assembleari che hanno rivelato la ricchezza eccezionale dei doni che circolano nella FS e la comune tensione educativa, da parte di tutti i Gruppi coinvolti, di metterli a disposizione dei giovani concordando e condividendo le modalità operative più efficaci.           
Quanto più si scopre l’identità carismatica e la missione apostolica di una realtà ecclesiale, quanto più la si scandaglia nella sua specifica soggettività pastorale, tanto più la si correda di alcune particolari risorse operative che vengono così ad assumere un chiaro e specifico ruolo che le contraddistingue nel ricco sistema degli strumenti di comunione.
Nel decennio trascorso, le Opere Salesiane e le Opere delle Figlie di Maria Ausiliatrice, sollecitate dalle direttive dei rispettivi magisteri capitolari, si sono impegnate nel darsi una impostazione pastorale che vedeva, nelle rispettive Comunità Educative Pastorali e Comunità Educanti, i soggetti pastorali atti ad assumere e svolgere le proprie attività istituzionali ed educative. Ordinariamente i Gruppi di Laici della Famiglia Salesiana, presenti all’interno delle Istituzioni religiose di SDB ed FMA, sono coinvolte pienamente nelle rispettive CEP e CE, e condividono con i religiosi e le religiose la missione apostolica ed educativa.
La prevalente concentrazione degli sforzi a realizzare nella maniera più corretta le CEP e le CE e i relativi organismi di rappresentanza, “il Consiglio CEP” per i Salesiani e il “Nucleo Animatore” per le FMA, ha comportato una preponderante e, in qualche caso, esclusiva, integrazione dei Gruppi di FS negli assetti operativi interni delle Opere, facendo restare in qualche modo, in ombra, la soggettività pastorale della FS e il conseguente rapportarsi ad essa quasi prevalentemente per motivi organizzativi in alcune occasioni. La ricorrente convinzione che le Consulte di FS potessero essere un doppione delle CEP e delle CE è dipeso dal fatto che si è approfondito doverosamente il profilo e le finalità di queste senza essersi,  altrettanto doverosamente, appropriati della fisionomia spirituale e degli obiettivi apostolici di quella.
Si rischia, forse,  la eccessiva semplificazione, ma, d’altronde, è necessaria la chiarezza, per cui aiuta senz’altro l’asserire che, fatta la debita differenza tra le Opere Religiose, che hanno un taglio  chiaramente istituzionale, e la FS, che ha un senso chiaramente carismatico, di movimento, la stessa logica pastorale che ha portato le Istituzioni SDB ed FMA a dotarsi delle strutture di comunione che sono le CEP e le CE, ha anche portato la FS ad adottare strutture di comunione, come le Consulte Locali, a servizio delle sue concrete presenze ambientali. Va da sé che, malgrado si possa, per ragioni di praticità,  convenire che non sia il caso di istituire la consulta locale quando ci sono solo due gruppi di FS nella stessa CEP e nelle stessa CE,  presumendo che queste già esplicano quanto dovrebbe fare la Consulta di FS, si possa altresì misconoscere la ragione di principio per poterla costituire. La FS e la relativa Consulta Locale hanno una loro consistenza carismatica e apostolica che non coincide, semplicemente, con quella delle Comunità Educative Pastorali ed Educanti.          
Proprio per la stretta logica pastorale che lega la Consulta Locale di FS alla Famiglia Salesiana, così come è presente nel vissuto concreto, i suoi connotati originali finiscono per svanire se non si rapportano alla ricca specificità carismatica e apostolica della FS.
Si riconosce quindi una certa efficacia ad una presentazione del profilo della Consulta Locale che accosti, di volta in volta, qualche aspetto identificativo della FS e il corrispettivo apporto di rivitalizzazione che  può essere dato dalla Consulta Locale, superando così il pericolo di considerarla una ulteriore struttura che si va ad aggiungere a tante altre.
La riflessione maturata nelle recenti giornate di studio, d’altronde, pare abbia fatto acquisire le seguenti certezze che hanno bisogno, ormai, di concretizzarsi.
I Gruppi della FS presenti in una stessa “zona” o in uno “stesso territorio” “possono pensare a collaborazioni e corresponsabilità” (CdM, 37). 
“Ai livelli regionale, nazionale, ispettoriale e locale, l’unità viene sostenuta e incrementata da Consigli e Consulte”. “Per assicurare una normale vitalità della FS” queste strutture non siano affidate “alla sola buona volontà dei responsabili dell’animazione e del governo dei singoli gruppi ai differenti livelli”, ma siano sostenute con opportune disposizioni esplicite da parte degli organi competenti. “Spesso le difficoltà pratiche del lavoro apostolico e delle relazioni interpersonali e di gruppo nascondono l’esigenza e l’urgenza della fraternità attiva organizzata in strutture” (CdC, 37).  
 
2. LA FAMIGLIA SALESIANA LOCALE E LA SUA CONSULTA.
La Carta della Comunione e la Carta della Missione presentano la ricca fisionomia spirituale ed apostolica della Famiglia Salesiana e offrono ai Gruppi che la costituiscono preziosi contributi per riuscire a rivitalizzarla nei contesti ordinari, segnalando, tra l’altro, le Consulte Locali, come   strumento efficace.
La incertezza che ha reso solo parzialmente efficaci i tentativi di istituzione delle Consulte Locali di FS nella Ispettoria dovrebbe essere venuta meno, stando all’esito soddisfacente del recente discernimento in merito alla identità e missione della FS e alle strutture di comunione atte a renderle
vitali e visibili. E’ questo il momento in cui “la definizione di strutture possibili dovrà essere oggetto di un’attenta ulteriore riflessione da condividere tra tutti i gruppi della Famiglia Salesiana” (CdC 37).
Fatta chiarezza sulla differenza tra FS, che è il tutto, e la Comunità Educativa Pastorale o Educante, che ne sono una parte, e quindi assodata la complementarietà tra le due realtà pastorali e la diversificazione dei due principi organizzativi che le sorreggono, quello gerarchico da una parte, e quello paritario dall’altra, e, ancora, accolta come sensibilità primigenia che si rifà a D. Bosco, quella che riconosce il compito di convocare, al momento di partire, ai Salesiani, ai quali “spetta di “mantenere l’unità dello spirito e stimolare il dialogo e la collaborazione fraterna…” (Cost. 5), non resta che agire. E’ sempre necessaria, comunque,  la saggezza nel valutare le ragioni di principio e le opportunità concrete. L’istanza ben netta che la FS, “comunità formata da gruppi istituiti e ben organizzati, può ricevere stimoli per una migliore crescita e maturazione da parte di una struttura istituzionalizzata, leggera e flessibile, riconosciuta e voluta da tutti…” (CdC 37), e la discrezionalità delle persone direttamente interessate, a giudicare “l’utilità e l’efficacia apostolica” di alcune “agili strutture” (CdM 37), quali dovrebbero essere le Consulte Locali, se da una parte giustificano la ponderazione nel decidere a favore di una loro istituzione, dall’altra parte, non legittimano un ulteriore rinvio di questa soluzione.
 
2.1. La Famiglia Salesiana è “Un vasto movimento” di persone.      
Ripercorrendo le Carte della Comunione e della Missione, si ha modo di contemplare l’immagine vivida della Famiglia Salesiana e di motivarsi  a livello locale in un attento lavoro di rivitalizzazione di questa realtà carismatica ed apostolica voluta dallo Spirito Santo come dono alla Chiesa e realizzata dalla carità pastorale di Don Bosco per la salvezza della gioventù.
La Famiglia Salesiana è un “vasto movimento” di persone (CdC, 2,  CdM 36)), riunite in gruppi ufficialmente istituiti (cfr CdC 5). E’ caratterizzata dalla “fedeltà alla ricchezza profetica di D. Bosco, come risposta di fedeltà al piano di Dio” (CdC 4). Fa propria, contestualizzandola col mondo contemporaneo, “l’originale esperienza evangelica” iniziata da D. Bosco, proponendosi nel tempo come “vera scuola di santità”, grazie alla “esperienza di Spirito Santo che D. Bosco visse e continua a trasmettere ai suoi discepoli” (cfr. CdC 1). Prosegue l’impegno apostolico del Fondatore negli ambiti della promozione umana, dell’educazione e della evangelizzazione (cfr. CdC 4). Riconosce come caratteristiche specifiche della sua fisionomia quelle di essere una famiglia spirituale in sviluppo (CdC 1), una famiglia ecclesiale apostolica (CdC 2), una famiglia carismatica (CdC 3), una famiglia umanista educativa (CdC 4). I vari Gruppi danno alla FS sempre nuova vitalità, nella misura che rendono fulgide e incisive queste connotazioni caratterizzanti.
Già l’idea del movimento rimanda al dinamismo di un “progetto educativo e salvifico” che orienta vocazionalmente i vari Gruppi e li raccorda con agili ed efficaci meccanismi di comunione atti a coinvolgerli “in una prospettiva unitaria forte e ricca” (CdC 3).
L’organismo di comunione che è la consulta è in grado di favorire una più incisiva testimonianza e operosità apostolica, ottimizzando lo sprigionarsi di tutte le potenzialità proprie della FS. Questa, grazie al ruolo coordinatore delle Consulte Locali, può meglio qualificare i propri interventi sul fronte della promozione umana, e dell’educazione dei giovani e della gente del popolo.
La FS può trovare, nell’apporto della Consulta Locale, indicazioni sul piano della riflessione e sul piano dell’azione per meglio testimoniare il suo essere “Famiglia spirituale in sviluppo”, “Famiglia ecclesiale apostolica”, “Famiglia carismatica”, “Famiglia umanista educativa”.
 
2.2. La Famiglia Salesiana è “Una realtà ecclesiale di mutua comunione”.
La comunione è un campo importante, significativo, essenziale tanto per la natura stessa di FS, quanto per la sua continua vitalità. E’ sempre bene tener presente che “la nostra breve storia di Famiglia di D. Bosco ci convince che senza comunione esiste un reale pericolo di impoverimento e di infedeltà al progetto del Fondatore” (CdC, 3).
Si tratta di una comunione fondata sui “comuni valori” posseduti dai vari Gruppi: la vocazione, la missione, la fraternità.
La FS si regge soprattutto sulla fraternità che suscita a sua volta intercomunione, intercomunicazione e collaborazione.
L’intercomunione va considerata a due livelli, tra i Gruppi e tra le persone. La prima mobilita il senso di appartenenza, la coscienza dei “beni di famiglia”, il comune  “patrimonio salesiano”, cioè le ricchezze spirituali ed apostoliche dei singoli Gruppi, la ricchezza della santità già realizzata nello stile salesiano. Da tutto ciò si sviluppa l’intercomunione tra le persone che mette in gioco le caratteristiche dello spirito salesiano: il senso di accoglienza, la vicendevole confidenza, la semplicità e la gioia, l’affetto puro e profondo.
L’intercomunione deve necessariamente evolvere in intercomunicazione con la creazione di contatti vivi e non solo formali, di incontri frequenti, di occasioni per la conoscenza vicendevole, di iniziative per scambiarsi le ricchezze spirituali ed apostoliche. Anche l’intercomunicazione interessa i due piani della relazione tra i Gruppi e della relazione tra le persone. Tra i gruppi si instaura la “complementarietà” che è la circolazione delle competenze tra le diverse componenti  dell’insieme FS: uomini e donne, consacrati e presbiteri, secolari e laici, genitori e singoli, comunità e persone, responsabili della cosa pubblica e impegnati nel proprio piccolo. I gruppi intercomunicano con incontri di fraternità, di preghiera, di studio, di riflessione sulla realtà contemporanea, di formazione permanente, di promozione dello spirito salesiano. L’intercomunicazione tra le persone, inoltre, impegna il rapporto fraterno ed evangelico che si preoccupa della fedeltà alla vocazione salesiana, della crescita spirituale dei fratelli e delle sorelle, del sostegno nei momenti difficili, della partecipazione nei momenti gioiosi, della creatività nella carità.
Lo sbocco naturale della intercomunione e della intercomunicazione è la collaborazione che si esplicita anzitutto all’interno della missione generale affidata da Gesù alla chiesa (Cfr. Mt 19-20),  l’evangelizzazione, in cui tutte le forze ecclesiali sono mobilitate. “I credenti che hanno coscienza di essere parte viva della Chiesa, si mettono a servizio della sua missione, offrendo un contributo originale, a seconda dei doni ricevuti. In questo vasto movimento apostolico ecclesiale si colloca la FS” (CdM 1). Nella collaborazione alla missione ecclesiale ciascun Gruppo della FS impegna “la spiritualità apostolica” tipica di D. Bosco, conformando ad essa il proprio impegno nella Chiesa e nel mondo (CdM 3).
Di fronte a questo intensissimo programma che nasce dalla comunione, acquista immediata e fondamentale importanza lo strumento di comunione della Consulta Locale
La FS ha da verificare esplicitamente e sinceramente, utilizzando il ruolo di animazione di una Consulta Locale, quali atteggiamenti, comportamenti, sentimenti non facilitano l’intercomunione, la intercomunicazione e la collaborazione tra le persone e tra i Gruppi.
La FS nel perseguire “il reciproco arricchimento” (Cost. SDB 5) tra i vari Gruppi, utilizza  “spazi” pastorali, riscontrabili nell’esercizio di una eventuale Consulta, per valutare gli ambiti di questo arricchimento e per evitare il rischio di ritenerlo totalizzante e quindi escludente ogni altro intervento da parte di altri organismi.
 
2.3. La Famiglia Salesiana “organizza la comunione apostolica”.
“L’organizzazione della vita di famiglia” valorizza l’enorme ricchezza di “rapporti mutui” (cfr CdC, 31). I gruppi della FS, infatti, impegnati in una reciproca conoscenza intellettuale e sperimentale, hanno la possibilità di “un ampio campo affidato allo spirito di famiglia, alle relazioni interpersonali e di gruppo”. In esso si possono esperimentare “contati vivi”, “incontri di fraternità, spiritualità, preghiera”, momenti di riflessione e di studio” sul “carisma” comune  e sui carismi specifici, sulla “spiritualità” salesiana, sul “patrimonio ereditato da D. Bosco”, sulle “sfide che i segni dei tempi pongono alla FS”. Vi possono essere “informazioni costanti e istituzionalizzate tra i Gruppi”. Può essere attivata la collaborazione dei vari Gruppi nel promuovere “la pastorale vocazionale”, “la formazione dei singoli membri”, la ricerca di “adeguate risposte ai problemi dell’educazione e dell’evangelizzazione dei giovani e del ceto popolare”, “la realizzazione della missione salesiana nei suoi diversi settori e tipi di opere”, “la diffusione dello spirito di D. Bosco”.
Si impone, in definitiva, l’urgenza di una metodologia di collaborazione (CdC, 35) che è disponibilità ad assecondare un’armonia che coinvolge tutti i Gruppi in un concertato moto di danza. Fuori di metafora, si tratta di lasciarsi condurre da una “visione condivisa attorno a due elementi: il significato della missione apostolica e la coscienza di una priorità dentro l’ampio campo lasciatoci da D. Bosco…, la presenza educatrice e pastorale tra i giovani” (CdM, 34).
E’ necessario, conseguentemente “lavorare insieme” (CdC, 30), e quindi “il ritrovarsi insieme”, “il considerare insieme il bene dei giovani e della gente”, il “vivere insieme esercizi spirituali, campi scuola, ritiri spirituali, scuola animatori…”. E’ anche richiesto “aprirsi ai contesti personali e sociali dei giovani”, seguendo “l’atteggiamento dell’incarnazione del Signore che ama le realtà umane, si pone dentro come forza dinamica nella storia delle persone e del mondo, e sospinge verso il compimento totale” (CdC, 31).
Si impone una comune sensibilità al “coordinamento”, alla “reciprocità”, alla “responsabilità condivisa”, alla gratuità.
Va continuamente stimolata la capacità della FS di saper fare scelte strategiche nello stile del sistema preventivo di D. Bosco, sapendo attingere a larghe mani dalla parola di Dio, e dal magistero ecclesiale e salesiano. La Carta della Comunione e la Carta della Missione presentano l’ecclesiologia del Concilio Vaticano II, letta nell’ottica della esperienza e della missione educativa della FS. Questa prospettiva ecclesiologica va continuamente arricchita con gli apporti orientativi della Chiesa e dell’ insegnamento salesiano. La FS si ispira ai documenti ecclesiali e salesiani che presentano le tematiche del primo annuncio e della catechesi, delle problematiche sociali e delle indicazioni morali e dottrinali, delle urgenze ambientali e solidali.
Dalla esperienza si constata che lo scambio dei doni non riduce “l’autonomia e l’originalità” di ogni Gruppo e che, per di più, esso va a beneficio dei giovani: è un loro “diritto usufruire di un servizio specifico di ciascun gruppo” (CdM, 35)
Quanto all’interno di questa ottica collaborativa sia determinante il ruolo di una Consulta Locale balza immediatamente.
E’ su questo versante della fitta trama di relazioni collaborative  che la riflessione ha individuato la ricca versatilità delle Consulte Locali.
La FS, grazie al ruolo di coordinamento e di animazione  può meglio qualificare i propri interventi sul fronte della promozione umana, e dell’educazione dei giovani e della gente del popolo.
Essa può trovare nella Consulta Locale un soggetto di promozione e di stimolo nell’offrire un sostegno e un contributo di qualità alla Chiesa locale, diocesana e parrocchiale.
La presenza di una Consulta può consentire alla FS un impegno missionario all’altezza delle esigenze pastorali e delle problematiche sociali e culturali emergenti: collaborazione con altri gruppi ecclesiali in impegni di accompagnamento vocazionale, in iniziative di promozione culturale nel territorio, in attenzioni speciali verso la gente semplice e povera, come la solidarietà fattiva con i giovani in cerca di lavoro, l’accoglienza degli immigrati.
La FS deve darsi momenti e strumenti che le consentano di verificare continuamente la sensibilità nei riguardi della “nuova evangelizzazione” (CdM 1, 20), della “spiritualità apostolica” (CdM 3), dell’impegno nella “missione ecclesiale” (CdM 7) e della “originalità specifica” (CdM 35).
La Consulta Locale costituisce “il momento proprio” che la FS, come ogni famiglia, si dà perché i vari Gruppi che la costituiscono si comunichino la propria autenticità carismatica, si intendano su una comune pastorale vocazionale, progettino una comune operatività apostolica.
La Consulta Locale può promuovere cammini comuni di formazione salesiana e di progettazione pastorale, specie per affrontare in sinergia le problematiche giovanili e popolari di un territorio, consentendo così alla FS di esprimere in modo visibile e credibile la salesianità. 
La Consulta Locale è uno strumento atto a favorire la condivisione, da parte dei vari Gruppi, di progetti di apostolato ecclesiale e di impegno sociale.
La Consulta Locale può valorizzare alcuni momenti ricorrenti nella prassi ordinaria come la Giornata locale ed ispettoriale della FS, la Festa Ispettoriale, le Giornate Mariane, gli Esercizi Spirituali, per rivitalizzare la FS e sensibilizzarla attorno a istanze urgenti: la comune responsabilità nella formazione, la comune spiritualità che mette al centro la Parola di Dio e l’Eucaristia, la collaborazione con i laici e con i giovani.
La Consulta Locale può riuscire a raccordare, le varie componenti dell’esperienza salesiana presenti nel territorio, in un insieme organico e integrato che renda fruibili in un orizzonte più ampio, le specificità carismatiche locali: certi ambienti FMA avvertono l’importanza di raccordare la componente SDB e certi ambienti SDB guardano favorevolmente all’apporto delle FMA.
La Consulta Locale è un sussidio di comunione, valido per monitorare continuamente la qualità salesiana della pastorale globale della FS.
La Consulta Locale, inoltre, informando al criterio della parità l’esercizio della sua attività di coordinamento, consente di sviluppare nel modo più pastoralmente fecondo il senso di appartenenza al carisma di Don Bosco Fondatore, l’autonomia, l’originalità, la corresponsabilità, la circolazione e l’appropriazione corale di alcune esperienze formative di eccezionale rilevanza vissute dalle singole persone e dai singoli Gruppi.
 
3. LINEE OPERATIVE PER L’AVVIO DELLE CONSULTE LOCALI.
All’interno delle singole realtà pastorali va curata una maggiore intesa tra i gruppi di FS valorizzando quanto già si è esperimentato in tal senso.                                                                                                  
E’ un buon punto di partenza convocare  incontri partecipati da tutti i Gruppi per lo studio dei documenti (CdC, CdM), per l’approfondimento della spiritualità salesiana, per la sensibilizzazione comune all’importanza delle Consulte, per la comune presa d’atto delle urgenze giovanili, per l’esercizio del dialogo e la reciproca conoscenza. Sono utili a questo proposito le Conferenze annuali della FS, ma si possono pensare momenti appositi per iniziare il discorso delle consulte (giornate locali di studio…).
Va riproposta in tutte le occasioni, l’unità di tutti i Gruppi nella comune missione e un’intesa fraterna sempre più profonda, senza darle mai per scontate neppure tra due di essi presenti nella stessa CE/CEP, soprattutto utilizzando la strenna annuale del Rettor Maggiore come fulcro di comunione per pensare, formarsi e operare insieme.
Il discorso delle Consulte Locali prima di implicare l’istituzione di una struttura, sollecita l’adozione di questo stile di coralità tra i gruppi di FS. Consegue perciò che nelle CEP o nelle CE caratterizzate da struttura pastorale semplice non occorre istituire la Consulta Locale, ricordando però di assicurare tra i Gruppi, in esse esistenti, l’attenzione a quelle finalità che una eventuale Consulta vorrebbe fare salve.
Un osservatorio ideale per cogliere l’esistenza delle condizioni favorevoli alla istituzione delle Consulte Locali è l’Organismo Regionale di Coordinamento che potrebbe accompagnare i Gruppi presenti in un certo territorio ad avviarne la realizzazione.
E’ pertanto necessario che nelle Regioni della Campania/Basilicata e della Calabria, ove questo presidio pastorale non c’è, sia costituito quanto prima.
In via del tutto prioritaria però, si impone la necessità che  la Consulta Ispettoriale della FS approvi quanto prima il Capitolo IV “L’Organismo Regionale della Consulta Ispettoriale” del Regolamento “La Famiglia Salesiana dell’Italia Meridionale e le sue Consulte”. Questo Capitolo non ha ricevuto precedentemente alcuna approvazione.
All’interno dell’Organismo Regionale di Coordinamento della FS si rileggerà “il Regolamento sulle Consulte” traendone spunti operativi immediati per avviare qualche Consulta Locale, per esempio nelle città (“cittadine”, in questo caso) in cui vi sono più Opere FMA ed SDB e più Gruppi.
Per un approccio sereno alla Consulta Locale si sfati l’impressione di complessità e macchinosità nel suo funzionamento, ipotizzando una struttura lineare (un’unica Consulta Locale) che comprenda la rappresentatività di Opere e di Gruppi della FS e che abbracci ambiti diversi, dal più ristretto, quello di una sola CE/CEP, ove lo si ritiene opportuno, al più ampio (diocesano, provinciale), e prevedendo di attribuire, volta per volta, alle sue convocazioni, sia per i contenuti all’odg, che per i partecipanti, uno o più orizzonti spaziali di diverso raggio.
Nell’avviare le Consulte Locali va curata la sensibilità in ordine ad alcune prerogative della FS, quali il suo ruolo di animazione all’interno del Movimento Salesiano, il suo contatto vivo col Movimento Giovanile , il suo reggersi sulla reciprocità tra i diversi Gruppi.
Una particolare attenzione sarà quindi data dalle Consulte Locali al rapporto tra FS e Pastorale Giovanile e al clima di fraterna  parità tra i componenti, ricordando che all’interno della Consulta si sta per offrire “un servizio che non si riveste di autorità di governo, ma della gioia di garantire un cammino di fedeltà per vivere con pienezza la santità salesiana” (CdC, 36).
Per favorire un rapporto più vitale tra FS e Pastorale giovanile è conveniente far partecipare al Coordinamento Regionale il Delegato regionale della Pastorale Giovanile e alle Consulte Locali i responsabili degli Oratori e i rappresentanti dell’MGS.
 
4. UN DECALOGO DELLA CONSULTA LOCALE DI FS.
Utilizzando le indicazioni di D. Bregolin (ACG 392), si può sintetizzare  la ricca versatilità ministeriale di una Consulta Locale di FS, dando un rapido sguardo ai suoi compiti. 
Essa è “un organismo di comunione e viene convocata con lo scopo di coltivare il senso di appartenenza alla FS, in una comune riscoperta del carisma di D. Bosco che è partecipato a tutti i Gruppi e con l’intento di rafforzare la collaborazione in vista della missione giovanile”.
I suoi campi operativi sono molteplici, a livello formativo e al livello pastorale.
 
La Consulta Locale di FS
1. Propone iniziative comuni di studio di D. Bosco Fondatore per capire e assumere il suo progetto fondazionale e i suoi criteri di azione pastorale.
2. Promuove tra i Gruppi di FS la conoscenza di esperienze positive di azione pastorale, di cui è ricca la storia della Congregazione e della FS stessa: anniversari e ricorrenze sono occasioni propizie per acquisire o per approfondire tali conoscenze.
3. Favorisce l’acquisizione, da parte dei vari Gruppi, della conoscenza reciproca diretta e concreta, perché ognuno valorizzi la specifica identità degli altri.
4. Organizza esperienze concrete di FS, anche di azioni in comune, che siano pianificate e verificate con esplicito senso formativo: incontri di spiritualità e di preghiera, Esercizi Spirituali, animazione vocazionale…
5. Si premura perché il PEPS (Progetto Educativo Pastorale Salesiano) delle singole Comunità coinvolga davvero i Gruppi che con esse si relazionano, in vista della comune missione salesiana, nella consapevolezza della vicendevole autonomia e complementarietà.
6. Si applica nella conoscenza adeguata delle sfide pastorali della Chiesa locale in cui la FS è inserita: sfide generali e sfide particolari per la speciale missione salesiana.   
7. Stimola i Salesiani SDB a sentirsi parte della FS e non al di sopra di essa, in modo da acquisire il senso di appartenenza e sviluppare una visione di reciprocità (e non gerarchica).
8. Stabilisce rapporti di reciproca fiducia e di collaborazione con i Vescovi e con le forze vive della Chiesa, privilegiando le persone, i gruppi e le forze più consoni alla propria missione specifica.
9. Entra in contatto e stabilisce rapporti di particolare collaborazione con le forze della società civile interessate direttamente o indirettamente alla missione della FS.
10. Con vivo senso di Chiesa locale coinvolge la FS in un lavoro di confronto delle sfide pastorali-sociali locali con l’insieme degli impegni specifici della missione salesiana per determinare le urgenze pastorali e per rispondere con risposte adeguate, dando origine a un Progetto Educativo Pastorale Salesiano (PEPS) comune alla FS.
 

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