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Spiritualità Giovanile Salesiana
Scritto da Editore   
Indice
Spiritualità Giovanile Salesiana
Alla Radice della Vita Cristiana
Vivere Immersi nel Mistero
Vivere la Passione per il Regno
Una Storia che Continua
Tutte le pagine
SPIRITUALITÀ GIOVANILE SALESIANA
un dono dello Spirito alla Famiglia salesiana per la vita e la speranza di tutti
 
PRESENTAZIONE
Queste pagine narrano una storia che ha riempito di vita e di speranza i nostri incontri in ogni parte del mondo. In Africa, in America, in Asia, in Europa, in Oceania la spiritualità giovanile salesiana è stata il punto di riferimento e la forza di convocazione per tanti giovani, FMA, SDB, genitori, laici collaboratori, membri della Famiglia salesiana. Di più, l'attenzione alla spiritualità ci ha dato l'occasione di lavorare insieme, in comunione, come una grande famiglia che non è solo "per" ma "con" i giovani e con tutti coloro che si riconoscono nel la passione educativa di don Bosco e di madre Mazzarello.
Lo strumento di lavoro che vi presentiamo è frutto della collaborazione tra i due Dicasteri per la P G. FMA-SDB e le ispettorie.
La sua origine risale alla fine del 1993 quando un gruppo di FMA, SDB e giovani si sono incontrati per condividere con noi l'esperienza e il cammino fatto fino ad ora. Dagli anni in cui si è iniziato a usare il termine "spiritualità giovanile salesiana " (1980 circa), il cammino si è fatto via via più profondo e condiviso. I giovani e gli educatori di allora sono diventati ormai adulti ricchi di una storia che li ha visti protagonisti entusiasti nei primi incontri, nelle feste-giovani, nelle celebrazioni MM'81 e DB'88 e in tante altre iniziative messe in atto per approfondire la comune spiritualità.
Come creare continuità con queste prime esperienze per consegnare ad altri giovani, educatrici, educatori, collaboratori laici, membri della Famiglia salesiana, un patrimonio ricco del cammino percorso in questi anni in ogni parte del mondo?
Da questa istanza, espressa da alcuni giovani, è nata l'idea di offrire lo strumento di lavoro che vi presentiamo.
Esso non è un testo in più da collocare in biblioteca o da riporre sugli scaffali dei nostri ambienti. E' frutto di un dialogo e di una ricerca che si è concretizzata attraverso alcune tappe di lavoro:
una prima tappa ha visto un gruppo di giovani, FMA, SDB per una prima riflessione e stesura di un testo da inviare alle ispettorie;
una seconda tappa si e svolta nelle ispettorie con il coinvolgimento di un gruppo di persone, impegnate nell'animazione ispettoriale, per un confronto sul testo, per l'individuazione di aspetti condivisi, punti deboli, aspetti mancanti, per la proposta di eventuali integrazioni;
una terza tappa ha impegnato un piccolo gruppo nella lettura, nella sintesi delle risposte, nel confronto delle osservazioni per una ristesura del testo;
in quest'ultima tappa il testo, rivisto e rielaborato, è stato tradotto in varie lingue e inviato alle ispettorie per essere ulteriormente concretizzato dentro ogni realtà.
Si tratta dunque di uno strumento di lavoro che serve da quadro di riferimento globale. In esso l'esperienza carismatica di don Bosco e di madre Mazzarello viene riletta con le categorie teologiche di oggi. Offre le coordinate di fondo entro cui riscrivere il proprio testo ripensando all'esperienza e al cammino fatto in questi anni sulla spiritualità giovanile salesiana, alle domande dei giovani e del contesto socioculturale in cui si è inseriti.
Lo strumento di lavoro ha bisogno di essere tradotto, di acquisire "colore" locale. È questo il compito che affidiamo a ogni ispettoria o gruppo interispettoriale perché la spiritualità giovanile salesiana possa arricchirsi del "volto " concreto di ogni Continente.
Lo struniento di lavoro e rivolto in modo particolare a quanti FMA, SDB, giovani, collaboratori laici, membri della Famiglia salesiana hanno nell'ispettoria un compito di animazione a livello locale e ispettoriale. Con la loro mediazione il testo sarà presentato a tutti i membri delle Comunità Educanti, ritrovando le modalità più opportune per favorire la comprensione, l'approfondimento dei contenuti, il confronto con la prassi quotidiana, i criteri per la ritraduzione dello strumento di lavoro nella propria realtà.
Le domande di approfondimento, che sono state poste al termine di ogni parte, possono offrire l'occasione per un confronto personale e in gruppo e, soprattutto, per crescere nella consapevolezza di un dono che abbiamo tra le mani e che siamo chiamati a consegnare ad altri ricco di esperienza e di storia.
Lo strumento di lavoro è ora affidato a ogni ispettoria come tesoro prezioso da far fruttificare.
Attendiamo i diversi testi che scaturiranno dai vostri incontri per dare al presente strumento il necessario supporto di "internazionalità ", per arricchirlo del "colore " originale di ogni terra (anche nell'aspetto grafico), per continuare a scrivere insieme, nel quotidiano, la profezia di don Bosco e di madre Mazzarello.
Un grazie particolare a quanti hanno creduto nella validità dell'iniziativa e hanno donato tempo, intelligenza, energie per contribuire alla riflessione, alla stesura dei contenuti, all'impostazione grafica.
L'Ausiliatrice accompagni il nostro lavoro e la nostra disponibilità ad essere come lei "volto e parola di Dio "per gli uomini, le donne, i giovani e le giovani del nostro tempo e del futuro.

Sr. Georgina McPake                                        Don Luc Van Looy
Consigliera Gen. per la PG.-FMA                  Consigliere Gen. per la PG.-SDB
 
 
Roma, 19 marzo 1996
L'abbiamo sperimentato tutti, tante volte. Abbiamo dentro capacità imprevedibili e un coraggio che sa fare cose grandi. Spesso, però, questo dono, destinato a rendere felici tante persone, resta assopito, come il fuoco sotto la cenere. Per scatenarlo in un'avventura che lascia il segno, ci vuole l'occasione buona.
La storia della "spiritualità giovanile salesiana" è una di queste esperienze.
I Salesiani, le Figlie di Maria Ausiliatrice, molti giovani coinvolti nel compito che don Bosco ci ha affidato, hanno sempre voluto bene a don Bosco e si sono impegnati a ripeterlo con fedeltà. Un giorno, abbiamo scoperto che non bastava più ripetere tranquillamente le cose che lui diceva e non era neppure sufficiente continuare a fare i gesti che lui compiva. Il mondo, la cultura, le persone stavano cambiando profondamente. Per parlare con gente che vive in una situazione tanto diversa da quella tradizionale, era necessario scoprire strade nuove. Non volevamo abbandonare quelle già percorse dai nostri amici; ma neppure potevamo accontentarci di offrire le stesse cose.
La passione e la premura di chi sa che l'affamato non può aspettare, ci ha spinto verso una frontiera di futuro. Così abbiamo incominciato a vivere la "spiritualità giovanile salesiana". Abbiamo riscoperto un dono che ci portavamo dentro, capace di risuonare come una bella notizia a chi cercava, con trepidazione, vita e speranza.
Vogliamo raccontare questa storia, con il desiderio che s'allarghi il giro di chi ha voglia di impegnarsi, come don Bosco e Madre Mazzarello, al servizio della vita e della speranza nel nome di Gesù.

1. UNA STORIA CHE VIENE DA LONTANO
La nostra vita è piena d'interrogativi. Ciascuno ha i suoi. Ce ne sono di quelli che ci vengono dalla cultura in cui viviamo che ci vende un mucchio di desideri, per smerciare meglio i suoi prodotti. Alcuni sono tutti nostri, perché ci arrivano improvvisi da pezzi del nostro vissuto, dalle gioie e dalle angosce che ogni tanto l'attraversano. Altri, poi, li condividiamo in un giro d'amici che raccoglie ormai tantissima gente. A pensarci bene, sembrano frammenti d'umanità, domande che ci premono addosso per la semplice ragione che viviamo, speriamo, amiamo e, purtroppo, moriamo. Molti di questi interrogativi sono un grido di dolore, che brucia la nostra esistenza, per le troppe cose che avremmo il diritto di possedere e che invece ci sono rubate con violenza.
Nessuno ce la fa a resistere tranquillo, quando l'inquietudine gli martella dentro. Per questo cerchiamo, con trepidazione, risposte ai nostri interrogativi.
Don Bosco e Madre Mazzarello hanno speso tutta la loro vita per dare una risposta, seria e concreta, agli interrogativi dei ragazzi e delle ragazze del loro tempo. Forse erano diversi dai nostri, ma ne avevano di grossi anche loro.
E adesso? Possiamo continuare con le stesse loro risposte o dobbiamo cambiare registro?

Le beatitudini: la risposta di Gesù ai nostri interrogativi
Di risposte agli interrogativi che salgono dalla nostra vita, ce ne sono tante in giro: troppe per scegliere con un po' di tranquillità. Che fare?
Il Vangelo suggerisce una risposta complessiva a tutti questi interrogativi. Li afferra tutti, con l'unica grande preoccupazione di farci scoprire che Dio è un Padre che ci ama, ci vuole pieni di felicità, confortati nella speranza, impegnati a vivere veramente da figli suoi. Ha una sua logica tanto precisa che può persino sembrare strana.
L'iniziativa la prende Dio. Ci chiede di sperimentarlo, crederci e scommetterci sopra. Ci assicura un amore che accoglie, che salva, che riempie di vita... ma dice, senza mezzi termini: la misura dell'amore è sacrificare la propria vita per coloro che si amano, senza incertezze e senza troppi "se" e "ma".
Da questa prospettiva, gli interrogativi che attraversano la nostra esistenza cambiano tono. Siamo trascinati verso quel livello profondo in cui ci scontriamo con il senso della nostra vita e con la ricerca di ragioni per sperare, oltre il dolore e la morte.
Chi sono io... se Dio mi ama senza neppure verificare se mi merito il suo amore? Quando sono davvero "vivo"? La felicità che cerco disperatamente... qual è? E Dio, quella persona strana che esige di essere amato nell'amore con cui serviamo gli altri... chi è?
A tutte queste domande Gesù ha dato una risposta così sconvolgente che verrebbe voglia di chiudere il libro, se non fossimo convinti che, prima di raccontarle, Gesù ha vissuto lui per primo le "beatitudini".
 
"Beati quelli che sono poveri di fronte a Dio,
perché Dio offre a loro il suo regno.
Beati quelli che sono nella tristezza,
perché Dio li consolerà.
Beati quelli che non sono violenti,
perché Dio darà loro la terra promessa.
Beati quelli che desiderano ardentemente ciò che Dio vuole
perché Dio esaudirà i loro desideri.
Beati quelli che hanno compassione degli altri,
perché Dio avrà compassione di loro.
Beati quelli che sono puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati quelli che diffondono la pace,
perché Dio li accoglierà come suoi figli.
Beati quelli che sono perseguitati
per aver fatto la volontà di Dio,
perché Dio darà loro il suo regno" (Mt 5,312).
Le beatitudini sono una strana parola sulla vita e sulla felicità. Seducono con il fascino delle promesse e poi inchiodano in pretese dure e insolite.
Le beatitudini sono la vita di Gesù per la felicità e la libertà d'ogni uomo che soffre, l'eco della sua potenza che fa nascere vita dove c'è morte per annunciare chi è Dio.

Don Bosco e Madre Mazzarello, un dono di Dio per i giovani
E' possibile proporre le beatitudini a chi ha fame, si sente morire dentro, a chi cerca amici e solidarietà, a chi s'interroga sul senso della propria vita e si chiede se Dio ha qualcosa da dire alla sua voglia di felicità?
Se l'è chiesto un giorno anche un grande amico dei giovani.
Don Bosco, insoddisfatto dei modelli in circolazione, ha provato a scrivere il Vangelo delle beatitudini per i giovani, soprattutto per i più poveri, quelli cui nessuno di solito aveva tempo per pensare. Si è lasciato ispirare da un grande santo, cui era tanto affezionato da servirsene per dare un nome ai suoi figli: San Francesco di Sales.
Don Bosco ha trascinato nella sua passione un mucchio di gente. Prima fra tutti Maria Mazzarello. A Don Bosco e a Maria Mazzarello si sono uniti alcuni giovani e ragazze coraggiose che poi si sono chiamati "salesiani" e "figlie di Maria Ausiliatrice". Alla fine, n'è venuta fuori una storia bellissima, che ha riempito di vita e di speranza tantissima gente.
I giovani che arrivavano a Valdocco o a Mornese "si sentivano immediatamente avvolti da un clima di spontaneità, di gioia e di festa che coinvolgeva tutti". Era un'esplosione di vita cui non si poteva resistere a lungo. Questi giovani, poveri e spesso orfani almeno di speranza, scoprivano continuamente che don Bosco e Maria Mazzarello erano un dono del cuore di Dio: un modo concreto per raccontare a loro il vangelo delle beatitudini.
A Valdocco e a Mornese si respirava qualcosa che veniva da tanto lontano. La Scrittura è piena del racconto della tenerezza di Dio per il suo popolo. L'amore di Dio si manifestava soprattutto nei confronti dei più poveri e spuntava, forte e improvviso, nei momenti di particolare difficoltà. Don Bosco diceva: "Quantunque Dio ami tutti, come opera delle sue mani, tuttavia, nutre un affetto particolarissimo per i ragazzi e si delizia di loro". I ragazzi e le ragazze di Valdocco e di Mornese, nel volto concreto e quotidiano degli uomini e delle donne che avevano accettato di stare con don Bosco e con Madre Mazzarello, facevano esperienza che veramente Dio li amava molto ed erano importanti per lui.
Proprio com'è capitato tante volte nella storia della salvezza, nel clima di gioia, di amore e di accoglienza anche i giovani meno fortunati dal punto di vista spirituale si lasciarono coinvolgere da quell'esperienza speciale che sorprende e spinge a cambiare la vita. Conosciamo i nomi di alcuni di quei giovani: Michele Magone, Emma Ferrero, Francesco Besucco, Emilia Mosca.
L'allegria che regnava in Valdocco e a Mornese, era il frutto della passione dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice per i giovani, per la loro crescita nella gioia, nella libertà, nell'impegno.
Era espressione di un grande amore a Dio e alla vita.
Era soprattutto l'effetto di una valutazione positiva dell'esistenza in tutte le sue manifestazioni, che nasceva dalla certezza della presenza di Dio.
Don Bosco e Madre Mazzarello sono stati un dono grande di Dio per la vita, la gioia e la speranza di tutti. Lo sono stati in modo specialissimo per i giovani, soprattutto per i più poveri.
Essi hanno operato nella Chiesa con intensa e rinnovata responsabilità, perché hanno scoperto che Dio li ha chiamati a questo compito. Con la proclamazione solenne della loro santità e dei frutti grandi del loro servizio educativo (Domenico Savio, Laura Vicuña e tanti altri giovani "santi"), la Chiesa ha riconosciuto la validità di questo dono e ha confermato l'intuizione iniziale che lo Spirito Santo aveva visitato in modo carismatico la storia umana in favore dei giovani.
 
Il Vangelo delle beatitudini... oggi
A questo punto della storia... ci siamo noi.
Non è facile continuare a scrivere il Vangelo delle beatitudini oggi, com'è stato fatto all'inizio dell'avventura salesiana. I tempi nostri, infatti, sono molto diversi da quelli in cui è iniziata la storia salesiana. Respiriamo un clima nuovo e i sogni che illuminano la nostra esistenza sono diversi da quelli che accendevano il cuore degli amici di don Bosco.
Don Bosco e Madre Mazzarello vivevano in una stagione culturale abbastanza religiosa. Ai loro tempi, le persone religiose riconoscevano spontaneamente la sacralità della vita e interpretavano la storia alla luce dei segni della presenza di Dio. Oggi le cose non vanno più così, anche se non è facile dire esattamente come stiano andando e soprattutto sono necessarie distinzioni precise per tentare delle interpretazioni.
Da una parte, l'uomo è cresciuto in maturità e responsabilità, ha scoperto la sua autonomia, sa che non può affidare ad altri compiti e impegni che lo riguardano in prima persona. Dall'altra, però, qualcuno ha tentato di assicurare meglio questa responsabilità personale, allontanando Dio dalla vita e dalla storia dell'uomo. L'uomo è diventato molto presuntuoso. E' arrivato a convincersi di poter fare a meno tranquillamente di Dio.
I giovani vivono oggi un'intensa domanda di vita e di felicità. Purtroppo però, molti la vivono in modo disturbato. Ci sono cause strutturali: basta pensare alle tante situazioni di povertà, di disagio, d'oppressione, di guerra, diffuse nel mondo. Ci sono inoltre cause culturali: pensiamo ai modelli diffusi nella nostra cultura occidentale, che tendono a far coincidere la felicità con la quantità di cose possedute.
In questo clima, sotto lo stimolo della profezia del Concilio, la Famiglia salesiana ha cercato le strade migliori per essere ancora dono di Dio per le giovani e i giovani più poveri e abbandonati.
La lettera che il Papa ha scritto alla Famiglia salesiana nel centenario della morte di don Bosco, ha sostenuto e incoraggiato la ricerca di un modo nuovo di pensare alla vita cristiana. Diceva il Papa: don Bosco è maestro di spiritualità giovanile perché ha saputo rendere vivo il Vangelo per i giovani, accogliendoli nelle loro attese e nella loro voglia di vivere (Juvenum patris 5).
Un po' alla volta lo Spirito di Gesù ci ha aiutato a scoprire il compito affascinante che ci affidava.
Non potevamo solo ripetere le stesse parole che aveva usato don Bosco. Davamo l'impressione di parlare quasi un'altra lingua, tanto lontana da quella comunemente parlata. Dovevamo dire il cuore di don Bosco e di Madre Mazzarello dentro la vita e la cultura dei giovani d'oggi.
Nella Famiglia salesiana era chiara l'urgenza. Molti cercavano soluzioni: erano come corridori ai blocchi di partenza, nell'attesa del via.
L'opportunità provvidenziale è venuta dalla celebrazione dei due centenari MM 81, DB 88.
La Famiglia salesiana si è messa alla ricerca delle fonti e così sono state riscoperte alcune dimensioni essenziali del carisma salesiano.
A don Bosco stava a cuore l'esperienza di un modo di vivere la vita cristiana che fosse capace di unificare tutta l'esistenza. Basta ricordare un'affermazione che citava spesso: "Sia che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio" (1 Cor 10,31).
Le iniziative si sono moltiplicate. I primi timidi tentativi hanno suscitato entusiasmo. Il progetto così ha preso consistenza.
I Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice hanno incominciato a pensare, lavorare, pregare "assieme": tra loro e con i giovani. Abbiamo riscoperto che i giovani sono un grande dono per comprendere e realizzare meglio anche la nostra vocazione di educatori. Il progetto di spiritualità è diventato comune e condiviso: un pezzo importante della nostra vita da regalare a tutti, un nuovo Vangelo delle beatitudini, per continuare a scrivere quello che don Bosco e Madre Mazzarello avevano scritto per i giovani dei loro tempi e che tanti Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice hanno scritto nella gioia della loro esistenza donata per amore.
 
La spiritualità giovanile salesiana
Da oltre dieci anni, la Famiglia salesiana chiama l'esperienza spirituale, nata da questa ricerca, con una formula che ha fatto presto il giro del mondo: la "spiritualità giovanile salesiana".
Spiritualità è parola antica ed è carica di tanti significati.
Una costatazione è però fondamentale. La spiritualità non è appannaggio solo di alcuni fortunati, più impegnati di altri nella vita cristiana; nemmeno si riferisce solo allo stile d'esistenza di chi abbandona la vita quotidiana per ritirarsi a vivere nei monasteri o in qualche luogo deserto. Spiritualità è vivere la vita quotidiana nel mistero di Dio.
Gesù ci ha rivelato che Dio è al centro della nostra vita. Il suo Spirito è all'opera e plasma di sé le persone, i gesti, le situazioni. Diventa uomo e donna "spirituale" colui e colei che sanno decidersi per fare di questa presenza, misteriosa e coinvolgente, il senso della propria vita, il motivo di riferimento di ogni scelta, il fondamento della speranza.
Questa convinzione ci permette di riconoscere che don Bosco ci ha affidato un progetto di spiritualità.
Incoraggiati dalle parole del Papa che ha riconosciuto in don Bosco un "maestro di spiritualità giovanile", i suoi figli e le sue figlie accolgono la sua proposta e la riscrivono dentro le nuove sensibilità teologiche, antropologiche e educative. Nasce così un progetto di "spiritualità giovanile salesiana". L'aggettivo "salesiana" qualifica la proposta di don Bosco all'interno dei tanti modelli presenti nella Chiesa. L'aggettivo "giovanile" ricorda che questo progetto si riferisce ai giovani e assume uno stile molto giovanile anche quando è vissuto da adulti, come sono i Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice. Il sostantivo "spiritualità" richiama qualcosa di serio e impegnativo: la lunga tradizione scritta nella vita dei discepoli di Gesù. Vogliamo questa spiritualità "salesiana" e "giovanile" per viverla più intensamente, non certo per svuotarla di quelle esigenze di radicalità evangelica in cui sono vissuti tanti cristiani, prima di noi.

I segni del passaggio dello Spirito
L'esperienza della "spiritualità giovanile salesiana", vissuta in questi anni, ha rappresentato un luogo privilegiato di maturazione vocazionale. Qualcuno ha riscoperto con maggiore intensità la sua vocazione religiosa; qualche altro ha avvertito la chiamata dello Spirito ad impegnare tutta la propria esistenza, in modo radicale, per la causa del regno di Dio; qualche altro ha avvertito la chiamata ad un servizio di laicato maturo nella Chiesa secondo lo stile di don Bosco.
Molti giovani e tantissime ragazze hanno maturato uno stile di servizio verso gli altri giovani e hanno dedicato tempo e risorse in una presenza educativa, capace di riattualizzare le intuizioni più belle della tradizione salesiana. La formula e, soprattutto, i contenuti hanno fatto il giro del mondo: animatore e animazione sono un modo di realizzare, con cuore educativo, l'impegno apostolico che don Bosco e Madre Mazzarello ci hanno affidato.
Non pochi giovani e ragazze vivono questa responsabilità a tempo pieno, almeno per qualche anno della loro vita, in una delle tante forme di "volontariato".
E' nato infine il MGS, come esperienza di convergenza attorno ai valori della "spiritualità giovanile salesiana", di gruppi, associazioni e singoli impegnati educativamente nei differenti ambiti (oratorio, scuola, parrocchia, territorio).
Gli orizzonti si sono fatti ampi, il più piccolo dei semi è diventato pianta grande che estende i suoi rami ovunque ci sia un educatore appassionato, come Don Bosco e Madre Mazzarello, per la salvezza dei giovani.
 
Per l'approfondimento:
  • Come si sono incontrate la tua storia e la storia salesiana?
    • Quali elementi della storia salesiana ti hanno attirato?
    • A quali domande della tua vita la storia salesiana risponde?
  • Quali sono le domande cruciali di vita dei giovani d'oggi?
  • Se don Bosco e madre Mazzarello vivessero oggi, quali opere "nuove" penserebbero per i giovani?
  • Come membro della Famiglia Salesiana e con la tua specifica vocazione quale contributo puoi,dare alla SGS?
    • Di che cosa hai bisogno, per poter dare il tuo contributo?
    • Quali sono gli ostacoli che non facilitano il tuo inserimento nella Famiglia Salesiana?


 

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