Nell’amico ritrovato dopo oltre 40 anni riscopri l’uomo di carità ed amore. Lo riconosci ascoltando le sue parole, o meglio il suo modo di parlare. Suscita speranza e fiducia nell’anima del prossimo.
L’amore altruistico lo esprime in un sorriso naturale, radioso, dolce e ricolmo di comprensione, luce che potrebbe accendere una stella. È radicata in lui una pianta rara e preziosa, l’umiltà: questa è la sua grandezza ma anche, forse, la sua debolezza.
Roma, 5 luglio 2010
Cari amici,
Si dice che l’economia funziona, cresce, se il denaro circola. Così è anche dei beni spirituali, come l’amicizia: essa è viva, si sviluppa, arricchisce tanti se circola, se c’è scambio, comunicazione… E in questi ultimi tempi ho avuto la gioia di ricevere ed anche di fare qualche chiamata telefonica tra di noi, e sempre ho visto che alla fine ero più ricco ed avvertivo che anche l’altro con cui ero entrato in contatto sentiva lo stesso.
Per essere più concreto, quando io che sono un salesiano prete entro in contatto con qualcuno di voi che siete anche voi salesiani (perché avete nel cuore l’amore a don Bosco) che dovete portare avanti una famiglia, un lavoro nella società, mi sento più ricco in “umanità”. Spesso sono rimasto colpito dalla vostra delicatezza, dal vostro concreto senso di famiglia, dalla vostra testimonianza di vita, o dai vostri desideri più profondi… Nello stesso tempo mi sono sentito incoraggiato da tanti di voi ad essere sempre più quello che sono in quanto salesiano consacrato... ad essere cioè un testimone credibile dell’insegnamento di don Bosco.
Per tutto ciò, sperimento che sono vere le parole che ci ha rivolto il Rettor Maggiore: anche voi dovete sentirvi oggi “allievi di don Bosco a pieno titolo” e dovrete ritrovarvi di nuovo in ogni comunità o casa salesiana, come a casa vostra. Certo che anche per questo è necessario fare un po’ di cammino, ma credo che già siamo sulla buona strada – anzi – se n’è fatta già un bel po’.
Intanto cosa dobbiamo fare, cosa debbo fare io? In questi giorni ho letto una frase del padre Alberto Hurtado, un gesuita cileno – ma che può essere un modello per tutti noi salesiani – morto il 1952 (a cinquantuno anni), canonizzato come santo il 2005, che mi sembra che può essere un programma per tutti noi.
Il padre Alberto si chiedeva a 46 anni, prima di iniziare il suo lavoro sociale di raccogliere i ragazzi di strada e gli altri poveri: “A chi amare? A tutti i miei fratelli di umanità. Soffrire con le loro sconfitte, con le loro miserie, con l’oppressione di cui sono vittima. Gioire con le loro gioie. Iniziare a riportare nel mio spirito tutti coloro che ho incontrato nel mio cammino …[e comincia a ricordare brevemente, iniziando dalla sua famiglia, tutte le persone incontrate nella sua vita fino a quel momento, per concludere] Tutti quelli della mia città, della mia nazione, quelli che ho incontrato in Europa, in America...
Tutti quelli del mondo: sono miei fratelli. Rinchiuderli nel mio cuore, tutti insieme… Essere pienamente cosciente del mio tesoro, e con una offerta vigorosa e generosa, offrirli a Dio. Fare in Cristo l’unità dei miei amori”.
Penso che don Bosco, nostro padre, ci ha insegnato lo stesso. Si dice che ha avuto un cuore grande come la sabbia del mare. Forse noi suoi figli (cioè tanti tra i salesiani consacrati) l’abbiamo avuto e l’abbiamo un po’ piccolo, ma non è mai troppo tardi per imparare ad amare … Io personalmente, nonostante i miei limiti, vi voglio portare tutti nel cuore ed ho l’illusione di voler stimolare qualche mio confratello salesiano a fare altrettanto… Ma intanto cresciamo tutti noi in questa realtà e cerchiamo di manifestarla, di farla “circolare” tra quanti più è possibile: dirci che ci portiamo tutti nel cuore! Chissà che certi sogni non si realizzino!
Vostro aff.mo in don Bosco,
Antonio Castellano






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