Dire che una persona è “semplice” è spesso un modo benevolo per definirla un po’ stupida – o ignorante. È un diffuso pregiudizio che la stupidità sia semplice e che l’intelligenza sia complicata. È quasi sempre vero il contrario.
Complicare è facile, semplificare è difficile. I più grandi progressi nella filosofia, nella scienza, nella cultura, si esprimono in termini semplici e chiari. Anche nella pratica del lavoro, o nelle piccole esperienze di ogni giorno, le soluzioni più efficaci sono quasi sempre le più semplici.
L’esperienza illuminante, e spesso affascinante, della sintesi creativa – o di un’intuizione che ci aiuta a risolvere un problema – ci porta quasi sempre a constatare che la soluzione “col senno di poi” appare ovvia, ma il nostro modo di ragionare e percepire si era complicato in modo da impedirci di vederla.
Da che mondo è mondo, uno dei problemi che ci rovinano la vita è l’accumularsi di complicazioni inutili. Molte cose sono diventate più semplici, rispetto a un non lontano passato, perché abbiamo conoscenze e risorse che prima non c’erano o erano disponibili solo a pochissime persone.
Le stupide complicazioni sono una cosa molto diversa dal problema della complessità.
La complicazione «è una sorta di inquinamento intellettuale che annebbia il pensiero. Non è un segno di intelligenza, ma piuttosto il segno di una mente iperattiva affetta da bulimia. Il vero genio e la grande qualità stanno nella capacità di trasformare un problema complesso in una soluzione semplice e concretamente efficace.
Anche il mondo accademico o “intellettuale” ricorre spesso allo stesso trucco. Si esprime in modo incomprensibile per nascondere il fatto che non sa di che cosa stia parlando.
L’intelligenza è luce o lucidità – non oscurità. Lo stupido non è chi non capisce, ma chi non si sa spiegare.
Come sanno quasi tutti, kiss in inglese vuol dire bacio. Uno dei baci più affettuosi che possiamo dare o ricevere è la semplificazione in qualcuna delle tante inutili complicazioni che ci rovinano la vita ogni giorno.
C’è un grande bisogno di semplicità. Sembra che, un po’ per volta, questa percezione stia cominciando a diffondersi: c’è un crescente desiderio di semplicità.
Naturalmente non dobbiamo confondere la semplicità con il semplicismo. Una spiegazione apparentemente semplice può essere solo un’insulsa banalità, un infondato luogo comune, un preconcetto diffuso quanto stupido – o una semplificazione solo apparente che ci viene somministrata per disorientarci, per toglierci il desiderio di capire o di approfondire.
In altre parole, la complicazione è quasi sempre stupida, ma non sempre ciò che sembra semplice è intelligente.
L’arte della semplicità è difficile e sottile quanto l’esercizio dell’intelligenza. L’una e l’altro richiedono impegno, pazienza, approfondimento, un’insaziabile curiosità – e una perenne coltivazione del dubbio. Per quanto chiara, nitida ed efficace possa essere una soluzione, dobbiamo continuare a chiederci se non ce ne sia un’altra ancora più funzionale, più lucida e più semplice. È faticoso. Ma se sappiamo apprezzarne il gusto può essere molto divertente. Trovare soluzioni o spiegazioni autenticamente semplici è rasserenante, stimolante, piacevole, allegro, talvolta entusiasmante.
La semplicità è anche un’emozione. Scoprire la chiave semplice di un problema apparentemente complesso ha un intenso valore estetico. Ci dà una chiara e inconfondibile percezione di bellezza, armonia, purezza e chiarezza.
La semplicità è nel cuore, si esprime con un sorriso e con la purezza dei sentimenti, non ha bisogno di spiegazioni perché è una cosa talmente semplice che il solo fatto di cercarla, trovarla e capirla la rende complicata.
Don Bosco raccomanda la semplicità parlando di virtù altissima. Innamorarsi della semplicità è una esperienza affascinante, ricordando sempre che…
“Dio è infinitamente semplice!”






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