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Impossibile non comunicare
Scritto da Leonardo Spadavecchia   
Domenica 17 Ottobre 2010 20:24
Comunicare (dal lat. cum = con, e munire = legare, costruire, mettere in comune, far partecipe, condividere) è un’arte assai complessa che rapporta l’individuo al mondo esterno. Noi siamo degli esseri di linguaggio sia quando parliamo, sia quando invece tacciamo. Tutto è linguaggio. È vero le labbra parlano, ma anche
gli occhi, i gesti, la pelle stessa… Noi respiriamo e trasmettiamo linguaggio! A volte non ne siamo neanche coscienti! Il problema, quindi, non è quello di comunicare, visto che lo facciamo nostro malgrado, ma è quello di acquisire un savoir-faire nella comunicazione, che ci permetta di comunicare al meglio e di avvicinarci il più
possibile ad esprimere ciò che vogliamo far sapere all’altro. Trasmettere un messaggio e rendere il messaggio rendere il messaggio comprensibile non è semplice: comunicare non è informare, convincere o dimostrare. È invece lo strumento per riconoscere la dignità dell’altro ed entrare in relazione con esso. Una comunicazione efficace è proporzionale alle risorse che impieghiamo per raggiungere gli interlocutori nel loro mondo, per comprendere il modo di ragionare, le necessità, le reazioni emotive.
Tutte le brillanti idee del mondo sono prive di valore se non correttamente comunicate. La capacità di comunicare con chiarezza viene prima della capacità di sollecitare all’azione. Migliorando la capacità di farci comprendere, di farci accettare dai nostri interlocutori, aumentiamo in proporzione le buone occasioni.
Capita a volte che qualcuno fraintenda le nostre parole (ciò che egli ha sentito non era la nostra voce!). Strana “alchimia” la comunicazione, non è vero?
Purtroppo dal momento in cui il messaggio si sposta da un interlocutore all’altro, è già avvenuta una serie di passaggi che lo hanno alterato: Le preoccupazioni personali, le emozioni, il vocabolario, l’interpretazione sono tutti filtri, che a volte, possono diventare delle vere e proprie barriere al dialogo. È quindi molto difficile
essere compreso appieno come si vorrebbe! Sicuramente occorre molta più attenzione ed impegno di quanto si possa immaginare anche nel saper utilizzare parole e tono per comunicare. I bambini osservano come i genitori si rivolgono l’uno all’altro: il tono di voce, l’atteggiamento, le emozioni inespresse. Non si tratta solamente
di liti o discussioni. È importante il modo in cui mamma e papà risolvono i loro disaccordi, come comunicano per chiarire le piccole incomprensioni e come soddisfano i bisogni reciproci.
Pertanto la comunicazione non è una disciplina, ma un campo che coinvolge tutto il complesso delle attività della vita umana. Ogni tema è toccato dalla comunicazione: È solo comunicando con gli altri che s’impara a conoscerli.
Per un cristiano l’esempio più lampante di comunicazione, con la “C” maiuscola, è dato da Gesù. Egli sapeva comunicare con tutti, dal povero al ricco, dal forte al debole, dal grande al piccolo. Al suo seguito c’erano esattori delle tasse come Matteo, Simone lo Zelota, resistente agli occupanti e Giuda, detto “Iscariota” probabilmente per il pugnale usato dai resistenti più estremisti di cui sembra facesse parte… Gesù sapeva riunire persone completamente opposte tra loro e incapaci di coabitare. Comunicava con forza, convinzione, entusiasmo, originalità, pertinenza e spesso anche con impertinenza!”
Il comunicatore per eccellenza è Gesù. O mi sbaglio? D’altro canto anche noi nel nostro piccolo siamo ottimi comunicatori e non serve possedere un lessico ricco per esprimere ciò che siamo e ciò che sentiamo.
La semplicità di un gesto, la tenerezza di uno sguardo comunicano più di mille parole.
 

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