Ci sono pagine della nostra vita che assomigliano alle pagine della grande letteratura (oppure è la letteratura che quando è grande assomiglia alle pagine della nostra vita, quella vera? Mah!).
Rileggevo alcune pagine de “Il Signore degli anelli” sulla suggestione delle immagini dello splendido film che Peter Jackson ha tratto dal libro straordinario di Tolkien (non vi sembrino fuori misura i “superlativi”: chi ha tempo li rilegga o li riveda…). Riflettendo su Sam amico fraterno di Frodo, l’eroe del romanzo mi sono imbattuto in queste parole, che al termine della folle corsa e delle peripezie eroichemedita sul senso dell’esistenza in compagnia dell’amico ferito e straziato. Sentite che bello!
Sam: «È come nelle grandi storie, padron Frodo, quelle che contano davvero. Erano piene di oscurità e pericoli,e a volte non volevi neanche sapere il finale perché come poteva esserci un finale allegro? Come poteva il mondo tornare com’era dopo che erano successe tante cose brutte? Ma alla fine è solo una cosa passeggera quest’ombra… anche l’oscurità deve passare.
Arriverà un nuovo giorno e quando il sole risplenderà sarà ancora più luminoso.
Quelle erano le storie che ti restavano dentro, anche se eri troppo piccolo per capire il perché. Ma credo, padron Frodo, di capire ora, adesso so: le persone di quelle storie avevano molte occasioni di tornare indietro e non l’hanno fatto, andavano avanti perché loro erano legati a qualcosa».
Frodo: «Noi a cosa siamo legati, Sam?»
Sam: «C’è del buono in questo mondo Padron Frodo, è giusto combattere per questo.»
Le grandi storie, quelle che contano davvero.
Non c’è nulla come la vita vissuta che possa rispondere a questa definizione. Gli eroi non solo quelli di un momento: sono i costruttori fedeli che sanno dare occasioni alla vita per rendersi più vera, più degna di essere vissuta. Perché non c’è nulla come la conquista che sa dare il senso alle cose. L’amore coltivato per la persona amata, l’amore protetto nelle piccole e grandi occasioni… Diventare padri e madri, nella pazienza amorosa dell’educazione, spesso delusa e ferita, ma sempre di più amata e riconoscente. L’avventura della vita è sempre degna di essere vissuta e di diventare patrimonio della memoria, perché, anche quando conserva il ricordo del dolore è la nostra vita, quella su cui abbiamo investito tutto.
Erano piene di oscurità e pericoli.
Se ci pensiamo le favole che ci raccontavano da bambini erano piene di pericoli, di draghi e di orchi che oscuravano l’orizzonte. Era ed è il modo popolare per preparare i più piccoli alla fatica di diventare grandi, per affrontare la vita da adulti combattenti non da bambini timorosi. E tanto abbiamo fatto: abbiamo affrontato “i draghi” ed ogni nemico che abbiamo incontrato. Ogni volta abbiamo lasciato qualcosa dei nostri sogni per realizzare il nostro sogno di diventare adulti, liberi e forti. Spesso le situazioni che abbiamo vissuto hanno fatto vacillare la speranza, lasciandoci tristi lungo le strade della vita. È stato allora che la compagnia in cui confidavamo ci ha condotti. La Compagnia della fede che nella Chiesa ci ha aiutati a confidare nel Signore, e la compagnia degli affetti che ci ha sostenuti nel momento della prova.
Ma alla fine è solo una cosa passeggera quest’ombra… anche l’oscurità deve passare.
“Ha da passà a nuttata!”diceva il grande Eduardo de Filippo. Perché è innato nel cuore di ogni uomo il desiderio della luce,desiderio che nessuna notte per quanto lunga e dolorosa potranno mai cancellare. Come dicono Battisti e Mogol nella canzone citata, la vita… senza la speranza, senza la fede persa “è solo una folle corsa”. Per noi educati a dare spazio alla speranza che, fondata sulla fede nella resurrezione di Gesù, si alimenta per la costruzione di un futuro possibile, c’è sempre la luce alla fine del tunnel. Per molti, che questa educazione non hanno avuto o che l’esperienza della vita ha reso scettici, la speranza è invece solo un’illusione. Certo che ne avremmo motivo! Come non dubitare davanti al volto disorientato dei bambini giapponesi resi orfani da un immane disastro, o al pianto disperato dei genitori che i figli hanno perduto per sempre?
Più ancora come non essere sconvolti dalla precarietà dimostrata di fronte agli eventi con fonti di energia divenute fonti di morte? L’ombra sembra avvolgere la nostra povera vita. E più ancora ci sconvolge la violenza di chi massacra il suo popolo e di chi crede che con la guerra si possa fermare chi è stato fino a poco prima blandito per interesse pur sapendo della sua cattiveria!
Davvero il dubbio che ci prende a fronte del male che abita il cuore dell’uomo, quel male che con tutte le sue dittature il secolo breve appena trascorso ha così tragicamente dipinto.
È come guardare un bosco devastato da un incendio ancora fumante dove la vita sembra finita.
Eppure ripassando un anno dopo, sul nero delle piante bruciate scopriremmo i germogli della vita nuova che si riprende rigogliosa i suoi spazi. Perché la vita vince sempre: è questa la nostra coscienza, è questa la nostra fede. Omnia vincit amor!L’amore è più forte di ogni parvenza di morte ed ogni lacerazione della vita è annuncio di un nuovo incontro.
Le persone di quelle storie avevano molte occasioni di tornare indietro e non l’hanno fatto, andavano avanti perché loro erano legati a qualcosa.
Sam, l’amico fedele tesse l’elogio migliore di Frodo, l’eroe cui l’anello era stato consegnato e che ha compiuto l’impresa a scapito di tanto dolore e fatica: “Non hai mai smesso di credere all’impresa che ti era stata affidata, non hai mai rinunciato anche quando tutto sembrava dirti il contrario, quando le forze del male sembravano drammaticamente superiori. Pur tentato di tornare indietro, pur potendo farlo e rintanarti nella tristezza di una vita di quieta disperazione, hai preferito la fatica del credere contro ogni speranza”!
Noi a cosa siamo legati? C’è del buono in questo mondo, è giusto combattere per questo.
La fede si fonda “sul buono” e sul bene che abbiamo riconosciuto, che abbiamo visto e sperimentato. Ma per meno di questo non vale la pena. Non vale l’impegno della speranza una vita basata solo sul nostro piccolo mondo, una serenità falsa e guerreggiata perché sempre minacciata e in guerra con qualcuno. Non vale la fatica della speranza una vita che non ama e non accoglie la vita, non ama i bambini, non ha cura dei piccoli. Non vale niente una vita raccolta nelle pieghe di se stessa, che non sa progettare futuro, che non crede in un mondo migliore se pure diverso. C’è davvero del buono in questo mondo, ci sono eroi che valgono mille e mille volte di più dei miti di cartapesta della televisione. Ci sono eroi mille e mille volte più importanti degli arroganti che gridano più forte e vivono al di fuori di ogni regola e di ogni etica. Ma dobbiamo dirlo e insegnarlo, soprattutto ai figli della nostra generazione, troppo tentata dal compromesso o, peggio, dalla resa! Davvero dobbiamo chiedercelo: “Noi a cosa siamo legati?”
Siamo ormai a metà della Quaresima, ed è tempo di chiederci se questo cammino di liberazione lo abbiamo davvero intrapreso.
Ci è stato offerto un tempo di riconciliazione, per tornare a vivere la speranza: ne abbiamo approfittato? Oppure abbiamo lasciato nel torpore della routine le occasione per fare spazio al silenzio in cui Dio parla? Viviamo un tempo in cui siamo quasi incapaci di vedere l’enormità di bene che cresce nel mondo, sopraffatti e quasi ansiosi di crimini e delitti.
Dovremmo far digiunare l’ingordigia di notizie e fare spazio all’ascolto sapienziale della vita.
“Voglio trovare un senso a questa vita” cantava Vasco Rossi qualche anno fa… verrebbe da chiedergli se diceva per davvero. Credo di si, perche diceva anche che la sua vita “un senso non ce l’ha”. E noi? Non pensiamo che come Vasco Rossi dovremmo almeno essere alla ricerca di un significato? Diversamente se la ricerca è conclusa siamo all’anticamera della disperazione, del nichilismo dove nessuna cosa vale la pena. E dove tutto diventa lecito, ogni male ed ogni egoismo, ogni violenza ed ogni sopraffazione. Il Signore Gesù ci dice: “Venite a me tutti voi che siete affaticati e stanchi, ed io vi darò riposo”.Credo che la domanda che ci muove sia sempre il desiderio della pace, dell’abbraccio sereno del Padre in cui ogni cosa trova senso e riposo. Spesso però, ci lasciamo trascinare dal ritmo forsennato delle cose e perdiamo di vista questa che è l’unica meta, travolti da quel desiderio insaziabile di avere, di potere e di possedere che inquina ogni rapporto.
Quaresima è fare luce su queste fragilità, sui mille compromessi, sulle bugie con cui spesso ci nascondiamo. Fare silenzio è scoprire che “C’è del buono in questo mondo, è giusto combattere per questo.”
Il Signore ci attende nel segreto del cuore, nell’ascolto della voce della coscienza, nella luce che viene dall’ascolto della sua Parola. Tutto il resto è illusione. Spesso in questa illusione ci culliamo, quasi sentendoci caricati della sofferenza del mondo mentre in realtà stiamo solo chiudendoci in noi stessi.
La gioia profonda di chi “come un bimbo sereno in braccio a sua madre” si affida con animo pacificato al Signore pur nella tempesta dei suoi giorni, è la strada che la fede ci invita a percorrere.
Se la mia voce non ha più eco, se nel mio cuor non c’è più fuoco.
Se nei miei occhi è sceso un velo e nel mio mondo non c’è più cielo …
Io vorrei pregare, ma le mie mani non so unire.
Tu dammi la fede persa.
Senza di te cadrei
Scrive un alunno al suo professore:
“Non so se credere in Cristo, non so se riesco davvero a credere in qualcosa, ma ammetto che vorrei riuscire a credere in qualcuno che è sfuggito alla morte”
Auguri prof. Con affetto
Proviamo a cercare la faticosa pace del silenzio: all’inizio sarà doloroso, ma alla fine risulterà pacificante perché ci riporterà alle nostre radici, al ritorno alla casa paterna.
Troviamoci un’ora settimanale di silenzio nella corsa che è la nostra vita cerchiamo il buono in questo mondo per cui valga la pena e sarà un’esperienza di igiene mentale e spirituale che ci aiuterà a fare spazio alla fede e a ritrovare la giusta misura delle cose. Ci aiuterà anche a recuperare l’amicizia con il Signore e a fare Pasqua nella tenerezza della Sua misericordia.
Carissimi amici, la fede è un dono che il Signore fa ad ogni uomo. Sta a noi non metterlo nello sgabuzzino delle cose inutili o fra i giocattoli rotti che non possiamo vogliamo aggiustare. L’importante è che siamo chiari con noi stessi come lo è studente citato:
“Non so se credere, ma vorrei…”.
A noi il primo passo. Il resto lo fa Lui.
Buona Pasqua.






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