Ogni qualvolta mi faccio da tramite per presentare dei bambini alle coppie abilitate per l’adozione, io sento il peso della responsabilità e l’onore dell’incarico.
Questi bambini sono i figli che Dio ha preparato per loro ed aspettano solo un segno della loro volontà e generosità per lanciarsi nelle loro braccia.
Se hanno deciso proprio di formare la loro famiglia per adozione, non lascino scappare l’opportunità che Dio mette dinanzi a loro. I figli per adozione vengono allo stesso modo che i figli biologici: non si scelgono, sono un dono di Dio, dobbiamo riceverli come ci vengono, li colmiamo di amore e preghiamo Iddio che ce li mantenga sul buon cammino.
Per questo, non conta l’età, non conta il colore e neppure il sesso, quello che deve proprio contare è la voglia di formare una famiglia, di voler accogliere dei figli in seno alla famiglia, deve contare il desiderio sincero e la capacità di voler dedicarsi ad amare, educare ed aiutare a crescere degli esseri ricevuti in affidamento dal Creatore.
Infine, questi sono i nostri figli: creature che ci sono date in affidamento affinché ci dedichiamo alla loro formazione, senza l’ossessione di voler essere loro padroni o l’afflizione di essere assolutamente responsabili per il loro futuro.
Quando le coppie mettono molti paletti per decidersi a ricevere i bambini che proponiamo loro, dimostrano non essere ancora preparati e maturi per la missione di "genitori", né biologici e neppure per adozione, perché rivelano un atteggiamento egoistico di volersi sostituire al Creatore, di voler scolpire i figli secondo disegni personali. Quando agiscono così, queste coppie vivono ancora l’individualismo adolescenziale e perciò, nonostante l’apparente desiderio di voler formare la loro famiglia, molte volte nonostante anche l’età, non hanno tuttavia la capacità psicologica e spirituale di aprire lo spazio adeguato tra di loro per ricevere il dono della vita, sia che venga per la via biologica o per la via dell’adozione.
Io, come altri, che siamo strumenti nelle mani di Dio per aiutare queste coppie a ricevere il dono della vita per mezzo dell’adozione, ho dovuto più volte, in mezzo al periodo di convivenza pre-adottiva, orientare alcune coppie a ritornarsene al loro paese di origine, senza bambini, affinché non diventasse un "inferno" la loro vita e non facessero un "inferno" della vita di quei bambini.
Al contrario, ho sempre visto superare con entusiasmo le normali difficoltà dei primi approcci a quelle coppie che sin dall’inizio hanno dimostrato fiducia e generosità al ricevere le prime proposte.
Pertanto, consiglio le coppie a presentarsi all’altare dell’adozione liberi da preconcetti e col cuore aperto all’amore incondizionato.






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