Carissimi, arrivo buon ultimo, ma un contributo al nostro giornalino voglio darlo anch’io. E più precisamente, mi riferisco al nostro incontro di Santeramo.
Cosa posso aggiungere? Tanto è stato scritto, ma l’emozione provata è frutto della presenza di tutti noi, in alcuni casi di figli e famiglie, che hanno voluto partecipare di buon grado al convegno. Spicca fra tutte, e nessuno me ne voglia, la famiglia di Michele e Angela, che sono e sempre saranno nei nostri cuori e nei nostri pensieri: un abbraccio affettuoso.
Mi hanno colpito la vivacità di ognuno di noi: i movimenti e i sorrisi di tutti mi riportano indietro nel tempo; mi è sembrato di vivere ancora a Cisternino, con quel vociare, correre, gridare e condividere la quotidianità con il resto dei compagni. E, comunque, per dirlo con don Peretti, “ci siamo sentiti voluti bene. Non era l’affetto di mamma e papà, che in effetti ci mancavano, ma era l’affetto di fratelli maggiori…”. Lo stesso affetto che oggi si esprime “nell’attenzione a chi ha più bisogno, nella vicinanza affettuosa anche chi è lontano o ha perso la speranza…, ci doni don Bosco di rimanere amici come allora, perché amici come allora non ne troveremo più”.
Sono parole che ci colpiscono perché vere e perché quel periodo ha comunque segnato la nostra vita futura, indicando la strada da seguire.
L’esperienza della vita vissuta, i dispiaceri, i dolori, ma anche i momenti felici e le gioie che comunque ci sono state dispensate, possono aver contribuito ad allontanarci dalla fede. Oggi, ognuno di noi vive la Cristianità e Salesianità con gradazioni diverse; qualcuno di noi si dichiara persino ateo. Ma è possibile essere realmente atei?
Chiedo aiuto a Don Ravasi, cardinale e ministro della cultura dell’attuale “governo vaticano”. Normalmente scrive su “Famiglia Cristiana”, su “Avvenire” ecc., da poco ho scoperto che scrive anche su “L’Espresso”. Dimostra una cultura e una apertura mentale degna di persona realistica e vicina a tutti.
A proposito dell’ateo, cita Albert Camus e i suoi scritti. Uno dei concetti base dei suoi libri è: Come è possibile essere santi senza Dio?
È un punto interrogativo nell’esistenza di ognuno di noi e, a supporto di questa idea, cita Emile Cioran, “autore franco-rumeno un po’ sconvolgente, che nella sua ideale carta di identità aveva segnato: della razza degli atei, e che confessava: «Mi sono sempre aggirato attorno a Dio, come un delatore: incapace di invocarlo, l’ho spiato». E ai suoi studenti: «… quando si ascolta Bach, si vede nascere Dio. Dopo un oratorio, una cantata, una passione, Dio deve esistere». E sempre don Ravasi, cita un altro ateo doc, Ennio Flaiano. In un testo quasi autobiografico, faceva incontrare Gesù col padre di una ragazza disabile che Gli intimava: «Non voglio che Tu la guarisca, ma che la ami». E nella replica, Cristo dice. «In verità vi dico: quest’uomo mi ha chiesto ciò che veramente posso dare». Questo scriveva Ennio Flaiano, ateo doc.
Domanda: Esiste il vero ateo?






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