Avevo quasi finito l’impaginazione del giornalino, mancava solo di aggiustare qualcosina quando… Dino mi gira il contributo inviato da Donofrio dicendomi «… vedi se puoi inserirlo», l’ho letto e mi è sembrato interessante e lo propongo alla vostra attenzione.
Certo, ho dovuto fare i classici “salti mortali” per trovare il giusto spazio, rielaborare alcune pagine, ma sono contento di esserci riuscito. Buona lettura.
Il tema del perdono propone una riflessione da elaborare in due momenti fondamentali.
In primo luogo va considerato il tema del perdono di Dio e del giudizio salvifico di Dio sull’uomo che porta a distinguere tre tempi della Storia di salvezza. Tre tempi tra loro connessi e tutti rilevanti.
Un primo tempo è quello del perdono battesimale. Il perdono esercitato sull’uomo che fa il primo passo per entrare nell’Alleanza chiedendo il Battesimo.
È il primo grande perdono di Dio che si può chiamare, meglio, un condono «totale». Dio decide in assoluta gratuità di concedere grazia e misericordia: non pone alcuna condizione, neppure un minimo di buona condotta, perché tutti hanno peccato e tutti hanno bisogno della misericordia divina.
Chiede soltanto la fede nel Figlio suo, Messia e Salvatore: se credi in Gesù Cristo, fatti battezzare e sarai salvo. Il peccatore è perdonato qui con un perdono fondamentale e viene creato così di nuovo, viene fatto figlio, entra nell’Alleanza.
Un secondo tempo è quello del perdono penitenziale, cioè il perdono nel dialogo.
Una volta che l’uomo è entrato nell’Alleanza con Dio rinascendo come cristiano nella Chiesa mediante il Battesimo, se egli manca gravemente agli impegni dell’Alleanza battesimale, ferisce Dio e il perdono gli è offerto in un colloquio.
Mentre prima del Battesimo non occorre colloquio salvifico né accusa dei peccati, per chi è già entrato nell’Alleanza il dialogo è necessario in quanto la Parola di Dio redarguisce l’uomo che riconosce il suo torto specifico. Così l’uomo che si riconosce peccatore, chiede di essere rinnovato dalla potenza dello Spirito («Crea in me, o Dio, un cuore nuovo») e Dio ricrea il cuore del peccatore.
C’è, quindi, l’accusa del peccato e l’atto di perdono. Un dialogo tra Dio e l’uomo che si svolge nell’ambito di quella comunità, la Chiesa, ferita dalla rottura dell’Alleanza.
Un terzo tempo è quello del giudizio finale. Il Nuovo Testamento vi accenna chiaramente e non è trascurabile per non svilire il dono e il valore del perdono.
Alla fine della storia il Cristo verrà come giudice dei vivi e dei morti, per dare a ciascuno secondo la sua condotta. Nel giudizio finale, che sarà solo giudizio retributivo, non c’è più condono né dialogo: c’è giudizio secondo verità.
La serietà del perdono nel dialogo penitenziale per un verso aiuta a porsi nella prospettiva corretta tra condono battesimale globale e giudizio finale in cui l’uomo viene pesato con rigore secondo le sue opere, per altro verso aiuta l’uomo a crescere verso quella maturità che gli permette di presentarsi con fiducia al giudizio di Dio, giudizio che svelerà il miracolo di amore che Dio ha fatto in ciascuno di noi attraverso la Riconciliazione.
Qui è, forse, la sorgente del perdono di Dio: la Sua Riconciliazione con l’umanità.
In secondo luogo va considerato il tema del perdono dell’uomo sull’uomo.
“Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte? E Gesù gli rispose: Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette”. (Mt 18,21-35)
Questa risposta segna il perdono come una caratteristica di Dio e, allo stesso tempo, come un nostro limite superabile solo se il perdono lo si coglie come dono di Dio.
L’amore di Dio si misura e ci misura nel dono del perdono.
L’esperienza della misericordia di Dio, la coscienza di averne ricevuto e di averne bisogno ancora, ci apre la porta del perdono. Sant’Agostino riassume col dire: “Perdonàti, perdoniamo!”. Del resto Gesù l’ha posto come condizione: “Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello”. E Gesù ci insegna a pregare: “Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori” (Mt 6,12).
L’insegnamento che giunge è che, se gratuito è il perdono di Dio verso di noi, quel perdono sarà via di salvezza se da noi offerto e tradotto con la stessa gratuità agli altri.
Sono, perciò, la gratuità e, quindi, il dono le matite con cui è scritto il perdono cristiano. Per questa gratuità, per questo risanamento dell’egoismo, opera in ciascuno di noi Dio e la sua grazia.
Così, alla fine, il perdono è frutto della grazia, della vita cristiana, della disponibilità a Dio che è necessariamente disponibilità agli altri. Il perdono dell’uomo sull’uomo quindi come inizio e segno di Riconciliazione fra noi e con Dio.






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