Anche quest’anno non è mancato l’appuntamento con il Forum di Bioetica promosso dall’Osservatorio Nazionale di Bioetica degli Exallievi di Don Bosco.
La terza edizione ha avuto luogo il 14 e 15 Novembre 2009 presso l’Istituto Sant’Ambrogio di Milano, incentrata su: Quali Alleanze per un’Azione Terapeutica Responsabile. Il tema proposto quest’anno si innesta nel solco tracciato dai precedenti convegni, dedicati alla vita che nasce (I Forum, 2007) e alla vita che declina (II Forum, 2008), nell’ambito di un percorso formativo in itinere rivolto a tutti gli ex-allievi (medici e non) impegnati nella promozione della vita e della persona umana secondo i valori della fede cristiana.
Quanto vale la persona umana?
Il saluto del Presidente Regionale degli Exallievi e copromotore del Forum, dottor Maurizio Bruni, ha introdotto il Convegno con una provocazione: quanto vale - in termini di euro - la persona umana? Tutto questo per sollecitare una riflessione sulla legittimità e sui limiti delle ingerenze economiche in sanità, anche alla luce dell’ultima Enciclica Papale Caritas in Veritate. Ha paventato il rischio di una deriva aziendalistica della sanità italiana, sia pubblica che privata. Una serie di drammatici interrogativi (Dove va la professione medica?Dov’è rimasta la persona umana con i suoi diritti?) stimolava il dibattito, sulla scorta dei dati della spesa pubblica italiana, fra i più bassi in Europa in termini di investimento sul PIL (6,8% nel 2008, pari a quello dell’Estonia e inferiore all’8,54% della Francia). Il suo intervento si concludeva con l’auspicio di un impulso a nuove iniziative virtuose da parte della comunità politica, nell’interesse di tutti i cittadini e della stessa economia nazionale.
Il benvenuto di Don Previtali, Direttore dell’Istituto che ha ospitato il Convegno, si è focalizzato su un principio fondamentale nella ricerca e in particolare in ambito medico-biologico: non tutto ciò che è tecnicamente possibile è eticamente ammissibile. Competenza scientifica e riferimenti etici rappresentano i cardini di una riflessione illuminata in Bioetica, dove per i credenti un riferimento morale sicuro è rappresentato dalla visione cristiana dell’uomo.
A seguire, il dottor Bernardo Cannelli, Presidente Nazionale degli Exallievi, sottolineava l’universalità del debito formativo in materia di Bioetica, non ristretto ai soli medici o alla cerchia degli addetti ai lavori, ma a tutti gli exallievi (e non solo) consapevoli dell’importanza della posta in gioco: la vita è un bene che appartiene a tutti e non può essere lasciata nelle mani di qualcuno. Da qui la mission dell’Osservatorio di Bioetica: un movimento laicale, interdisciplinare, ispirato ai valori cristiani e al mandato civile di Don Bosco (essere “onesti cittadini” oltre che “bravi cristiani”), aperto al confronto e al dialogo con i non credenti. Il Presidente ha infine ricordato l’onda lunga provocata dall’ultimo Forum Nazionale che si è riversata nella proficua serie di incontri, dibattiti e tavole rotonde a livello Unionale (come nel caso di Liguria, Puglia, Toscana e Campania).
Notevole per densità di contenuti e per impatto emotivo è stata la relazione del professor Giuseppe Puglisi, Magnifico Rettore IULM (Libera Università di Lingue e Comunicazione) su Etica professionale tra deontologia e vincoli economici: il caso della sanità.Il richiamo storico agli autori dell’era precristiana (Ippocrate, Seneca) ha mostrato come i valori laici della filantropia e della filotecnia, coniugati al principio dell’universalità del diritto alle cure (liberi e schiavi, indigenti e stranieri) e della beneficenza (intesa come promuovere il bene evitando il danno) abbiano straordinarie assonanze con il pensiero moderno occidentale e con l’universo valoriale cristiano, sintetizzate nelle figure di Albert Schweitzer e di San Giuseppe Moscati. L’attuale spersonalizzazione delle cure sarebbe riconducibile da una parte al preponderante ruolo della tecnologia nella medicina e, dall’altra, all’ingresso di terzi soggetti (stato, società, aziende, economia) nel rapporto tra medico e paziente. Non più proponibile, inoltre, risulta il modello tradizionale tra i due soggetti (modello paternalistico: “Fai come ti dico”), poiché occorre armonizzare i principi di autonomia del paziente (attraverso il consenso informato), beneficialità (concedere al paziente solo ciò che è bene) e non maleficienza delle cure (motto ippocratico: Primum, non nocere), equità (garantire a tutti l’accesso alle cure).
Esistono tuttavia, punti di criticità irrisolti, ovvero: (1) il rischio di estremizzazione dell’autonomia decisionale (deriva contrattualistica) con tutti i risvolti del caso, dai problemi connessi al testamento biologico, alle aberrazioni dell’”utero in affitto” e del commercio di organi; (2) il problema della sostenibilità delle spese sanitarie (è possibile garantire tutto a tutti?), acuito dall’attuale tendenza all’invecchiamento della popolazione, pertanto più bisognosa di cure, dal condizionamento dell’industria nell’incremento della spesa farmaceutica e diagnostica, e all’opposto dal prevalere di criteri meramente economici nella gestione delle aziende sanitarie.
I problemi della ricerca
Auspicabile, nell’allocazione delle risorse, dovrebbe essere il richiamo ai valori di eticità, efficacia, appropriatezza, qualità delle cure ed equità, nel superamento dei rischi opposti di spreco e discriminazione. Il potere esercitato dalle multinazionali del farmaco è a tutti noto, tale da condizionare sia l’utenza (consumatori di farmaci sempre più voraci e insoddisfatti) che la classe medica (prescrittori), attraverso un’informazione manipolata, più o meno occultamente. Una ricerca svincolata dal controllo istituzionale e nelle mani della sola industria, non può garantire indipendenza e libertà; meccanismi non sempre trasparenti regolano infatti la ricerca e l’informazione scientifica (ad esempio: il divieto di pubblicare studi sfavorevoli verso un determinato farmaco, o la strumentalizzazione dei risultati orientata alla vendita); conflitti di interesse inficiano spesso la credibilità dei ricercatori e degli istituti di ricerca, quando direttamente finanziati dalle aziende; talvolta la ricerca è orientata verso ambiti più remunerativi e marginali (es. cosmetica, andrologia) che di pubblica utilità (ad esempio: AIDS, TBC, malaria); il controllo legislativo dei brevetti dei farmaci spesso impedisce la produzione e la distribuzione di farmaci salva-vita a intere popolazioni (il 25% della popolazione dello Zimbabwe è affetta da AIDS e non può permettersi di acquistare i farmaci di cui ha bisogno).
Il professor Lambertenghi Deliliers, Presidente Associazione Medici Cattolici Italiani di Milano, ha ribadito la necessità di un dialogo aperto, pacato e meditato con il mondo laico sui temi della bioetica, come auspicato dall’Arcivescovo, suggerendo inoltre il dovere formativo di ogni medico in ambito antropologico, filosofico e religioso per una migliore alleanza terapeutica.
Le riflessioni proposte dal professor Giuseppe Acocella,exallievo membro dell’Osservatorio di Bioetica (nonché Magnifico Rettore della Libera Università degli Studi San Pio V e Vice Presidente del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), hanno concluso i lavori della prima giornata. Nel rapporto medico-paziente, dove sono in gioco responsabilità e corresponsabilità, sarebbe più opportuno parlare di etica medica più che di bioetica (ormai divenuta autoreferenziale) mentre il giuramento di Ippocrate rischia di non essere più spendibile, marginalizzato dal consenso informato.
Illuminante è la distinzione tra i vari modelli medico-paziente:
(1) paternalistico: il medico, unico depositario del sapere, propone e impone la cura al paziente che vi si affida incondizionatamente (si pensi alla figura storica del “medico condotto”); si tratta comunque di un modello storicamente superato per le mutate condizioni sociali, culturali ed economiche, possibile in una società povera di informazioni, asimmetrico e, di fatto, assolutorio per il medico (una sorta di “balsamo etico” per la coscienza del curante);
(2) contrattualistico: rapporto paritetico che presuppone equilibrio tra obblighi e benefici, nonché autonomia decisionale del paziente (consenso informato); rapporto tuttavia presupposto e non sempre verificabile, che lascia aperti drammatici interrogativi (dobbiamo considerare non-persone i bambini, i soggetti in coma o con disturbi cognitivi?);
(3) utilitaristico: è il principio dell’utilità sociale, coniugato all’autonomia del paziente, a orientare ogni decisione sulla salute del paziente: modello pericoloso, in quanto, se spinto alle estreme conseguenze, in grado di legittimare comportamenti di dubbia (!) eticità, quali, ad esempio, il commercio di organi.
Il modello dell’alleanza terapeutica, o meglio delle alleanze terapeutiche, rappresenta il superamento dei precedenti modelli attraverso il confronto, il dialogo e la mediazione tra medico, paziente, famiglia, società e istituzioni nell’individuazione dei bisogni, anche inespressi, della persona malata, dei familiari (spesso accomunati con il paziente dal senso di solitudine, impotenza e angoscia) e del medico (talvolta schiacciato dal peso delle responsabilità).
Chiave di volta è il prendersi cura in senso globale, senz’altro più impegnativo di un asettico, per quanto tecnicamente ineccepibile, curare inteso come semplice somministrazione di terapie. In questo senso merita anche una più attenta definizione il consenso informato, che deve essere personale, specifico e consapevole, nonché contenere informazioni veritiere e proporzionate al grado di comprensione del paziente. Permane infine valido il richiamo all’indisponibilità della vita umana, sancito dalla Costituzione Italiana, quale argine al principio di autonomia che, se estremizzato, può aprire la strada all’eutanasia e al suicidio assistito.
Nel dibattito finale si è accennato al rischio di eugenetica connesso a un eccesso di diagnostica, come nel caso delle attuali procedure di diagnosi prenatale, e all’abuso dell’espressione “qualità di vita”,termine medico spesso utilizzato in medicina palliativa e in oncologia nei casi ai confini dell’accanimento terapeutico, contrappostaalla sacralità della vita di matrice cristiana.
Bravi cristiani e onesti cittadini
I lavori della seconda giornata sono stati aperti dal saluto del dottor Eros Tavernar, Presidente dell’Unione Exallievi dell’istituto Sant’Ambrogio di Milano, che ha ribadito il mandato di Don Bosco (bravi cristiani e onesti cittadini) alla luce del messaggio evangelico quale sorgente dell’etica e degli spunti dell’ultima enciclica papale alla globalizzazione quale opportunità di ridistribuzione delle risorse. Il commiato finale è stato uno sprone a tutti gli allievi del Forum ad essere protagonisti nel ricercare, promuovere e diffondere idee eticamente ispirate, rifuggendo l’ignavia e l’indifferenza.
Il contributo del professor Ugo Garbarini, Presidente Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano, si è focalizzato su Deontologia e corresponsabilità nella alleanza terapeutica.In particolare è stato sottolineato il rischio di spersonalizzazione nell’attuale deriva economicistica della politica sanitaria nazionale, la tendenza alla burocratizzazione della professione medica, l’aberrazione della medicina difensiva (ossia finalizzata non al bene del paziente ma alla tutela legale del medico), il falso mito della medicina iper tecnologica e onnipotente (oggi non muore più nessuno!), e alla contingentazione dei tempi (minutati e tabellati da circolari amministrative) prescritti al medico per il colloquio con i pazienti. Il richiamo alla missione del medico, mai come oggi così impopolare, e l’invito alla comunicazione con il paziente rappresentano il punto di svolta per una rivoluzione morale, antropologica e intellettuale di una classe in crisi di identità.
Il professor Maurizio Sala, avvocato ed exallievo, ha affrontato il tema Responsabilità giuridica e alleanza terapeuticaattraversola presentazione e la discussione di alcuni casi di giurisprudenza in materia sanitaria.
La relazione del dottor Antonio Frassini, esperto dell’Osservatorio di Bioetica, si è incentrata sull’alleanza terapeutica con precisi riferimenti al giuramento professionale attualizzato e sul Codice deontologico medico. Si è parlato di alleanze (al plurale), a significare una realtà unica con più referenti (medico, pazienti, famiglia, etc.) finalizzata alla migliore soluzione possibile dei problemi della persona malata (e non di una generica malattia), a ribadire la centralità e l’unicità del soggetto destinatario di cure; si è accennato alla missione del medico, secondo i principi di scienza, coscienza e sapienza (umana e cristiana), citando sia autorità religiose (il cardinal Tettamanzi) che professionali (il professor Leone e il dottor Benato, al recente Convegno della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Padova). Da ultimo è stato ribadito il concetto di terapia intesa non solo come somministrazione di farmaci e/o interventi chirurgici ma come prendersi cura di tutta la persona, e l’accenno a una medicina sostenibile e ad un’etica condivisa tra medici credenti e laici.
Il Documento finale del Forum
Il Forum si è concluso con la stesura della bozza di un documento finale che ha sintetizzato l’argomento discusso in questo Forum da parte dell’Osservatorio Nazionale di Bioetica degli exallievi di Don Bosco, in cui si è voluto:
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individuare i soggetti che realizzano la cosiddetta Alleanza Terapeutica: non solo medico curante e persona malata, ma anche famiglia, società civile e istituzioni in un rapporto di stretta correlazione (corresponsabilità) oltre che di responsabilità in un’alleanza articolata e complessa che non lasci solo il malato nella decisione terapeutica;
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stabilire l’importanza del prendersi cura in senso globale, e quindi non solo del curare (somministrare farmaci o eseguire interventi), attraverso attenzione, ascolto, prossimità, informazione corretta ed esaustiva (consenso informato), secondo scienza, coscienza e sapienza, finalizzata alla tutela della vita, della salute fisica e psichica (benessere) della persona malata, intesa comesoggetto unico e irripetibile;
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ribadire la libertà e l’indipendenza del medico rispetto ad ogni condizionamento esterno di ordine economico o utilitaristico, nel rispetto dei principi di equità edei principi ispiratori dell’arte medica (come sintetizzato nel giuramento di Ippocrate attualizzato).






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