Tra le invenzioni tecnologiche dell’uomo moderno occupano un posto di rilievo i cosiddetti mass media, i mezzi di comunicazione che sono in grado di raggiungere e formare o condizionare non solo i singoli, ma l’umanità intera: la stampa, il cinema, la radio, la televisione e simili. Poiché si rivolgono alla società, possiamo definirli anche come strumenti di comunicazione sociale.
Oggi più che mai essi sono il canale con cui apprendiamo ciò che accade nel mondo e intorno a noi. Giovanni Paolo II nel 1994 scriveva: <<La televisione ha rivoluzionato le comunicazioni influenzando profondamente la vita familiare. Oggi, la televisione è una fonte primaria di notizie, di informazioni e di svago per innumerevoli famiglie fino a modellare i loro atteggiamenti e le loro opinioni, i loro valori e i prototipi di comportamento>> (Messaggio per la XXVIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali).
I mezzi di comunicazione sono per molti la principale fonte di guida e d’ispirazione per i comportamenti individuali, familiari e sociali. In particolar modo essi influenzano i bambini, che fanno più difficoltà ad affrontare criticamente ciò che la comunicazione propone loro, e quindi spesso condizionano anche le loro scelte future, di adolescenti e giovani.
L’uomo nei mass media
Spesso l’uomo per i mass media risulta un individuo considerato non nel suo ambiente storico, nell’attimo presente che sta vivendo. Per questo la persona rischia di perdere il senso del mistero che la definisce, il suo essere immagine di Dio e questo la porta, ad esempio, fino a rivendicare il diritto assoluto alla ricerca e alla sperimentazione anche manipolando la persona (come la giustificazione di aborto ed eutanasia).
Come i discepoli di Emmaus che sapevano tutto di Gesù eppure non lo riconoscevano, perché non sono i dati o le informazioni che aiutano ad avere Fede, ma l’Amore e il cuore puro.
Altro aspetto è il consumismo. <<Attraverso le scelte di produzione e di consumo - scrive Giovanni Paolo II - si manifesta una determinata cultura, come concezione globale della vita. Rivolgendosi direttamente ai suoi istinti e prescindendo in diverso modo dalla sua realtà personale cosciente e libera, si possono creare abitudini di consumo e stili di vita oggettivamente illeciti e spesso dannosi per la salute fisica e spirituale. Il sistema economico non possiede al suo interno criteri che consentano di distinguere correttamente le forme nuove e più elevate di soddisfacimento dei bisogni umani dai nuovi bisogni indotti, che ostacolano la formazione di una matura personalità. È, perciò, necessaria ed urgente una grande opera educativa e culturale, la quale comprenda l’educazione dei consumatori ad un uso responsabile del loro potere di scelta, la formazione di un alto senso di responsabilità nei produttori e, soprattutto, nei professionisti delle comunicazioni di massa, oltre che il necessario intervento delle pubbliche Autorità>> (e quando si parla di educazione noi, come appartenenti alla Famiglia Salesiana, dobbiamo sentirci subito protagonisti chiamati in causa! ndr.). Continua il Papa: <<È necessario, perciò, adoperarsi per costruire stili di vita nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti>> (Centesimus Annus).
Spesso quindi ci troviamo di fronte a falsi maestri che insegnano a evadere da una vita intesa come responsabilità, a uscire dal corpo, dallo spazio e dal tempo, conducendo a un’impossibile liberazione che lascia soli e vittime delle proprie illusioni; oppure a chi insegna a seguire i desideri istintivi, provocando sì gioie temporanee, ma seguite da un’angoscia piena di inquietudine (come la droga). Altri situano il senso della vita nel successo e nell’accumulo di denaro senza preoccuparsi degli altri provocando ingiustizie e sfruttamento.
Gli scopi in negativo della televisione (il media per eccellenza), ad esempio, si possono sintetizzare in vendere (basta guardare come ormai a ogni film corrisponda un videogioco o a ogni cartone animato corrisponda un giocattolo), e conquistare l’audience, creando la cosiddetta “televisione del dolore” o la spettacolarizzazione delle emozioni, come nei reality show dove le regole non esistono, esistono solo l’istinto, la trasgressione e il mettersi in mostra (altro che nostra nonna, che diceva sempre che ‘i panni sporchi si lavano a casa’, indicando che i problemi andavano affrontati tra quattro mura e non in piazza!). E a ciò si aggiunge il fatto che spesso passano messaggi tipo <<Se la cava chi è furbo e disonesto con gli altri>>,<<Sei qualcuno solo se indossi una certa marca>>, <<Nessuno fa niente per niente>>, <<L’impegno non paga, carpe diem!>>…
Questa cultura del “tutto e subito”, del ”usa e getta” e del rumore (sempre con la musica nelle orecchie…o con il cellulare alla mano) dimostra che il silenzio e il futuro fanno paura… Perché il silenzio richiede di saper pensare e di sapersi ascoltare e il futuro richiede impegno e programmazione, oltre che la capacità di sognare e di fidarsi cioè di avere Fede (significa appunto fiducia).
Quale futuro?
I vescovi italiani nel 1989 già scrivevano: <<Alcuni elementi della concezione antropologica oggi dominante – e i comportamenti che ne derivano – si rivelano dunque incompatibili con la visione cristiana dell’uomo e della vita e con la morale che ne scaturisce. È pertanto sempre più necessario che i cristiani si lascino interpellare dalla cultura del nostro tempo, dalle contraddizioni, dagli interrogativi e dalle attese che parta con sé, e sappiano rileggere le attuali antropologie alla luce del disegno di Dio. Si potrà così valorizzare ogni aspetto positivo, smascherare e denunciare ciò che è negativo, portare a compimento ogni germe di verità e di bene, offrire a tutti la sorprendente novità della Rivelazione e della vita divina. È questa la via per edificare quell’autentica cultura della vita che siamo chiamati a promuovere e a servire.>>
E Benedetto XVI nel Messaggio per la XLIV Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali scrive: <<… Anche nel modo digitale deve emergere che l’attenzione amorevole di Dio in Cristo per noi non è una cosa del passato e neppure una teoria erudita, ma una realtà del tutto concreta e attuale. La pastorale nel mondo digitale, infatti, deve poter mostrare agli uomini del nostro tempo, e all’umanità smarrita di oggi, che ‘Dio è vicino; che in Cristo tutti ci apparteniamo a vicenda …>>.
La missione non è facile: occorre evangelizzare in modo vitale, in profondità e senza paura, consapevoli di essere divenuti nella Cresima presenza dell’amore di Dio, portatori di Pace e di Speranza. Per questo non possiamo tacere!
Durante le Giornate di Spiritualità il Rettor Maggiore nel suo discorso ha detto: “…Immaginiamo che una famiglia molto povera abbia ricevuto un biglietto della lotteria e che, per sua ventura, si tratti del numero premiato. Non avendo, a causa della povertà, accesso all’informazione, corrono il pericolo di non riscuoterlo! E noi, venuti a conoscenza del fatto, non può risultare indifferente informarli o no! Ebbene, tutta l’umanità, in Gesù Cristo, ha vinto il premio principale della lotteria, però più dei cinque sesti lo ignora! Quanto saremmo egoisti se non comunicassimo loro questa notizia che, come dice Benedetto XVI, ‘dà un nuovo orizzonte alla nostra vita’ presente, e soprattutto, alla vita eterna”.
Per questo dobbiamo prepararci a usare i mezzi di comunicazione sociale che ci permettono una comunicazione globale. Nel Messaggio per la XLIV Giornata Mondiale delle comunicazioni Benedetto XVI afferma ancora: <<… I nuovi media, pertanto, offrono innanzitutto ai Presbiteri prospettive sempre nuove e pastoralmente sconfinate, che li sollecitano a valorizzare la dimensione universale della Chiesa, per una comunione vasta e concreta; ad essere testimoni, nel mondo di oggi, della vita sempre nuova, generata dall’ascolto del Vangelo di Gesù, il Figlio eterno venuto fra noi per salvarci.>>
Bisogna quindi farsi “buoni samaritani” dei giovani, spesso abbandonati, colpiti e depredati; cui spesso non manca niente di materiale, ma che si sentono soli e non ascoltati o non accolti.
Questa chiamata, che incarna in modo vivo e urgente il carisma di San Francesco di Sales e di Don Bosco, chiede un impegno deciso e fedele, anche nelle nostre famiglie, un dialogo con le agenzie educative e con le fonti di comunicazione presenti nel territorio cercando anche il dibattito costruttivo per educare al senso critico. Essa chiede di farsi promotori di ciò che è formativo ed esprimere il nostro giudizio a chi si assume la responsabilità di lavorare nel campo della comunicazione.






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