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La Vocazione dei Salesiani Cooperatori
Scritto da Don Tommaso De Mitri, sdb   
Giovedì 11 Novembre 2010 00:28
LA VOCAZIONE DEI SALESIANI COOPEATORI E
L’ESORTAZIONE APOSTOLICA DI GIOVANNI PAOLO II“CHRISTIFIDELES LAICI”
(su vocazione e missione dei laici nella Chiesa e nel mondo: 30.12. 1988)
 
SUSSIDIO PER LA FORMAZIONE DEI LAICI DEI GRUPPI DELLA FAMIGLIA SALESIANA PER L’ANNO PASTORALE 2010-2011
 
Il presente contributo è nato come apporto alla proposta formativa dei Salesiani Cooperatori per l’anno pastorale 2010 -2011.
La proposta formativa dei Salesiani Cooperatori per il nuovo anno associativo si ispira, come ogni anno, alla Strenna del Rettor Maggiore Don Pascual Chávez per l’anno 2011 “Venite e vedrete” che, partendo dal brano del Vangelo di San Giovanni (1,35-42), riguardante la chiamata dei primi apostoli, intende mobilitare tutta la Famiglia salesiana a riconoscersi come comunità convocata dal Signore per convocare tutti i cristiani a vivere la vita come vocazione e ad accogliere le eventuali chiamate a progetti di vita di particolare impegno vocazionale nella Chiesa e nella società.
E’ sembrato opportuno riprendere in mano la Esortazione apostolica di Giovanni Paolo II del 1988 per fare memoria della comune vocazione battesimale di ogni cristiano, sulla quale si fondano le altre vocazioni specifiche che il Signore nel corso della vita può fare ad ogni persona.
L’Esortazione è ripartita in modo da costituire un valido punto di riferimento per i vari passi del cammino formativo distribuiti nell’arco dell’anno, dal periodo di inizio d’anno, al tempo pasquale e al mese mariano, passando per l’Avvento e il Natale, il Mese Salesiano, il tempo Ordinario, e la Quaresima. L’ultima tappa, quella relativa al Mese di Maggio- Giugno offre una sintesi del Documento della CEI “Per un Paese solidale. Chiesa Italiana e Mezzogiorno”, da cui sono tratti alcuni spunti per la riflessione e l’impegno nel contesto del nostro Sud d’Italia e di tutti i Sud del mondo.
La sequenza della trattazione presenta i vari aspetti della vocazione di ogni laico cristiano che in virtù della consacrazione battesimale può fare della propria vita un culto spirituale a Dio gradito: “Laici nel mondo, responsabili verso la storia”: “la comunione ecclesiale”, “l’impegno apostolico”, “al seguito di Cristo nello stile di Don Bosco”,  “ciascuno con la propria vocazione”, “sempre illuminati dalla luce di Cristo”, “solidali con il Sud del proprio paese e con tutti i Sud del mondo”.
Questo contributo è stato utilizzato dalla Proposta formativa ASC (Associazione Salesiani Cooperatori) dell’Italia- Medio Oriente e Malta con opportuni criteri selettivi.
Esso si presta anche ad essere utilizzato in modo monografico da altri laici appartenenti all’associazionismo salesiano (Exallievi/e di Don Bosco, ADMA) come sussidio per il cammino formativo personale o di gruppo.
 
Don Tommaso De Mitri, Delegato della FS della Puglia
Lecce, 21 Ottobre 2010

PRIMA TAPPA: INIZIO ANNO
L’AMBIENTE, LA COMUNITA’
  
APPROCCIO ALLA CHRISTIFIDELES LAICI
Sintesi dell’introduzione e della Parte I
Nell’introduzione l’Esortazione apostolica invita i laici ad operare, a non stare oziosi come gli operai della parabola (Mt 20, 6-7): andate anche voi nella mia vigna. L’invito è rivolto ad ogni uomo che viene in questo mondo. Anche i fedeli laici sono personalmente chiamati dal Signore, dal quale ricevono una missione per la Chiesa e per il mondo: perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? La vigna  dove i fedeli laici sono chiamati a lavorare è questo nostro mondo con le sue problematiche concrete  (1-3).
Accogliere l’invito di Gesù è urgente in un contesto di indifferentismo religioso e di ateismo che si manifesta in un secolarismo diffuso. E’ in corso una scristianizzazione che reclama una nuova evangelizzazione. Nonostante tutto questo però persiste il bisogno religioso degli uomini. Interpellano inoltre l’impegno dei fedeli laici il fenomeno della conflittualità che lacera la famiglia umana e l’aspirazione universale alla pace nella giustizia e, ancora, l’esposizione dell’essere umano a umilianti e aberranti forme di strumentalizzazione che lo rendono miseramente schiavo del più forte (ideologia, potere economico, sistemi politici disumani, tecnocrazia scientifica, invadenza dei mass-media), misconoscendo la sacralità della persona. Nonostante tutto l’umanità può sperare nell’intervento di Cristo redentore dell’uomo e del mondo. Alla Chiesa e, in essa, ai laici spetta annunciare e testimoniare questa notizia.  (4-7).
 
La Prima Parte è intitolata: Io sono la vite e voi i tralci. La dignità dei fedeli laici nella chiesa-mistero
I laici non sono solo gli operai della vigna, ma fanno parte della vigna stessa, tralci della vite-Cristo.
Nel concilio si cominciò a dare dei laici una definizione in positivo, la loro vocazione consiste in particolare nel “cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio” (LG 31) (8-9).
I laici nel battesimo sono incorporati in Cristo vera vite, sono pietre vive dell’edificio spirituale (1Pt 2,5) (10-13), partecipi dell’ufficio sacerdotale (offrire la propria vita uniti al sacrificio di Cristo) profetico (annunciare il vangelo) e regale (dare alla creazione il suo valore, ordinare il creato al vero bene) di Gesù Cristo (14).
È l’indole secolare “propria e peculiare” del laico che per il Vaticano II lo distingue dal presbitero e dal religioso. Tutti i membri della chiesa hanno tale indole, ma in forma diversa. I laici la vivono in modo speciale: vivono nel mondo, “il mondo diventa così l’ambito e il mezzo della vocazione cristiana dei fedeli laici”, ed è dall’interno di esso che essi contribuiscono alla santificazione del mondo come sale, luce e lievito (15).
La prima e fondamentale vocazione è quella alla santità ossia alla perfezione della carità, essa riguarda tutti, chierici e laici. Qui fondamento sono il battesimo, l’eucaristia e la vita di sequela del discepolo (16).
Di specifico per il laici tale comune vocazione alla santità si esprime “in modo peculiare nel loro inserimento nelle realtà temporali e nella loro partecipazione alle attività terrene”, la santificazione avviene in famiglia, nella vita professionale e sociale. Questa è anche la loro missione di testimonianza (17).
 
TESTI PROPOSTI PER LA RIFLESSIONE
Partecipi dell’ufficio sacerdotale, profetico e regale di Gesù Cristo (14)
…La partecipazione dei fedeli laici al triplice ufficio di Cristo Sacerdote, Profeta e Re trova la sua radice prima nell'unzione del Battesimo, il suo sviluppo nella Confermazione e il suo compimento e sostegno dinamico nell'Eucaristia. E’ una partecipazione donata ai singoli fedeli laici, ma in quanto formano l'unico Corpo del Signore. Infatti, Gesù arricchisce dei suoi doni la Chiesa stessa, quale suo Corpo e sua Sposa. In tal modo i singoli sono partecipi del triplice ufficio di Cristo in quanto membra della Chiesa, come chiaramente insegna l'apostolo Pietro, che definisce i battezzati come «la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato» (1Pt 2,9). Proprio perché deriva dalla comunione ecclesiale, la partecipazione dei fedeli laici al triplice ufficio di Cristo esige d'essere vissuta e attuata nella comunione e per la crescita della comunione stessa…
 
I fedeli laici e l'indole secolare (15)
…Le immagini evangeliche del sale, della luce e del lievito, pur riguardando indistintamente tutti i discepoli di Gesù, trovano una specifica applicazione ai fedeli laici. Sono immagini splendidamente significative, perché dicono non solo l'inserimento profondo e la partecipazione piena dei fedeli laici nella terra, nel mondo, nella comunità umana; ma anche e soprattutto la novità e l'originalità di un inserimento e di una partecipazione destinati alla diffusione del Vangelo che salva.
 
Chiamati alla santità (16)
…La vita secondo lo Spirito, il cui frutto è la santificazione (Rom 6,22; Gal 5,22), suscita ed esige da tutti e da ciascun battezzato la sequela e l'imitazione di Gesù Cristo, nell'accoglienza delle sue Beatitudini, nell'ascolto e nella meditazione della Parola di Dio, nella consapevole e attiva partecipazione alla vita liturgica e sacramentale della Chiesa, nella preghiera individuale, familiare e comunitaria, nella fame e nella sete di giustizia, nella pratica del comandamento dell'amore in tutte le circostanze della vita e nel servizio ai fratelli, specialmente se piccoli, poveri e sofferenti.
 
Santificarsi nel mondo (17)
…La dignità cristiana, fonte dell'eguaglianza di tutti i membri della Chiesa, garantisce e promuove lo spirito di comunione e di fraternità, e, nello stesso tempo, diventa il segreto e la forza del dinamismo apostolico e missionario dei fedeli laici. È una dignità esigente, la dignità degli operai chiamati dal Signore a lavorare nella sua vigna: «Grava su tutti i laici - leggiamo nel Concilio - il glorioso peso di lavorare, perché il divino disegno di salvezza raggiunga ogni giorno di più tutti gli uomini di tutti i tempi e di tutta la terra» (LumenGentium, 33).
 
Icone vocazionali di riferimento:
Gv 1,37-42 “venite e vedete”,
Mc 3,13-19 “li scelse perché stessero con lui e per mandarli a predicare”,
Mt 20,1-8   “Andate anche voi nella mia vigna”
 
Sguardo d’insieme: laici nel mondo, responsabili verso la storia: la comunione ecclesiale.
Questa Prima Tappa intende incrementare in ognuno di noi la consapevolezza del dono  prezioso che rappresenta per l’uomo comune la chiamata alla vita, e per il fedele cristiano la vocazione laicale prima e le successive altre vocazioni specifiche che lo Spirito del Signore continuamente suscita. La rilettura dell’Esortazione apostolica del Santo Padre Giovanni Paolo II “Christifideles laici” ci offre  una fondamentale riflessione sulla comune vocazione battesimale che è il fondamento di ogni altra vocazione specifica che la differenzia sul piano carismatico e apostolico. L’Esortazione prende in particolare considerazione la prima specificazione della vocazione cristiana comune a tutti i membri della Chiesa, quella laicale, e ne presenta il robusto profilo spirituale e l’impegnativa testimonianza apostolica, che nascono da un discepolato appassionato nello “stare” con Cristo e da una gioiosa accoglienza del compito missionario di un apostolato intraprendente.
La dignità e la vita cristiana del fedele laico ricevuti in dono nel santo battesimo sono orientati, grazie all’assistenza dello Spirito Santo, alla più piena conformazione alla persona del Signore Gesù. Il fedele laico non ha dinanzi a se un ideale più blando di vita cristiana ma un cammino che lo porta ad una fede matura, pensata, e ad una vita ad essa ispirata, e connotata da una misura alta di santità.
Il Salesiano Cooperatore e la Salesiana cooperatrice sono invitati a prendere coscienza della propria realtà di fedele cristiano o di fedele cristiana alla quale un bel giorno il Signore ha fatto il dono di una chiamata specifica con la vocazione salesiana, giunta poi ad abbracciare l’ideale di vita dell’Associazione di laici e sacerdoti o diaconi diocesani, chiamata “Associazione dei Salesiani Cooperatori”.
La Vocazione Salesiana del Salesiano Cooperatore e della Salesiana Cooperatrice è una tipica esperienza evangelica al seguito di Don Bosco di cui condividono lo spirito e il progetto apostolico della educazione e della evangelizzazione dei giovani. Essa propone la visione cristiana della vita improntandola di una particolare identità carismatica e di una particolare modalità della carità pastorale attenta alla opzione giovanile. Perciò si riscontrano nella vita spirituale e nella vita apostolica dei Salesiani Cooperatori tutti gli orientamenti e tutte le sensibilità tipiche della vita cristiana autentica che la Chiesa propone ai suoi fedeli laici e ai suoi ministri ordinati inseriti nelle diocesi, ma sono configurati alle istanze carismatiche e apostoliche della missione salesiana. Il sentirsi appartenere alla Chiesa e al mondo in maniera coinvolta e responsabile, con l’attenzione a “costruire una rete di relazioni sempre più coerentemente umane” si dota della tradizionale “pedagogia” della bontà” che, alla luce della “esperienza di Valdocco”  sa fare di tutte le  realtà aggregative (famiglia, comunità ecclesiale, società civile, livelli dell’Associazione, posti di lavoro e professionali), esperienze di vera comunione, di corresponsabilità e di orientamento a progetti di vita.
I tre brani evangelici di intonazione vocazionale proposti, Gv 1,37-42, “venite e vedete”, Mc 3,13-19, “li scelse perché stessero con lui e per mandarli a predicare”, una importante condizione per una proposta vocazionale autentica.
Bisogna lasciarsi interpellare dalla necessità di convocare. E’ sempre il Signore che chiama, ma lungo la storia continua a farlo attraverso le mediazioni: così è stato per i Salesiani Cooperatori quando per ciascuno è scoccata l’ora della chiamata. La memoria di volti, luoghi, esperienze, incontri, relazioni e mediazioni attraverso i quali la vocazione è arrivata a ciascuno di loro, è stata personalmente assunta, approfondita, gustata,  ed è motivo di umiltà e gratitudine, ma è anche motivo di impegno vocazionale nell’orientamento e nell’accompagnamento dei giovani.

SECONDA TAPPA: AVVENTO E NATALE
RICONOSCERE GESU’
 
APPROCCIO ALLA CHRISTIFIDELE LAICI
Sintesi della Parte II: Tutti tralci dell’unica vite. La partecipazione dei fedeli laici alla vita della chiesa-comunione
La chiesa è costituita dalla comunione viva e vivificante con Gesù e tra i suoi membri (18).
In questo contesto si chiarisce la missione dei laici, all’interno di una ecclesiologia di comunione scaturita dal Vaticano II (19).
Questa comunione ecclesiale è organica, con diversità e complementarietà (20).
Attraverso i ministeri i laici operano nella chiesa e così partecipano al ministero di Cristo (21).
Vi sono i ministeri ordinati che continuano il ministero degli apostoli e che consentono di agire nella persona di Cristo capo (22).
Anche i laici partecipano al ministero sacerdotale, profetico e regale di Cristo grazie al battesimo e alla cresima ed eventualmente al matrimonio. Talvolta i laici possono anche fare supplenza dei ministri ordinati, ma resta loro specifica la testimonianza nel mondo del lavoro, cultura, arte etc.
Si accenna poi al lettorato e accolitato (23).
Il servizio nella chiesa risponde ad un carisma ricevuto dallo Spirito Santo, questi carismi vanno vagliati con attenzione (24).
I laici operano nella propria chiesa locale che è chiesa in vitale legame con la chiesa universale. Si favoriscano i consigli pastorali diocesani, i sinodi diocesani (25).
Va riscoperta poi la parrocchia (26).
Nella quale operano i fedeli laici in comunione con i sacerdoti (27).
Ogni laico deve sentirsi a pieno titolo membro della chiesa svolgendo un apostolato che è, prima di tutto, personale e dunque capillare (28).
Importante è l’operare associato dei fedeli laici nei diversi movimenti uniti dalla stessa finalità: portare il vangelo di Cristo. A loro va assegnata la libertà associativa come diritto, non come concessione (29).
Ci sono comunque dei criteri di ecclesialità che consentono di vagliare queste aggregazioni laicali: primato da dare al raggiungimento della santità, responsabilità di confessare la chiesa cattolica, la testimonianza di una comunione salda e convinta con il papa e il vescovo, la conformità e la partecipazione al fine apostolico della chiesa, l’impegno di una presenza nella società (30).
Ai vescovi spetta di vigilare con autorità, alle aggregazioni più presenti è richiesto un riconoscimento ufficiale. Si cita qui l’Azione Cattolica.
 
TESTI PRPOSTI PER LA RIFLESSIONE
Ministeri, uffici e funzioni dei laici (23)
La missione salvifica della Chiesa nel mondo è attuata non solo dai ministri in virtù del sacramento dell'Ordine ma anche da tutti i fedeli laici: questi, infatti, in virtù della loro condizione battesimale e della loro specifica vocazione, nella misura a ciascuno propria, partecipano all'ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo…
La recente Assemblea del Sinodo ha presentato un ampio e significativo panorama della situazione ecclesiale circa i ministeri, gli uffici e le funzioni dei battezzati. I Padri hanno vivamente apprezzato l'apporto apostolico dei fedeli laici, uomini e donne, in favore dell'evangelizzazione, della santificazione e dell'animazione cristiana delle realtà temporali, come pure la loro generosa disponibilità alla supplenza in situazioni di emergenza e di croniche necessità.
In seguito al rinnovamento liturgico promosso dal Concilio, gli stessi fedeli laici hanno acquisito più viva coscienza dei loro compiti nell'assemblea liturgica e nella sua preparazione, e si sono resi ampiamente disponibili a svolgerli: la celebrazione liturgica, infatti, è un'azione sacra non soltanto del clero, ma di tutta l'assemblea. È naturale, pertanto, che i compiti non propri dei ministri ordinati siano svolti dai fedeli laici. Il passaggio poi da un effettivo coinvolgimento dei fedeli laici nell'azione liturgica a quello nell'annuncio della Parola di Dio e nella cura pastorale è stato spontaneo …
I vari ministeri, uffici e funzioni che i fedeli laici possono legittimamente svolgere nella liturgia, nella trasmissione della fede e nelle strutture pastorali della Chiesa, dovranno essere esercitati in conformità alla loro specifica vocazione laicale, diversa da quella dei sacri ministri. In tal senso, l'Esortazione Evangelii nuntiandi, che tanta e benefica parte ha avuto  nello stimolare la diversificata collaborazione dei fedeli laici alla vita e alla missione evangelizzatrice della Chiesa, ricorda che «il campo proprio della loro attività evangelizzatrice è il mondo vasto e complicato della politica, della realtà sociale, dell'economia; così pure della cultura, delle scienze e delle arti, della vita internazionale, degli strumenti della comunicazione sociale; ed anche di altre realtà particolarmente aperte all'evangelizzazione, quali l'amore, la famiglia, 'educazione dei bambini e degli adolescenti, il lavoro professionale, la sofferenza. Più ci saranno laici penetrati di spirito evangelico, responsabili di queste realtà ed esplicitamente impegnati in esse, competenti nel promuoverle e consapevoli di dover sviluppare tutta la loro capacità cristiana spesso tenuta nascosta e soffocata, tanto più queste realtà, senza nulla perdere né sacrificare del loro coefficiente umano, ma manifestando una dimensione trascendente spesso sconosciuta, si troveranno al servizio dell'edificazione del Regno di Dio, e quindi della salvezza in Gesù Cristo»…
 
L’impegno apostolico nella Parrocchia (27)
… Si abituino i laici a lavorare nella parrocchia intimamente uniti ai loro sacerdoti, ad esporre alla comunità della Chiesa i propri problemi e quelli del mondo e le questioni che riguardano la salvezza degli uomini, perché siano esaminati e risolti con il concorso di tutti; a dare, secondo le proprie possibilità, il loro contributo ad ogni iniziativa apostolica e missionaria della propria famiglia ecclesiastica»…
Nelle circostanze attuali i fedeli laici possono e devono fare moltissimo per la crescita di un'autentica comunione ecclesiale all'interno delle loro parrocchie e per ridestare lo slancio missionario verso i non credenti e verso gli stessi credenti che hanno abbandonato o affievolito la pratica della vita cristiana…
 
Forme aggregative di partecipazione (29)
La comunione ecclesiale, già presente e operante nell'azione della singola persona, trova una sua specifica espressione nell'operare associato dei fedeli laici, ossia nell'azione solidale da essi svolta nel partecipare responsabilmente alla vita e alla missione della Chiesa…
Queste aggregazioni di laici si presentano spesso assai diverse le une dalle altre in vari aspetti, come la configurazione esteriore, i cammini e metodi educativi, e i campi operativi. Trovano però le linee di un'ampia e profonda convergenza nella finalità che le anima: quella di partecipare responsabilmente alla missione della Chiesa di portare il Vangelo di Cristo come fonte di speranza per l'uomo e di rinnovamento per la società…
 
Criteri di ecclesialità per le aggregazioni laicali (30)
È sempre nella prospettiva della comunione e della missione della Chiesa, e dunque non in contrasto con la libertà associativa, che si comprende la necessità di criteri chiari e precisi di discernimento e di riconoscimento delle aggregazioni laicali, detti anche «criteri di ecclesialità»…
I criteri fondamentali ora esposti trovano la loro verifica nei frutti concreti che accompagnano la vita e le opere delle diverse forme associative quali: il gusto rinnovato per la preghiera, la contemplazione, la vita l  iturgica e sacramentale; l'animazione per il fiorire di vocazioni al matrimonio cristiano, al sacerdozio ministeriale, alla vita consacrata; la disponibilità a partecipare ai programmi e alle attività della Chiesa a livello sia locale sia nazionale o internazionale; l'impegno catechetico e la capacità pedagogica nel formare i cristiani; l'impulso a una presenza cristiana nei diversi ambienti della vita sociale e la creazione e animazione di opere caritative, culturali e spirituali; lo spirito di distacco e di povertà evangelica per una più generosa carità verso tutti; la conversione alla vita cristiana o il ritorno alla comunione di battezzati «lontani»…
 
Icone vocazionali di riferimento
Mt 2,1-12 (I Re Magi)
Gv 15,1-4 “Rimanete in me e io in voi”
 
Sguardo d’insieme: Laici nel mondo, responsabili verso la storia: l’impegno apostolico.
La vocazione salesiana nella prima tappa è stata esaminata nell’ottica della economia di comunione che deve innervare ogni aggregazione umana ed ecclesiale, suscitando a tutti i livelli senso di appartenenza coinvolta e di responsabilità. In questa seconda tappa essa è vista nella sua implicanza apostolica.
Giovanni Battista presenta a due dei suoi discepoli  Gesù quale “agnello di Dio”. Il suo gesto e le sue parole indicano il passaggio di testimone dall’Antico al nuovo Testamento. Attraverso il mistero dell’Incarnazione si è fatto vicino all’umanità il figlio di Dio che dà la vita per i suoi amici. Con l’irruzione in Gesù del Regno di Dio sulla terra, la storia umana esperimenta ed è abilitata a realizzare l’amore vero nelle sue possibilità sconfinate. La prima istanza che ne è conseguita per tutti e in modo particolare per i membri della Chiesa è la comunione degli uomini con Dio e tra di loro. La seconda urgenza che si è imposta per tutti e a maggior ragione per i Battezzati è la partecipazione alla missione della Chiesa. Questo è possibile però solo nella misura che ci si conforma a Cristo Signore. L’invito rivoltoci da Lui “rimanete in me ed io in voi” è da tenere costantemente presente. Vita interiore alimentata di Parola di Dio, di contemplazione e di spiritualità eucaristica è la condizione indispensabile per una feconda vita di azione apostolica. I Salesiani Cooperatori hanno come modello fulgido di questa armoniosa fusione di profondità spirituale e carità pastorale. Tutto il processo formativo che coinvolge, attraverso i Delegati e le Delegate, i Salesiani di Don Bosco e le Figlie di Maria Ausiliatrice, tanto quello che precede l’ingresso all’Associazione come quello permanente che in essa è curato, mira a favorire l’acquisizione di questa armonica integrazione tra l’aspetto mistico di intima familiarità con le tre Divine Persone il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo e quello ascetico che esprime l’ardore apostolico tipico della Chiesa, orientandolo in modo specifico alla missione educativa ed evangelizzatrice dei giovani e dei ceti popolari. Le istanze della nuova evangelizzazione e del nuovo umanesimo cristiano premono ma non possono prescindere mai da una profonda comunione con Cristo e una continua conformazione a Lui, il cui “volto”, carità nella verità” è “vocazione per noi ad amare i nostri fratelli nella verità del suo progetto”.    
 
TERZA TAPPA: MESE SALESIANO
DON BOSCO TESTIMONE DELL’AMORE
 
APPROCCIO ALLA CHRISTIFIDELES LAICI
Sintesi della Parte III: Vi ho costituito perché andiate e portiate frutto. La corresponsabilità dei fedeli laici nella chiesa-missione
In comunione con Gesù si porta frutto, ma essa deve anche generare comunione nella chiesa: così si attua una missione in cui i laici hanno una grossa responsabilità (32).
È l’opera dell’annuncio del vangelo (33).
Le nazioni del primo mondo sono in difficoltà, vivono come se Dio non ci fosse. L’indifferenza non è meno grave dell’ateismo. In altre è viva la pietà cristiana e la religiosità popolare, ma vi è il pericolo della secolarizzazione e della diffusione delle sette: dunque ci vuole una nuova evangelizzazione e rifare il tessuto di una società cristiana. I laici debbono testimoniare Cristo che dà le risposte alle grandi domande. Lo faranno attraverso la catechesi (34).
La missione va poi rivolta a chi ancora non conosce Gesù: devono migliorare i rapporti con i fedeli di altre religioni. E’ necessario incrementare le vocazioni missionarie. (35).
La chiesa dice la verità sull’uomo e l’uomo è la via fondamentale della chiesa (36).
Ogni persona umana ha una dignità inviolabile, vale per quello che è, non per quello che ha ed è sempre un valore in sé. Tutti gli uomini sono allora uguali e non è ammissibile qualsiasi forma di discriminazione di qualsiasi livello. Da ciò scaturisce anche la solidarietà degli uomini tra di loro (37).
Centrale deve essere il rispetto per la persona e l’inviolabilità della vita umana: qui alcuni laici sono direttamente chiamati in gioco, dai genitori, educatori, dottori, politici etc. Siamo in una cultura di morte, di grande potere scientifico e tecnologico per il quale è necessaria una coscienza morale. Va fatta propria la sfida della bioetica (38).
Va poi promossa e garantita la libertà religiosa dell’uomo (39).
La prima comunità di persone è la famiglia che ha un ruolo centrale nella società. (40).
Vi è poi il servizio della carità, anche nella forma del volontariato organizzato (41).
Ma la carità richiama la giustizia e dunque l’impegno politico che promuove il bene comune. Ciò va fatto con uno spirito di servizio e competenza che privilegia i poveri e gli ultimi secondo la dottrina sociale della chiesa, guidati dai pastori. Così vi è solidarietà vera che porterà anche la pace per la quale i laici devono impegnarsi (42).
Fondamentali sono i temi del lavoro, della destinazione dei beni della terra, della disoccupazione da sconfiggere, della competenza ed onestà nel lavoro, dell’ecologia (43).
Il tema della cultura che si presenta oggi come una urgenza pastorale: scuola, università, scienza, ricerca etc. hanno bisogno dell’impegno dei laici credenti. Ci vuole una “evangelizzazione della cultura” (Paolo VI). Per questo una via importante soni i mass-media (44).
 
TESTI PROPOSTI PER LA RIFLESSIONE
Comunione missionaria (32)
Riprendiamo l'immagine biblica della vite e dei tralci. Essa ci apre, in modo immediato e naturale, alla considerazione della fecondità e della vita. Radicati e vivificati dalla vite, i tralci sono chiamati a portare frutto: «Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui fa molto frutto» (Gv 15, 5). Portare frutto è un'esigenza essenziale della vita cristiana ed ecclesiale. Chi non porta frutto non rimane nella comunione: «Ogni tralcio che in me non porta frutto, (il Padre mio) lo toglie» (Gv 15, 2)…
…Ora la comunione genera comunione, e si configura essenzialmente come comunione missionaria. Gesù, infatti, dice ai suoi discepoli: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga» (Gv 15, 16)…
 
Annunciare il Vangelo (33)
I fedeli laici, proprio perché membri della Chiesa, hanno la vocazione e la missione di essere annunciatori del Vangelo: per quest'opera sono abilitati e impegnati dai sacramenti dell'iniziazione cristiana e dai doni dello Spirito Santo…
 
L'ora è venuta per intraprendere una nuova evangelizzazione (34)
…Ora i fedeli laici, in forza della loro partecipazione all'ufficio profetico di Cristo, sono pienamente coinvolti in questo compito della Chiesa. Ad essi tocca, in particolare, testimoniare come la fede cristiana costituisca l'unica risposta pienamente valida, più o meno coscientemente da tutti percepita e invocata, dei problemi e delle speranze che la vita pone  ad ogni uomo e ad ogni società. Ciò sarà possibile se i fedeli laici sapranno superare in se stessi la frattura tra il Vangelo e la vita, ricomponendo nella loro quotidiana attività in famiglia, sul lavoro e nella società, l'unità d'una vita che nel Vangelo trova ispirazione e forza per realizzarsi in pienezza…
…Sarà la sintesi vitale che i fedeli laici sapranno operare tra il Vangelo e i doveri quotidiani della vita la più splendida e convincente testimonianza che, non la paura, ma la ricerca e l'adesione a Cristo sono il fattore determinante perché l'uomo viva e cresca, e perché si costituiscano nuovi modi di vivere più conformi alla dignità umana…
 
Vivere il Vangelo servendo la persona e la società (36)
Accogliendo e annunciando il Vangelo nella forza dello Spirito la Chiesa diviene comunità evangelizzata ed evangelizzante e proprio per questo si fa serva degli uomini. In essa i fedeli laici partecipano alla missione di servire la persona e la società…
 
Promuovere la dignità della persona (37)
Riscoprire e far riscoprire la dignità inviolabile di ogni persona umana costituisce un compito essenziale, anzi, in un certo senso, il compito centrale e unificante del servizio che la Chiesa e, in essa, i fedeli laici sono chiamati a rendere alla famiglia degli uomini…
 
Venerare l'inviolabile diritto alla vita (38)
Il riconoscimento effettivo della dignità personale di ogni essere umano esige il rispetto, la difesa e la promozione dei diritti della persona umana. Si tratta di diritti naturali, universali e inviolabili: nessuno, né il singolo, né il gruppo, né l'autorità, né lo Stato, li può modificare né tanto meno li può eliminare, perché tali diritti provengono da Dio stesso.
Ora l'inviolabilità della persona, riflesso dell'assoluta inviolabilità di Dio stesso, trova la sua prima e fondamentale espressione nell'inviolabilità della vita umana. È del tutto falso e illusorio il comune discorso, che peraltro giustamente viene fatto, sui diritti umani - come ad esempio sul diritto alla salute, alla casa, al lavoro, alla famiglia e alla cultura – se non si difende con la massima risolutezza il diritto alla vita, quale diritto primo e fontale, condizione per tutti gli altri diritti della persona…
 
La famiglia, primo spazio per l'impegno sociale (40)
…La coppia e la famiglia costituiscono il primo spazio per l'impegno sociale dei fedeli laici. È un impegno che può essere assolto adeguatamente solo nella convinzione del valore unico e insostituibile della famiglia per lo sviluppo della società e della stessa Chiesa…
…L'impegno apostolico dei fedeli laici è anzitutto quello di rendere la famiglia cosciente della sua identità di primo nucleo sociale di base e del suo originale ruolo nella società, perché divenga essa stessa sempre più protagonista attiva e responsabile della propria crescita e della propria partecipazione alla vita sociale. In tal modo la famiglia potrà e dovrà esigere da tutti, a cominciare dalle autorità pubbliche, il rispetto di quei diritti che, salvando la famiglia, salvano la società stessa…
 
La carità anima e sostegno della solidarietà (41)
…La carità verso il prossimo, nelle forme antiche e sempre nuove delle opere di misericordia corporale e spirituale, rappresenta il contenuto più immediato, comune e abituale di quell'animazione cristiana dell'ordine temporale che costituisce l'impegno specifico dei fedeli laici….
…Proprio in questo contesto continuano a sorgere e a diffondersi, in particolare nelle società organizzate, varie forme di volontariato che si esprimono in una molteplicità di servizi e di opere. Se vissuto nella sua verità di servizio disinteressato al bene delle persone, specialmente le più bisognose e le più dimenticate dagli stessi servizi sociali, il volontariato deve dirsi una espressione importante di apostolato, nel quale i fedeli laici, uomini e donne, hanno un ruolo di primo piano.
 
Tutti destinatari e protagonisti della politica (42)
…Per animare cristianamente l'ordine temporale, nel senso detto di servire la persona e la società, i fedeli laici non possono affatto abdicare alla partecipazione alla «politica», ossia alla molteplice e varia azione economica, sociale, legislativa, amministrativa e culturale, destinata a promuovere organicamente e istituzionalmente il bene comune.
…Nello stesso tempo - e questo è sentito oggi come urgenza e responsabilità - i fedeli laici devono testimoniare quei valori umani ed evangelici che sono intimamente connessi con l'attività politica stessa, come la libertà e la giustizia, la solidarietà, la dedizione fedele e disinteressata al bene di tutti, lo stile semplice di vita, l'amore preferenziale per i poveri e gli ultimi. Ciò esige che i fedeli laici siano sempre più animati da una reale partecipazione alla vita della Chiesa e illuminati dalla sua  dottrina sociale. In questo potranno essere accompagnati e aiutati dalla vicinanza delle comunità cristiane e dei loro Pastori …
…Collaborando con tutti coloro che cercano veramente la pace e servendosi degli specifici organismi e istituzioni nazionali e internazionali, i fedeli laici devono promuovere un'opera educativa capillare destinata a sconfiggere l'imperante cultura dell'egoismo, dell'odio, della vendetta e dell'inimicizia e a sviluppare la cultura della solidarietà ad ogni livello…
 
Porre l'uomo al centro della vita economico-sociale (43)
Il servizio alla società da parte dei fedeli laici trova un suo momento essenziale nella questione economico-sociale, la cui chiave è data dall'organizzazione del lavoro…
…A tal fine i fedeli laici devono compiere il loro lavoro con competenza professionale, con onestà umana, con spirito cristiano,  come via della propria santificazione…
 
Evangelizzare la cultura e le culture dell'uomo (44)
…Di fronte allo sviluppo di una cultura che si configura dissociata non solo dalla fede cristiana, ma persino dagli stessi valori umani(163); come pure di fronte ad una certa cultura scientifica e tecnologica impotente nel dare risposta alla pressante domanda di verità e di bene che brucia nel cuore degli uomini, la Chiesa è pienamente consapevole dell'urgenza pastorale che alla cultura venga riservata un'attenzione del tutto speciale.
Per questo la Chiesa sollecita i fedeli laici ad essere presenti, all'insegna del coraggio e della creatività intellettuale, nei posti privilegiati della cultura, quali sono il mondo della scuola e dell'università, gli ambienti della ricerca scientifica e tecnica, i luoghi della creazione artistica e della riflessione umanistica.
…La via attualmente privilegiata per la creazione e per la trasmissione della cultura sono gli strumenti della comunicazione sociale(166). Anche il mondo dei mass-media, in seguito all'accelerato sviluppo innovativo e all'influsso insieme planetario e capillare sulla formazione della mentalità e del costume, rappresenta una nuova frontiera della missione della Chiesa. In particolare, la responsabilità professionale dei fedeli laici in questo campo, esercitata sia a titolo personale sia mediante iniziative ed istituzioni comunitarie, esige di essere riconosciuta in tutto il suo valore e sostenuta con più adeguate risorse materiali, intellettuali e pastorali…
 
Icone vocazionali di riferimento
Gv 1,35-39 (Giovanni Battista)
Gv 15,15 “Io sono la vite voi i tralci”
 
Sguardo d’insieme: Laici nel mondo, responsabili verso la storia: al seguito di Cristo nello stile di Don Bosco
I due testi biblici  che ci vengono segnalati, Gv 1,35-39 con la particolare attenzione sull’espressione “lo seguirono” e Gv 15,15 che riporta le parole di Gesù”Io sono la vite coi i tralci. Chi rimane in me e io in lui porta molto frutto sintetizzano l’intero camino della sequela del Signore, che dal suo nascere come dono cresce, attraverso la fedeltà costantemente confermata, fino alla massima espansione dei frutti di santità e di servizio per il Regno. Così è anche sul fronte delle altre chiamate che il Signore fa risuonare attraverso persone suscitate dallo Spirito per avviare nella Chiesa esperienze evangeliche connotate da particolari identità carismatiche e apostoliche. Così è per la Famiglia Salesiana di Don Bosco nell’insieme. Così è, nello specifico per i Salesiani Cooperatori. Crescita nella comunione a Cristo fino a “vivere come Lui, in Lui e di Lui e “ritornare” sempre a Don Bosco sono le espressioni concrete di una fedeltà che si rinnova e fruttifica. E’ ampio lo spettro della versatilità apostolica che Don Bosco presenta a chi lo segue per condividere con lui, sulla via della santità, la  passione del “da mihi animas”e l’ascesi del “cetera tolle”: l’educazione el’evangelizzazione dei giovani, il servizio alla persona e alla società, la cittadinanza responsabile come espressione di sensibilità politica, promozione della cultura.  

QUARTA TAPPA: TEMPO ORDINARIO
OGNI VITA E’ VOCAZIONE
 
APPROCCIO ALLA CHRISTIFIDELES LAICI
Sintesi della Parte IV: Gli operai della vigna del Signore: Buoni amministratori della multiforme grazia di Dio
Vi sono varie età in cui si risponde alla chiamata del Signore (45) i giovani sono la speranza della chiesa, sono i protagonisti dell’evangelizzazione (46). I bambini sono i prediletti (47). Gli anziani (48). Donne e uomini, ma in particolare si tratta del ruolo della donna da recuperare (49 e 50), con i suoi doni al femminile (51).
Ma anche gli uomini devono essere attivi nella pastorale, uomini e donne insieme danno la giusta ricchezza alla chiesa, anche come famiglia (52).
Anche i malati e i sofferenti sono chiamati a svolgere il loro ruolo nella chiesa, anche essi sono operai nella vigna del Signore (53).
Ci vuole poi una pastorale attenta al mondo della sofferenza, dell’handicap: c’è un vangelo della sofferenza da annunciare in un mondo che fugge e rifiuta il dolore (54).
In una chiesa comunione vi sono varie vocazioni, tralci uniti alla vite-Cristo, modi diversi di vivere l’unica dignità cristiana, tra questi la vita laicale. Tutti gli stati di vita sono finalizzati alla crescita della chiesa (55).
Varie sono poi le vocazioni nello stato di vita laicale: si sono molto affermati gli istituti secolari (56).
 
TESTI PROPOSTI PER LA RIFLESSIONE
 La varietà delle vocazioni (45)
 Giovani, bambini, anziani
 I giovani, speranza della Chiesa (46)
 
Il Sinodo ha voluto riservare un'attenzione particolare ai giovani. E giustamente. In tanti paesi del mondo, essi rappresentano la metà dell'intera popolazione e, spesso, la metà numerica dello stesso Popolo di Dio che in quei paesi vive. Già sotto questo aspetto i giovani costituiscono una forza eccezionale e sono una grande sfida per l'avvenire della Chiesa. Nei giovani, infatti, la Chiesa legge il suo camminare verso il futuro che l'attende e trova l'immagine e il richiamo di quella lieta giovinezza di cui lo Spirito di Cristo costantemente l'arricchisce. In questo senso il Concilio ha definito i giovani «speranza della Chiesa»…
…I giovani non devono essere considerati semplicemente come l'oggetto della sollecitudine pastorale della Chiesa: sono di fatto, e devono venire incoraggiati ad esserlo, soggetti attivi, protagonisti dell'evangelizzazione e artefici del rinnovamento sociale(170). La giovinezza è il tempo di una scoperta particolarmente intensa del proprio «io» e del proprio «progetto di vita», è il tempo di una crescita che deve avvenire «in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (Lc 2, 52).
Come hanno detto i Padri sinodali, «la sensibilità dei giovani percepisce profondamente i valori della giustizia, della non violenza e della pace. Il loro cuore è aperto alla fraternità, alla amicizia e alla solidarietà. Sono mobilitati al massimo per le cause che riguardano la qualità della vita e la conservazione della natura. Ma essi sono anche carichi di inquietudini, di delusioni, di angosce e paure del mondo, oltre che delle tentazioni proprie del loro stato».
La Chiesa deve rivivere l'amore di predilezione che Gesù ha testimoniato al giovane del Vangelo: «Gesù, fissatolo, lo amò» (Mc 10, 21). Per questo la Chiesa non si stanca di annunciare Gesù Cristo, di proclamare il suo Vangelo come l'unica e sovrabbondante risposta alle più radicali aspirazioni dei giovani, come la proposta forte ed esaltante di una sequela personale («vieni e seguimi» [Mc 10, 21]), che comporta la condivisione all'amore filiale di Gesù per il Padre e la partecipazione alla sua missione di salvezza per l'umanità…
 
I bambini e il regno dei cieli (47)
…Si deve riconoscere, inoltre, che anche nell'età dell'infanzia e della fanciullezza sono aperte preziose possibilità operative sia per l'edificazione della Chiesa che per l'umanizzazione della società…
 
Gli anziani e il dono della sapienza (48)
Alle persone anziane, spesso ingiustamente ritenute inutili se non addirittura d'insopportabile peso, ricordo che la Chiesa chiede e attende che esse abbiano a continuare la loro missione apostolica e missionaria, non solo possibile e doverosa anche a quest'età, ma da questa stessa età resa in qualche modo specifica e originale…
 
Donne e uomini (49)
Fondamenti antropologici e teologici (50)
Missione nella Chiesa e nel mondo (51)
Compresenza e collaborazione degli uomini e delle donne (52)
Non è mancata nell'aula sinodale la voce di quanti hanno espresso il timore che un'eccessiva insistenza portata sulla condizione e sul ruolo delle donne potesse sfociare in un'inaccettabile dimenticanza: quella, appunto, riguardante gli uomini. In realtà diverse situazioni ecclesiali devono lamentare l'assenza o la troppo scarsa presenza degli uomini, una parte dei quali abdica alle proprie responsabilità ecclesiali, lasciando che siano assolte soltanto dalle donne: così, ad esempio, la partecipazione alla preghiera liturgica in Chiesa, l'educazione e in particolare la catechesi ai propri figli e ad altri fanciulli, la presenza ad incontri religiosi e culturali, la collaborazione ad iniziative caritative e missionarie.
È allora da urgere pastoralmente la presenza coordinata degli uomini e delle donne perché sia resa più completa, armonica e ricca la partecipazione dei fedeli laici alla missione salvifica della Chiesa…
…Proprio per questo il modo più comune e capillare, e nello stesso tempo fondamentale, per assicurare questa presenza coordinata e armonica di uomini e di donne nella vita e nella missione della Chiesa, è l'esercizio dei compiti e delle responsabilità della coppia e della famiglia cristiana, nel quale traspare e si comunica la varietà delle diverse forme di amore e di vita: la forma coniugale, paterna e materna, filiale e fraterna…
 
Malati e sofferenti (53)
…A tutti e a ciascuno è rivolto l'appello del Signore: anche i malati sono mandati come operai nella sua vigna. Il peso, che affatica le membra del corpo e scuote la serenità dell'anima, lungi dal distoglierli dal lavorare nella vigna, li chiama a vivere la loro vocazione umana e cristiana ed a partecipare alla crescita del Regno di Dio in modalità nuove, anche più preziose…
 
Stati di vita e vocazioni (55) 
…Nella Chiesa-Comunione gli stati di vita sono tra loro così collegati da essere ordinati l'uno all'altro. Certamente comune, anzi unico è il loro significato profondo: quello di essere modalità secondo cui vivere l'eguale dignità cristiana e l'universale vocazione alla santità nella perfezione dell'amore. Sono modalità insieme diverse e complementari, sicché ciascuna di esse ha una sua originale e inconfondibile fisionomia e nello stesso tempo ciascuna di esse si pone in relazione alle altre e al loro servizio.
Così lo stato di vita laicale ha nell'indole secolare la sua specificità e realizza un servizio ecclesiale nel testimoniare e nel richiamare, a suo modo, ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose il significato che le realtà terrene e temporali hanno nel disegno salvifico di Dio. A sua volta il sacerdozio ministeriale rappresenta la permanente garanzia della presenza sacramentale, nei diversi tempi e luoghi, di Cristo Redentore. Lo stato religioso testimonia l'indole escatologica della Chiesa, ossia la sua tensione verso il Regno di Dio, che viene prefigurato e in qualche modo anticipato e pregustato dai voti di castità, povertà e obbedienza.
Tutti gli stati di vita, sia nel loro insieme sia ciascuno di essi in rapporto agli altri, sono al servizio della crescita della Chiesa, sono modalità diverse che si unificano profondamente nel «mistero di comunione» della Chiesa e che si coordinano dinamicamente nella sua unica missione.
In tal modo, l'unico e identico mistero della Chiesa rivela e rivive, nella diversità degli stati di vita e nella varietà delle vocazioni, l'infinita ricchezza del mistero di Gesù Cristo…
 
Icone vocazionali di riferimento
Lc 5,1-11 Chiamata di Pietro
Mt 5,13-16 “sale e luce”
 
Sguardo d’insieme: Laici nel mondo, responsabili verso la storia: ciascuno con la propria vocazione.
Ogni vocazione autentica è animata dalla legge evangelica della crescita, grazie allo Spirito che incrementa la santità e favorisce la fecondità della carità lungo la storia. Ogni membro della Chiesa è chiamato, in essa, a seguire Cristo. Secondo la parabola evangelica il “padrone di casa” chiama gli operai alla sua vigna nelle diverse ore della giornata. “Vieni e vedi” continua a dire Gesù ad ogni uomo, come un giorno disse ai due discepoli di Giovanni, in un’ora indimenticabile della loro esistenza: “venite e vedrete”. Ogni vocazione reca in sé, divenendo una esperienza di sequela di Gesù, la grazia di mobilitare inedite energie di bene, come potrà verificare Pietro in quella inaspettata pesca miracolosa, la mattina della sua chiamata ad essere apostolo (cfr. Lc 5,1-11), e di potere essere nel mondo “sale e luce” (cfr. Mt 5,13-16). La vocazione salesiana dei Salesiani Cooperatori è una originale maniera di vivere l’esperienza evangelica ispirandosi al  “cuore oratoriano” di Don Bosco”. Sono anzitutto consapevoli di essere beneficiari di un dono da parte dello Spirito e di essere, a loro volta, risonanza della sua voce che continua a chiamare. Ravvivare in sé e negli altri la memoria della chiamata ricevuta col battesimo è il compito dell’azione educativa. All’inizio del decennio pastorale che affronterà “la sfida educativa” e durante quest’anno 2010-2011 dichiarato  dall’ONU “anno internazionale della gioventù” è fondamentale fare riscoprire a tutti i livelli che la vita è una vocazione e una missione.       
 
QUINTA TAPPA: QUARESIMA
FISSARE LO SGUARDO SU GESU’
 
APPROCCIO ALLA CHRISTIFIDELES LAICI
Sintesi della Parte V: Perché portiate più frutto: la formazione dei Laici
L’immagine della vita richiama anche la necessità di dare frutto, per dare frutto è indispensabili rimanere uniti a Cristo, ma anche avere una formazione adeguata e seria che va loro offerta (57).
Ognuno deve scoprire la propria vocazione, qui il Signore può chiamare a tutte le ore (58).
Vita spirituale e vita secolare devono essere entrambe presenti bisogna evitare la frattura tra fede e vita. È necessario impegnarsi attivamente nella città terrena, pur avendo gli occhi rivolti a quella celeste. La fede deve diventare cultura (59).
Viene Richiamata perciò la formazione integrale dei laici, quella spirituale, quella dottrinale, culturale, la conoscenza della dottrina sociale della chiesa, anche in vista di un impegno politico, riservato solo ai fedeli laici. E’ necessaria anche una crescita nei valori umani (60).
In ciò Dio stesso è il primo grande educatore, poi la chiesa: in essa il papa, i vescovi locali, i parroci; va curata  la catechesi, e va tenuta presente la proposta di un catecumenato (61).
Scuola nativa è la famiglia cristiana e in essa i genitori sono i primi educatori dei  figli. Ogni atto famigliare può essere esperienza di chiesa. Altro luogo educativo sono le scuole e le università cattoliche e i centri di rinnovamento spirituale. Ci siano professori capaci e preparati per esempio e competenza. Importante è anche il ruolo educativo dei gruppi e delle associazioni, e dei movimenti (62).
Tutti hanno diritto di accedere alla formazione, perciò ci sia la formazione dei formatori, con una attenzione alla cultura locale. Chi è formato sia coerente con una continua auto-formazione (63).
 
TESTI PROPOSTI PER LA RIFLESSIONE
Maturare in continuità (57)
L'immagine evangelica della vite e dei tralci ci rivela un altro aspetto fondamentale della vita e della missione dei fedeli laici: la chiamata a crescere, a maturare in continuità, a portare sempre più frutto…
…La vitalità dei tralci è legata al loro rimanere radicati nella vite, che è Cristo Gesù: «Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla» (Gv 15, 5)…
 
Scoprire e vivere la propria vocazione e missione  (58)
La formazione dei fedeli laici ha come obiettivo fondamentale la scoperta sempre più chiara della propria vocazione e la disponibilità sempre più grande a viverla nel compimento della propria missione.
Dio chiama me e manda me come operaio nella sua vigna; chiama me e manda me a lavorare per l'avvento del suo Regno nella storia: questa vocazione e missione personale definisce la dignità e la responsabilità dell'intera opera formativa, ordinata al riconoscimento gioioso e grato di tale dignità e all'assolvimento fedele e generoso di tale responsabilità.
Infatti, Dio dall'eternità ha pensato a noi e ci ha amato come persone uniche e irripetibili, chiamando ciascuno di noi con il suo proprio nome, come il buon Pastore che «chiama le sue pecore per nome» (Gv 10, 3). Ma il piano eterno di Dio si rivela a ciascuno di noi solo nello sviluppo storico della nostra vita e delle sue vicende, e pertanto solo gradualmente: in un certo senso, di giorno in giorno…
 
Una formazione integrale da vivere in unità (59)
Nello scoprire e nel vivere la propria vocazione e missione, i fedeli laici devono essere formati a quell'unità di cui è segnato il loro stesso essere di membri della Chiesa e di cittadini della società umana.
Nella loro esistenza non possono esserci due vite parallele: da una parte, la vita cosiddetta «spirituale», con i suoi valori e con le sue esigenze; e dall'altra, la vita cosiddetta «secolare», ossia la vita di famiglia, di lavoro, dei rapporti sociali, dell'impegno politico e della cultura. Il tralcio, radicato nella vite che è Cristo, porta i suoi frutti in ogni settore dell'attività e dell'esistenza. Infatti, tutti i vari campi della vita laicale rientrano nel disegno di Dio, che li vuole come il «luogo storico» del rivelarsi e del realizzarsi della carità di Gesù Cristo a gloria del Padre e a servizio dei fratelli. Ogni attività, ogni situazione, ogni impegno concreto - come, ad esempio, la competenza e la solidarietà nel lavoro, l'amore e la dedizione nella famiglia e nell'educazione dei figli, il servizio sociale e politico, la proposta della verità nell'ambito della cultura - sono occasioni provvidenziali per un «continuo esercizio della fede, della speranza e della carità»…
 
Aspetti della formazione (60)
Entro questa sintesi di vita si situano i molteplici e coordinati aspetti della formazione integrale dei fedeli laici.
Non c'è dubbio che la formazione spirituale debba occupare un posto privilegiato nella vita di ciascuno, chiamato a crescere senza sosta nell'intimità con Gesù Cristo, nella conformità alla volontà del Padre, nella dedizione ai fratelli nella
carità e nella giustizia. Scrive il Concilio: «Questa vita d'intima unione con Cristo si alimenta nella Chiesa con gli aiuti spirituali, che sono comuni a tutti i fedeli, soprattutto con la partecipazione attiva alla sacra Liturgia, e questi aiuti i laici devono usarli in modo che, mentre compiono con rettitudine gli stessi doveri del mondo nelle condizioni ordinarie di vita, non separino dalla propria vita l'unione con Cristo, ma, svolgendo la propria attività secondo il volere divino, crescano  in essa».
Sempre più urgente si rivela oggi la formazione dottrinale dei fedeli laici, non solo per il naturale dinamismo di approfondimento della loro fede, ma anche per l'esigenza di «rendere ragione della speranza» che è in loro di fronte al mondo e ai suoi gravi e complessi problemi. Si rendono così assolutamente necessarie una sistematica azione di catechesi, da graduarsi in rapporto all'età e alle diverse situazioni di vita, e una più decisa promozione cristiana della cultura, come risposta agli eterni interrogativi che agitano l'uomo e la società d'oggi…
…E, infine, nel contesto della formazione integrale e unitaria dei fedeli laici, è particolarmente significativa per la loro azione missionaria e apostolica la personale crescita nei valori umani. Proprio in questo senso il Concilio ha scritto: «(i laici) facciano pure gran conto della competenza professionale, del senso della famiglia e del senso civico e di quelle virtù che riguardano i rapporti sociali, cioè la probità, lo spirito di giustizia, la sincerità, la cortesia, la fortezza d'animo, senza le quali non ci può essere neanche vera vita cristiana».
Nel maturare la sintesi organica della loro vita, che insieme è espressione dell'unità del loro essere e condizione per l'efficace compimento della loro missione, i fedeli laici saranno interiormente guidati e sostenuti dallo Spirito Santo, quale Spirito di unità e di pienezza di vita.
 
Collaboratori di Dio educatore (61)
Altri ambiti educativi (62)
Pure la famiglia cristiana, in quanto «Chiesa domestica», costituisce una scuola nativa e fondamentale per la formazione della fede: il padre e la madre ricevono dal sacramento del Matrimonio la grazia e il ministero dell'educazione cristiana nei riguardi dei figli, ai quali testimoniano e trasmettono insieme valori umani e valori religiosi. …
…Anche i gruppi, le associazioni e i movimenti hanno un loro posto nella formazione dei fedeli laici: hanno, infatti, la possibilità, ciascuno con i propri metodi, di offrire una formazione profondamente inserita nella stessa esperienza di vita apostolica, come pure hanno l'opportunità di integrare, concretizzare e specificare la formazione che i loro aderenti ricevono da altre persone e comunità.
 
La formazione reciprocamente ricevuta e donata da tutti (63)
…Di singolare importanza è la coscienza che l'opera formativa, mentre ricorre con intelligenza ai mezzi e ai metodi delle scienze umane, è tanto più efficace quanto più è disponibile alla azione di Dio: solo il tralcio che non teme di lasciarsi potare dal vignaiolo produce più frutto per sé e per gli altri.
 
Icone vocazionali di riferimento
Lc 19,1-10 Zaccheo
Gv 15,15 “Senza di me non potete far nulla”
 
Sguardo d’insieme: laici nel mondo, responsabili verso la storia, sempre illuminati dalla luce di Cristo.
Giovanni Battista, stando alla testimonianza del Vangelo di Giovanni, fissa lo sguardo sulla persona di Gesù  che passa. E’ uno sguardo che penetra nel mistero del Signore Gesù verso cui orienta anche lo sguardo di due dei suoi apostoli, lasciandoli liberi di seguire l’atteso Messia. Negli incontri di Gesù con la gente lo sguardo suo e quello degli interlocutori hanno il primato nella relazione comunicativa, tanto che Gesù, dove lo sguardo altrui è spento, lo accende restituendo la vista, e quando è annebbiato dall’incredulità lo orienta impegnandosi a purificare le intenzioni. Tra i tanti sguardi che si appuntano su Gesù c’è quello di Zaccheo che introduce un provvidenziale processo di rinnovamento radicale nell’essere e nell’agire, che culmina nell’incontrare lo sguardo di Gesù e nell’accogliere la sua persona prima ai piedi del sicomoro e poi nella sua casa. Anche la parabola del padrone che chiama gli operai a lavorare nella sua vigna ci comunica una immagine di Gesù che impegna il suo sguardo nel chiamare ogni uomo ad una profonda comunione con lui. Ogni vocazione è impegnata in un cammino di configurazione con Gesù nella certezza che Egli è il tesoro prezioso per cui convenga vendere tutto per venirne in possesso. La vita del chiamato ha bisogno di utilizzare tutte le esperienze che favoriscono la dimensione spirituale e la liberazione da tutto ciò che frena la passione apostolica. I salesiani Cooperatori sono costantemente vigili nell’interiorizzare gli elementi caratteristici dell’identità spirituale che Don Bosco ha trasmesso e  di acquisire le competenze che la missione giovanile richiede.  
 
SESTA TAPPA: TEMPO PASQUALE E MESE MARIANO
DA DISCEPOLI AD APOSTOLI
 
APPROCCIO ALLA CHRISTIFIDELES LAICI
Sintesi della conclusione: Appello e Preghiera
E’ necessario mantenere la coscienza ecclesiale di essere membri della chiesa di Gesù, della chiesa-comunione-mistero per un annuncio attuale che vede i laici in prima linea nel mondo.
Maria è esempio e modello, lei interceda per l’agire buono e responsabile dei laici nella chiesa (64).
 
TESTO PER LA PREGHIERA
Appello e preghiera (64)
Alla Vergine mi rivolgo al termine di questo documento post-sinodale, in unione con i Padri e i fedeli laici presenti al Sinodo e con tutti gli altri membri del Popolo di Dio. L'appello si fa preghiera.
O Vergine santissima, Madre di Cristo e Madre della Chiesa, con gioia e con ammirazione, ci uniamo al tuo Magnificat, al tuo canto di amore riconoscente.
Con Te rendiamo grazie a Dio, «la cui misericordia si stende di generazione in generazione», per la splendida vocazione e per la multiforme missione dei fedeli laici, chiamati per nome da Dio a vivere in comunione di amore e di santità con Lui e ad essere fraternamente uniti nella grande famiglia dei figli di Dio, mandati a irradiare la luce di Cristo e a comunicare il fuoco dello Spirito per mezzo della loro vita evangelica in tutto il mondo.
 Vergine del Magnificat, riempi i loro cuori di riconoscenza e di entusiasmo per questa vocazione e per questa missione.
Tu che sei stata, con umiltà e magnanimità, «la serva del Signore», donaci la tua stessa disponibilità per il servizio di Dio e per la salvezza del mondo.
Apri i nostri cuori alle immense prospettive del Regno di Dio e dell'annuncio del Vangelo ad ogni creatura.
Nel tuo cuore di madre sono sempre presenti i molti pericoli e i molti mali che schiacciano gli uomini e le donne del nostro tempo. Ma sono presenti anche le tante iniziative di bene, le grandi aspirazioni ai valori, i progressi compiuti nel produrre frutti abbondanti di salvezza.
Vergine coraggiosa, ispiraci forza d'animo e fiducia in Dio, perché sappiamo superare tutti gli ostacoli che incontriamo nel compimento della nostra missione.
Insegnaci a trattare le realtà del mondo con vivo senso di responsabilità cristiana e nella gioiosa speranza della venuta del Regno di Dio, dei nuovi cieli e della terra nuova.
Tu che insieme agli Apostoli in preghiera sei stata nel Cenacolo in attesa della venuta dello Spirito di Pentecoste, invoca la sua rinnovata effusione su tutti i fedeli laici, uomini e donne, perché corrispondano pienamente alla loro vocazione e missione, come tralci della vera vite, chiamati a portare molto frutto per la vita del mondo.
Vergine Madre, guidaci e sostienici perché viviamo sempre come autentici figli e figlie della Chiesa di tuo Figlio e possiamo contribuire a stabilire sulla terra la civiltà della verità e dell'amore, secondo il desiderio di Dio e per la sua gloria. Amen.
 
APPROCCIO AL DOCUMENTO DELLA CEI PER UN PAESE SOLIDALE. CHIESA ITALIANA E MEZZOGIORNO
Sintesi
«A vent’anni dalla pubblicazione del documento Sviluppo nella solidarietà. Chiesa italiana e Mezzogiorno, La Conferenza Episcopale Italiana ha voluto riprendere la riflessione sul cammino della solidarietà nel nostro Paese, con particolare attenzione al Meridione d’Italia e ai suoi problemi irrisolti, riproponendoli all’attenzione della comunità ecclesiale nazionale, nella convinzione degli ineludibili doveri della solidarietà sociale e della comunione ecclesiale […] alla luce dell’insegnamento del Vangelo e con spirito costruttivo di speranza.
I Vescovi sono tornati sull’argomento non solo per celebrare l’anniversario del documento, né in primo luogo per stilare un bilancio delle cose fatte o omesse, e neppure per registrare con ingenua soddisfazione la qualificata presenza delle strutture ecclesiali nella vita quotidiana della società meridionale, ma per intervenire in un dibattito che coinvolge tanti soggetti e ribadire la consapevolezza del dovere e della volontà della Chiesa di essere presente e solidale in ogni parte d’Italia, per promuovere un autentico sviluppo di tutto il Paese.
Nel 1989 sostennero: “il Paese non crescerà, se non insieme». Anche oggi ritengono  indispensabile che l’intera nazione conservi e accresca ciò che ha costruito nel tempo. Il bene comune, infatti, è molto più della somma del bene delle singole parti”».
Così inizia il nuovo documento dell’Episcopato Italiano sul Mezzogiorno, dal titolo “Per un paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno”, pubblicato nel mese di febbraio, a inizio quaresima 2010, e presentato a Napoli il 12 e 13 febbraio 2010. Non un documento celebrativo, né solo un resoconto relativo al già fatto, ma una riflessione articolata proiettata in avanti, per indicare percorsi sui quali è possibile impostare una politica di sviluppo finalizzato al bene comune di tutta la nazione.
Sono almeno tre le motivazioni più importanti che hanno spinto i vescovi italiani a scrivere un altra nota sulla questione del Mezzogiorno. In primo luogo «la constatazione del perdurare del problema meridionale, anche se non nelle medesime forme e proporzioni del passato»; in seconda istanza «il compito pastorale e la responsabilità morale per le Chiese che sono in Italia»; da ultimo «la consapevolezza della travagliata fase economica che anche il nostro Paese sta attraversando». Ma ciò non basta. Ci sono altri fenomeni che sono nel frattempo intervenuti a complicare la situazione italiana.
Scrivono i vescovi: «Questi fattori si coniugano con una trasformazione politico-istituzionale, che ha nel federalismo un punto nevralgico, e con un’evoluzione socio-culturale, in cui si combinano il crescente pluralismo delle opzioni ideali ed etiche e l’inserimento di nuove presenze etnico-religiose per effetto dei fenomeni migratori. Non si può, infine, tralasciare la trasformazione della religiosità degli italiani che, pur conservando un carattere popolare, fortemente radicato soprattutto nel Sud, conosce processi di erosione per effetto di correnti di secolarizzazione. Affrontare la questione meridionale diventa in tale maniera un modo per dire una parola incisiva sull’Italia di oggi e sul cammino delle nostre Chiese».(1)
“Ci rendiamo conto di trovarci in una congiuntura di radicali e incalzanti mutamenti. Molti di essi non saranno positivi per il Mezzogiorno, se esso non reagirà adeguatamente e non li trasformerà in opportunità. Potrebbero, infatti, acuirsi antiche debolezze e approfondirsi limiti radicati, che rischiano di isolare il Mezzogiorno tagliandolo fuori dai processi di sviluppo”. (2)
“La condivisione è il valore su cui, prioritariamente, vogliamo puntare. E’ un valore che ci è singolarmente congeniale; infatti trova origine e compimento nell’Eucarestia che, come discepoli del Signore, non possiamo disattendere nella sua esemplarità”. Questo richiamo sia per tutti un obbligo morale, un imperativo categorico da realizzare al più presto. (3)
Parlando poi del federalismo i vescovi ritengono che «la corretta applicazione del federalismo fiscale non sarà sufficiente a porre rimedio al divario nel livello dei redditi, nell’occupazione, nelle dotazioni produttive, infrastrutturali e civili». Sul piano nazionale, per la Cei, «sarà necessario un sistema integrato di investimenti pubblici e privati, con un’attenzione verso le infrastrutture, la lotta alla criminalità e l’integrazione sociale».
Alla luce anche delle recenti indicazioni dell’ultima enciclica di Benedetto XVI “Caritas in veritate”, per la Chiesa italiana «l’impegno dello Stato deve rimanere intatto nei confronti dei diritti fondamentali delle persone, perequando le risorse, per evitare che si creino di fatto diritti di cittadinanza differenziati a seconda dell’appartenenza regionale». Come a dire che il federalismo non significa regionalismo, o particolarismo territoriale, ma che bisogna coniugare sussidiarietà e solidarietà, come dicono gli stessi vescovi quando affermano che  l’imminente ricorrenza del 150° anniversario dell’unità nazionale «ci ricorda che la solidarietà, unita alla sussidiarietà, è una grande ricchezza per tutti gli italiani, oltre che un beneficio e un valore per l’intera Europa».
In definitiva «un Mezzogiorno umiliato, sostengono con coraggio i vescovi, impoverisce e rende più piccola tutta l’Italia». Di conseguenza, propone la Cei, «per non perpetuare un approccio assistenzialistico alle difficoltà del Meridione occorre promuovere la necessaria solidarietà nazionale e lo scambio di uomini, idee e risorse tra le diverse parti del Paese».
«La prospettiva di “riarticolare” l’assetto del Paese in senso federale costituirebbe una sconfitta per tutti, se il federalismo accentuasse la distanza tra le diverse parti d’Italia. Potrebbe, invece, rappresentare un passo verso una democrazia sostanziale, se riuscisse a contemperare il riconoscimento al merito di chi opera con dedizione e correttezza all’interno di un “gioco di squadra”» (8).
Balza agli occhi la forte denuncia dei vescovi nei confronti della mafia, considerata una delle “piaghe più profonde e durature” del Sud. Un vero e proprio “cancro”. I vescovi sono convinti che «Non è possibile mobilitare il Mezzogiorno senza che esso si liberi da quelle catene che non gli permettono di sprigionare le proprie energie», denuncia il documento. Esso stigmatizza le mafie perché «avvelenano la vita sociale, pervertono la mente e il cuore di tanti giovani, soffocano l’economia, deformano il volto autentico del Sud».
«La criminalità organizzata – continuano i vescovi - non può e non deve dettare i tempi e i ritmi dell’economia e della politica meridionali, diventando il luogo privilegiato di ogni tipo di intermediazione e mettendo in crisi il sistema democratico del Paese, perché il controllo malavitoso del territorio porta di fatto a una forte limitazione, se non addirittura all’esautoramento, dell’autorità dello Stato e degli enti pubblici, favorendo l’incremento della corruzione, della collusione e della concussione, alterando il mercato del lavoro, manipolando gli appalti, interferendo nelle scelte urbanistiche e nel sistema delle autorizzazioni e concessioni, contaminando così l’intero territorio nazionale».
«Le organizzazioni mafiose – secondo l’analisi della Cei - hanno sviluppato attività economiche, mantenendo al contempo ben collaudate forme arcaiche e violente di controllo sul territorio e sulla società». (9)
Tra i problemi affrontati c’è la disoccupazione. Essa «tocca in modo preoccupante i giovani e si riflette sulla famiglia, cellula fondamentale della società»...
«Si deve onorare il principio di “sussidiarietà” e puntare sulla formazione professionale. I giovani del Meridione non devono sentirsi condannati a una perenne precarietà che ne penalizza la crescita umana e lavorativa» (10)
Una risposta significativa da sostenere è l’associazionismo giovanile. «Sono soprattutto i giovani ad aver ritrovato il gusto dell’associazionismo – tuttora particolarmente vivace in queste regioni – dando vita a esperienze di volontariato e a reti di solidarietà, non volendo più sentirsi vittime della rassegnazione, della violenza e dello sfruttamento» (11).
E’ urgente l’impegno di rigenerare l’educazione: «Una cultura del bene comune, della cittadinanza, del diritto, della buona amministrazione e della sana impresa nel rifiuto dell’illegalità: sono i capisaldi che attendono di essere sostenuti e promossi all’interno di un grande progetto educativo» (16).
«E’ necessario impegnarsi in una nuova proposta educativa, rigenerando e riordinando gli ambiti in cui ci si spende per l’educazione e la formazione dei giovani» (17).
Giova ricordare i testimoni. Tra i tanti viene ricordato Don Pino Pugliesi. «Egli seppe magistralmente coniugare, soprattutto nell’impegno educativo tra i giovani, le due istanze fondamentali dell’evangelizzazione e della promozione umana»» (18).
Cambiare è possibile. I Vescovi rivolgono  un invito alla speranze alle comunità ecclesiali del Paese, in particolare del Mezzogiorno e a tutti gli uomini di buona volontà. Contro ogni tentazione di torpore e di inerzia, abbiamo il dovere di annunciare che i cambiamenti sono possibili. Non si tratta di ipotizzare scenari politici diversi, quanto, piuttosto, di sostituire alla logica del potere e del benessere la pratica della condivisione nella sobrietà e solidarietà (19).
Come si vede si tratta di un documento che scuote le coscienze, provoca la chiesa a farsi promotrice di una cultura e di un’azione sociale finalizzata a creare una mentalità cooperativistica; interroga la politica perchè eviti di perseguire logiche clientelari, ma che ispiri i propri progetti al bene comune; mette in campo le energie vitale della società civile, chiamata a farsi protagonista dello sviluppo e del cambiamento e a non restare spettatrice anonima di giochi di potere intessuti altrove; e in fine chiama ad una maggiore impegno e responsabilità  gli operatori economici a vario livello –  imprenditoria, turismo, banche – per promuovere un’economia non basata sul solo profitto, ma sulla produzione di una ricchezza che abbia un forte impatto sociale sul territorio, con particolare attenzione   ai giovani.
TESTI PROPOSTI PER LA RIFLESSIONE
15. Condivisione ecclesiale
Nello scambio tra le Chiese va promosso ogni impegno a superare le chiusure prodotte da inerzie e stanchezze, da una prassi pastorale ripetitiva, per giovarsi delle reciproche ricchezze, sperimentando la bellezza di essere Chiese con qualità e beni spirituali differenti, che attendono di poter donare e ricevere quanto il Signore ha suscitato e fatto crescere in ciascuna di esse.
 
16. Le sfide culturali
Cultura del bene comune, della cittadinanza, del diritto, della buona amministrazione e della sana impresa nel rifiuto dell’illegalità: sono i capisaldi che attendono di essere sostenuti e promossi all’interno di un grande progetto educativo. La Chiesa deve alimentare costantemente le risorse umane e spirituali da investire in tale cultura per promuovere il ruolo attivo dei credenti nella società. Infatti «per la Chiesa il messaggio sociale del Vangelo non deve essere considerato una teoria, ma prima di tutto un fondamento e una motivazione per l’azione» Cultura del bene comune, della cittadinanza, del diritto, della buona amministrazione e della sana impresa nel rifiuto dell’illegalità: sono i capisaldi che attendono di essere sostenuti e promossi all’interno di un grande progetto educativo. La Chiesa deve alimentare costantemente le risorse umane e spirituali da investire in tale cultura per promuovere il ruolo attivo dei credenti nella società. Infatti «per la Chiesa il messaggio sociale del Vangelo non deve essere considerato una teoria, ma prima di tutto un fondamento e una motivazione per l’azione».
 
19. Un invito…(al coraggio e alla speranza)
Giunti alla conclusione, noi Vescovi rivolgiamo un invito alla speranza alle comunità ecclesiali del Paese, in particolare del Mezzogiorno, e a tutti gli uomini di buona volontà. Contro ogni tentazione di torpore e di inerzia, abbiamo il dovere di annunciare che i cambiamenti sono possibili. Non si tratta di ipotizzare scenari politici diversi, quanto, piuttosto, di sostituire alla logica del potere e del benessere la pratica della condivisione radicata nella sobrietà e nella solidarietà.
Proprio per dare ragione della speranza che ci guida, noi, Pastori del gregge di Cristo, ci siamo fatti carico di una valutazione della situazione sociale ed ecclesiale che caratterizza oggi, tra luci e ombre, la condizione delle genti del Sud. La consolazione che ci viene dalle Scritture (cfr Rm 15,4) e la consapevolezza di essere Chiesa ci donano, nonostante tutto, uno sguardo fiducioso, perché siamo certi che Dio ha a cuore progetti di vita e di crescita per tutti. Sappiamo anche che l’amore di Cristo ci spinge a ricercare il bene comune, nel rispetto della dignità di ogni persona, senza cedere a paure ed egoismi che alimentano miopi interessi di parte e mortificano la nostra tradizione solidaristica.
Vorremmo consegnarvi quel tesoro di speranza e di carità che è già all’opera per la potenza dello Spirito nelle nostre Chiese, contrassegnate da una ricchezza di umanità e di ingegno, cui deve corrispondere una rinnovata volontà di dedizione e un più convinto impegno. Sono risorse preziose, che stenteranno a sprigionarsi fino a quando gli uomini e le donne del Sud non comprenderanno che non possono attendere da altri ciò che dipende da loro e che va contrastata ogni forma di rassegnazione e fatalismo. Una mentalità inoperosa e rinunciataria può rivelarsi un ostacolo insormontabile allo sviluppo, più dannoso della mancanza di risorse economiche e di strutture adeguate.
Per le comunità cristiane e per i singoli fedeli un atteggiamento costruttivo rappresenta lo spazio spirituale entro cui progettare e attivare ogni iniziativa pastorale per crescere nella speranza. Svelare la verità di un disordine abilmente celato e saturo di complicità, far conoscere la sofferenza degli emarginati e degli indifesi, annunciando ai poveri, in nome di Dio e della sua giustizia, che un mutamento è possibile, è uno stile profetico che educa a sperare. Occorre però che il senso cristiano della vita diventi fermento e anima di una società riscattata da ritardi e ingiustizie, capace di stare al passo del cammino economico, sociale e culturale del Paese intero.
Ci rivolgiamo, perciò, alle comunità ecclesiali italiane, affinché accrescano la coscienza condivisa della responsabilità di tutti nei confronti di ciascuno e di ciascuno nei confronti di tutti. Consapevoli che la pratica della solidarietà, lungi dall’impoverire, arricchisce e moltiplica, dobbiamo adoperarci perché chi è rimasto indietro si adegui al passo degli altri. Il nostro non è un ottimismo di facciata, ma una speranza radicata nel segno sacramentale dell’Eucaristia. La predicazione profetica di Gesù suscitava stupore perché annunciava un’esistenza degna, diversa, rinnovata, una moralità più giusta e praticabile, attivando energie altrimenti trascurate e sprecate, innescando l’attesa di una trasformazione possibile.
 
Icone vocazionali di riferimento
Gv 21,15-19 Pietro
Atti 1,12-14 Maria nel cenacolo
 
Sguardo d’insieme: laici nel mondo, responsabili verso la storia, solidali col Sud  del proprio Paese e con tutti i “sud” del mondo.
La vocazione di ogni membro della Chiesa alla vita cristiana ed ogni altra chiamata specifica alla vita evangelica sulle orme di testimoni particolari arricchiti dallo Spirito Santo di speciali  doni carismatici e concrete modalità operative a servizio della carità di Cristo Buon Pastore, devono necessariamente rivivere le disposizioni d’animo che ci presentano i brani scritturistici proposti da questa tappa. Nell’esperienza dei Salesiani Cooperatori è prassi ordinaria, come per Don Bosco, comunicare ai giovani la gioia della propria scelta di vita, come fa Andrea col fratello Simon Pietro. E’ nella logica del “da mihi animas” e del “cetera tolle”  persistere e crescere nell’amore di Cristo come l’apostolo Pietro. In perfetta sintonia con la persuasione degli apostoli circa la centralità di Maria nella prima comunità ecclesiale nata a Pentecoste, la Vergine Ausiliatrice è ritenuta nell’esperienza salesiana la maestra e la guida.
 

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