Nell’animo dei discepoli, al dolore per la morte di don Bosco si unisce un senso di smarrimento per il venir meno di una figura di riferimento forte e rassicurante. Questi sentimenti diffusi nella famiglia salesiana spingono don Rua, consapevole della responsabilità che gli incombe, a tenerne viva la memoria fissandone in sintesi essenziali i tratti su tre principali direttrici: (1) l’opera da continuare e potenziare; (2) il modello da imitare; (3) gli insegnamenti da assimilare.
Così anche nelle celebrazioni anniversarie degli anni successivi, pur adottando lo stile retorico di circostanza, si punterà sempre su quest’obiettivo. Vediamo, ad esempio, quanto scrive il redattore del Bollettino Salesiano nel gennaio 1890, collegando esplicitamente la festa di san Francesco di Sales con l’anniversario di morte di don Bosco:
L'una e l'altra solennità furono e sono per noi piene dei più grandi ricordi. San Francesco di Sales fu il modello di Don Bosco: la dolcezza di cuore, l'amore a Dio ed alle anime, la padronanza di se stesso in ogni occasione, la compostezza mirabile della persona, la vita socievole, benigna, paziente, tutto a tutti, senz'ombra di austerità che agli altri fosse di peso, sì da rendere amabile la virtù a chiunque lo avvicinasse, tutto egli aveva ricopiato dal Sales. […]
Oh! caro D. Bosco; la memoria di te, delle tue virtù, dei tuoi benefizi, del tuo amore non si scancellerà mai dalle anime nostre. Il dolore che provammo nel venir divisi da te sarà un potente stimolo per seguire sempre i tuoi consigli, i tuoi precetti.[1]
L’operazione di riflessione e di focalizzazione è sentita e attuata da don Rua con accentuazioni tematiche, con progressive messe a punto, con scelte strategiche e tattiche e con decisioni operative, che avranno un influsso determinante per il consolidamento dell’opera e la progressiva definizione dell’identità salesiana.






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